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 “Vino nuovo in otri nuovi”: un nuovo cammino per l’AC diocesana

di Franca Giancola

Domenica 4 ottobre, nel giorno in cui la Chiesa celebra San Francesco d’Assisi e in prossimità dell’apertura del Congresso Eucaristico Diocesano, ha preso il via il nuovo anno associativo 2026-27 dal tema “Vino nuovo in otri nuovi” (Mc.  2,18-22). Una coincidenza carica di significato, auspicio di un percorso nel segno della fede, della fraternità e della novità.

La figura di San Francesco, come ha evidenziato il nostro Vescovo Michele, ci ricorda che ogni autentico rinnovamento nasce da un cuore capace di lasciarsi trasformare e di tradurre la fede in scelte concrete di condivisione e di servizio. Un richiamo particolarmente significativo mentre ci prepariamo a vivere il Congresso Eucaristico, per ritrovare nell’Eucaristia la sorgente della nostra vita comunitaria.

A dare ulteriore profondità all’incontro è stata la meditazione sul brano evangelico, proposta da don Lorenzo Conti, Assistente per il Settore Adulti, che ci ha aiutato a entrare nel significato di quella “novità” alla quale il Vangelo ci invita. Una novità che non è semplice cambiamento, ma disponibilità a lasciarsi rinnovare interiormente per accogliere ciò che il Signore continua a generare nella vita personale e comunitaria.

L’otre nuovo è il cristiano battezzato, chiamato a lasciarsi rinnovare ogni giorno dalla grazia e dall’incontro con Cristo; il vino nuovo è Cristo stesso, la vita nuova che Egli dona che siamo esortati ad accogliere.

Non si tratta, dunque, di un semplice cambiamento esteriore, ma di una trasformazione del cuore: lasciarsi abitare dalla presenza di Cristo per diventare persone nuove, capaci di vivere la fede nella fraternità, nel servizio e nella corresponsabilità. È questo il rinnovamento a cui siamo chiamati all’inizio del nuovo anno associativo: essere otri nuovi, disponibili ad accogliere Cristo, vino nuovo, perché la sua presenza possa generare vita nelle nostre comunità e farsi speranza concreta nel territorio.

È proprio a partire da questa consapevolezza che don Daniele Formisani, Assistente unitario, ci ha accompagnati in una riflessione sul verbo “generare”, parola chiave per il cammino che ci attende. Generare significa dare vita, far nascere, prendersi cura di ciò che cresce. È un verbo che interpella ciascuno di noi e ci chiede non solo che cosa riceviamo, ma soprattutto che cosa siamo capaci di generare nella vita delle nostre comunità e nel territorio che abitiamo. Questa azione si declina in quattro dimensioni fondamentali.

La prima è la fede, radice di ogni autentico generare. È dalla relazione con Cristo che nasce la capacità di guardare la realtà con occhi nuovi e di trasformare la fede ricevuta in testimonianza, servizio e vita condivisa. Una fede che non rimane chiusa nell’interiorità, ma diventa presenza e responsabilità nella vita quotidiana.

La seconda è la corresponsabilità. Generare significa sentirsi parte di una comunità, riconoscendo che ciascuno può offrire il proprio contributo. Non semplici destinatari di un cammino, dunque, ma persone che partecipano, mettono in gioco i propri doni e costruiscono insieme.

La terza è la speranza nel territorio. Generare speranza significa abitare i luoghi in cui viviamo con uno sguardo capace di riconoscere non solo le fragilità, ma anche le possibilità. Significa esserci, incontrare le persone, ascoltare i bisogni e contribuire, con piccoli gesti concreti, a costruire un futuro diverso.

Infine, le relazioni autentiche contro la cultura dello scarto. Generare significa fare spazio all’altro, soprattutto a chi rischia di essere lasciato ai margini. In una società nella quale tante persone possono sentirsi invisibili o non necessarie, una relazione autentica diventa accoglienza, ascolto, cura e riconoscimento della dignità di ciascuno.

I quattro aspetti si intrecciano e ci riportano al cuore del tema che accompagnerà il nostro anno: Cristo è il vino nuovo che siamo chiamati ad accogliere; noi siamo gli otri nuovi chiamati a custodirlo e a lasciarlo diventare vita concreta. Ricevere questo dono significa permettere al Vangelo di mettere radici nella nostra vita e di portare frutto attorno a noi.

In questo contesto particolare cura è stata dedicata alla presentazione degli itinerari formativi dei responsabili di settore, che hanno delineato i percorsi di crescita e di impegno per i prossimi mesi. Si è cominciato con il cammino degli adulti che invita a lasciarsi incontrare dalla Parola di Dio per leggerla dentro la propria esperienza e tradurla nella quotidianità per diventare persone credibili in grado di vivere ciò che ascoltano, lasciando che la Parola plasmi la vita e la renda testimonianza concreta del Vangelo.

A seguire, è stato presentato il percorso dedicato a giovani e giovanissimi. Un cammino che sollecita a guardare con cura alle piazze e alle strade che i giovani frequentano, riconoscendole come luoghi nei quali incontrare persone, storie e vissuti. È nella quotidianità, nelle relazioni e negli incontri che i giovani costruiscono percorsi di crescita e di protagonismo, spinti dal desiderio di cercare la novità, di sperimentare strade nuove e di dare forma al proprio futuro.

Infine, è stato presentato l’itinerario dell’ACR che, attraverso la metafora del fumetto, invita bambini e ragazzi a scoprire il proprio tratto unico e distintivo, a raccontare la propria storia e a rileggerla alla luce della Parola e dell’incontro con Gesù.

La preghiera di affidamento a Maria, il canto finale “Ecco il nostro si” hanno concluso l’incontro con lo sguardo rivolto al futuro, verso il 160° anniversario dell’Azione Cattolica, chiamati a custodire una storia lunga e feconda e, allo stesso tempo, a continuare a generare vita nuova nelle nostre comunità, nella Chiesa e nel territorio.