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V GIORNATA PER LE VITTIME DI ABUSI: TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA DI MONS. FUSCO – L’INVITO ALLA SPERANZA E ALLA CONVERSIONE

Nella serata di venerdì 14 novembre 2025, la Diocesi di Sulmona-Valva ha celebrato la V Giornata Nazionale di Preghiera per le Vittime e i Sopravvissuti agli Abusi nella Chiesa. Presiedendo la Santa Messa presso la Cattedrale di S. Panfilo, S.E. Mons. Michele Fusco ha incentrato la sua omelia sul tema “Rispetto. Generare relazioni autentiche”, sottolineando l’invito di Gesù a non perdere gli insegnamenti del passato per non incorrere negli stessi errori e ad alzare il capo con speranza verso la liberazione. Il Vescovo ha richiamato l’impegno della Chiesa a combattere questo male, citando le parole di Papa Francesco sulla necessità di affrontare il fenomeno con la massima serietà e di dotarsi di strumenti di prevenzione e cura, ribadendo infine la sofferenza e la gratitudine per la stragrande maggioranza di sacerdoti e operatori pastorali fedeli al loro ministero.
 
TESTO DELL’OMELIA…
 

14.11.25 omelia cattedrale Vittime di abusi – Tutela dei minori

Sap 13,1-9   Lc 17,26-37

“Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. Parole, queste di Gesù, che ci donano speranza nel proiettarci verso il futuro. Gesù richiama alla memoria avvenimenti del passato e lontani: Noè, Lot, il diluvio, Sodoma, tutto ciò per scuotere la coscienza delle persone del suo tempo. Ricorda il passato per correggere e indicare una strada da percorrere per non cadere negli stessi errori. Un invito alla conversione. Al tempo di Noè vi era una vita ordinaria, ma anche allora vi erano uomini malvagi, che non seguivano la strada del Signore, non seguivano la Parola di Dio. Gesù ci invita a non perdere gli insegnamenti del passato, quello che la storia ci insegna per non incorrere negli stessi errori. La preghiera, che oggi rivolgiamo al Signore è il primo rifiuto del male e fa uscire dalla sottile persuasione per cui non vale la pena fare qualcosa. Nel suo discorso il 24 febbraio Papa Francesco ha osservato che nella Chiesa «è cresciuta la consapevolezza di dovere non solo cercare di arginare gli abusi gravissimi con misure disciplinari e processi civili e canonici, ma anche affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa. Essa si sente chiamata a combattere questo male che tocca il centro della sua missione: annunciare il Vangelo ai piccoli e proteggerli dai lupi voraci. L’obiettivo è “quello di ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori abusati, sfruttati e dimenticati, ovunque essi siano”. E per raggiungere tale fine, la Chiesa “deve sollevarsi al di sopra di tutte le polemiche ideologiche e le politiche giornalistiche che spesso strumentalizzano, per vari interessi, gli stessi drammi vissuti dai piccoli”. È giunta l’ora di trovare il giusto equilibrio di tutti i valori in gioco e dare direttive uniformi per la Chiesa, evitando i due estremi di un giustizialismo, provocato dal senso di colpa per gli errori passati e dalla pressione del mondo mediatico, e di una autodifesa che non affronta le cause e le conseguenze di questi gravi delitti». In questo tempo la Chiesa si è dotata di una Pontificia commissione per la tutela dei minori, di seguito ogni conferenza episcopale nazionale e diocesana ha istituito un servizio per la tutela, da qui tante iniziative a sostegno dei minori e delle persone vulnerabili. Anche la nostra diocesi ha un servizio efficiente che continua soprattutto a percorrere le strade della formazione, prevenzione e della cura. Occorre riconoscere che la gravità della piaga degli abusi sessuali sui minori è un fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società. Essa è diventata oggetto di studi sistematici, grazie al cambiamento della sensibilità dell’opinione pubblica su un problema in passato considerato tabù. La prima verità che emerge dai dati disponibili è che chi commette gli abusi, ossia le violenze (fisiche, sessuali o emotive) sono soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori. Teatro di violenze non è solo l’ambiente domestico, ma anche quello del quartiere, della scuola, dello sport e, purtroppo, anche quello ecclesiale. Emerge anche che lo sviluppo del web e dei mezzi di comunicazione ha contribuito a far crescere notevolmente i casi di abusi e violenze perpetrati on line. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica. Il consacrato, l’operatore pastorale, scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia, diventando così uno strumento di satana. Negli abusi noi vediamo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei bambini. Non ci sono spiegazioni sufficienti per questi abusi specie nei confronti dei bambini. Papa Francesco afferma: «Vorrei qui ribadire chiaramente che se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà». In questi anni si è fatto soprattutto all’interno della Chiesa Cattolica, nelle diocesi, tra gli ordini religiosi, nei gruppi, nelle associazioni e nelle Parrocchie un bel cammino, di consapevolezza, adottando strumenti adeguati alla prevenzione, organizzando alleanze educative, formando gli operatori, attraverso delle linee giuda, sussidi e strumenti per contrastare tale fenomeno. Concludo con un sincero ringraziamento a tuti i sacerdoti, i consacrati, gli operatori pastorali che con fedeltà e dedizione sono impegnati nel servire il Signore e la comunità cristiana, i quali si sentono disonorati e screditati dai comportamenti vergognosi di alcuni confratelli e collaboratori. Tutti soffriamo e portiamo le conseguenze della loro infedeltà: «Ringrazio la stragrande maggioranza dei sacerdoti che non solo sono fedeli al loro celibato, ma si spendono in un ministero reso oggi ancora più difficile dagli scandali di pochi (ma sempre troppi) loro confratelli. E grazie anche ai fedeli che ben conoscono i loro bravi pastori e continuano a pregare per loro e a sostenerli». Se ci manteniamo uniti al Signore, con una vita spirituale sempre forte, col il nostro sguardo rivolto verso il Signore e nell’amore ai fratelli sapremo testimoniare con la nostra vita la bellezza di essere parte del Regno di Dio.