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«UN SOLO PANE, UN SOLO CORPO»: LA SFIDA DEL VESCOVO MICHELE PER UNA CHIESA UMILE E SINODALE

Non è stata solo la celebrazione di una ricorrenza, ma la consegna di una vera e propria “mappa” spirituale per il futuro. In occasione dell’VIII anniversario del suo ingresso nella Diocesi di Sulmona-Valva, S.E. Mons. Michele Fusco ha pronunciato in Cattedrale un’omelia intensa, che traccia un bilancio sapiente degli anni trascorsi e apre, con audacia, la porta alla prossima tappa del cammino comunitario: il Congresso Eucaristico Diocesano.

Prendendo le mosse dall’invito biblico al «ricordo» del cammino percorso, il Vescovo ha saputo intrecciare la memoria delle grazie ricevute — dal percorso sinodale alla recente Visita Pastorale — con l’urgenza di una conversione profonda. Al centro della riflessione, la potenza trasformatrice dell’Eucaristia: non un rito statico, ma il luogo dove l’«io» deve cedere il passo al «noi» per ricomporre un Corpo di Cristo troppo spesso lacerato da personalismi e logiche di potere.

Dall’appello contro le “polarizzazioni ideologiche” al sogno di una «Chiesa bella» perché umile e capace di lavare i piedi ai fratelli, le parole di Mons. Fusco risuonano come un invito a non essere «viaggiatori solitari», ma tessitori di unità sotto la guida dello Spirito.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell’omelia.

Omelia 04.02.26 Cattedrale Sulmona

“Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi anni”. Queste le parole che Mosè rivolge al popolo. Parole che stasera il Signore rivolge a tutti noi.

Ricordati del cammino che il Signore ci ha fatto percorrere in questi ultimi anni insieme a tutta la Chiesa nel percorso Sinodale, ricordati dell’Anno Giubilare che ci ha visti Pellegrini di Speranza e della Visita Pastorale conclusa lo scorso anno. Riporta alla memoria le tante occasioni di Grazia che il Signore ci ha fatto vivere. Quante volte ci ha sostenuti, ci ha accarezzati col suo amore di Padre, come pure ci è stato accanto attraverso le prove della vita.

Ora in questo tempo favorevole, dopo il cammino Sinodale, come i Santi Magi vogliamo contemplare e adorare il Signore Gesù vivo e prepararci a celebrare il Congresso Eucaristico Diocesano.

Vogliamo, come Chiesa di Sulmona – Valva, rispondere ancora una volta e con maggior consapevolezza, all’invito che Gesù ha rivolto in quell’ultima cena, prima della Passione, ai suoi discepoli: Prendete e mangiatene tutti. Un invito che esprime il desiderio della Santissima Trinità di sedere alla stessa mensa, di condividere la stessa vita divina, di vivere con tutti noi il suo mistero d’amore.   

Gesù in quella prima eucarestia prefigurava quello che avrebbe vissuto sulla croce, sintetizza in quel gesto il significato pieno della sua vita: il dono di sé per tutti. Unendo in modo inscindibile quell’ultima cena con la sua morte di croce e resurrezione, come un unico atto salvifico.

La Chiesa dopo duemila anni si ritrova intorno alla mensa fraterna per celebrare il memoriale della morte e resurrezione del Signore che ci ha amati e ha dato se stesso per noi. In ogni Eucarestia si dona e ci ripete prendi e mangia, vivi di me, offri te stesso, tutta la tua vita per amore. Noi, ricevendo questo dono del Figlio, entriamo con tutta la creazione nella Trinità, accogliendo la vita divina, diventiamo figli nel Figlio.

In quel frammento di pane dove Dio si abbassa e manifesta tutta la sua umiltà e piccolezza, donandosi a tutti in una modalità così comune, offre all’umanità la possibilità di una vita nuova. Sant’Agostino dice che nell’Eucaristia, non viene trasformato Gesù in noi, ma siamo noi a essere trasformati in Lui: «Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformati in me» (Confessiones VII,10,16; cfr Sermone 272). Così diventiamo consanguinei con Dio in una unione indissolubile: Noi in Lui e Lui in noi.

Prendete: questo imperativo ci chiede, non ci ordina, quasi ci supplica, come una persona che si rivolge ad un’altra che ama, di mangiare per vivere. Nell’Eucarestia donando tutto se stesso il Figlio di Dio manifesta il suo amore sconfinato per la sua creatura: se vuoi vivere prendi, mangia e vivrai. (Salmo: Chi mangia di questo pane vivrà in eterno)

Nella seconda lettura San Paolo ci ricorda: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”. Un solo pane, fatto di tanti chicchi di grano, un solo corpo quello di Cristo, costituito da un unico Popolo di Dio dove ciascuno accoglie la gioia di mangiare il Corpo di Cristo per diventare una sola Chiesa di Dio.  

La Chiesa, come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II, segno visibile dell’unione tra Dio e l’umanità, non si identifica con le strutture o con la gerarchia, ma rivela il progetto del Padre di radunarci tutti in una sola famiglia di fratelli e sorelle, per farci diventare suo popolo: un popolo di figli amati, tutti legati nell’unico abbraccio del suo amore.

Il mistero dell’Eucarestia, che genera comunione ecclesiale, custodita dallo Spirito Santo, dona vita nuova a tutte le membra del Corpo di Cristo e chiede di accogliere quel monito costante di Papa Francesco di non seguire le logiche mondane ma la vita del Vangelo che rigetta la mentalità del potere e accoglie l’unica legge dell’amore e della fraternità, chiamati a servirci gli uni gli altri.   

Dall’Eucarestia sgorga la missione ad accogliere il comandamento nuovo dell’amore reciproco; a diventare Chiesa unita, non da simpatie umane ma dall’unico legame eucaristico spirituale quello che ci lega nello Spirito di essere tutti figli dello stesso Padre. Tutti insieme inviati per la missione di annunciare il suo Regno di amore, tutti a servizio gli uni degli altri.  

Quella parola insieme che abbiamo cercato di coniugare nel percorso sinodale, esprime la chiamata alla comunione nella Chiesa. Papa Francesco ce lo ha ricordato nel suo ultimo Messaggio per la Quaresima: «Camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa. I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi. Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio» (Francesco, Messaggio per la Quaresima, 6 febbraio 2025).

Invito tutti coloro che vogliono camminare da soli o seguire le loro logiche personali e non quelle della Chiesa a convertirsi, a cambiare strada.

Carissimi, quando nella Comunità Cristiana l’io prevale sul noi, generando personalismi che impediscono relazioni autentiche e fraterne, quando si ha la pretesa di essere migliori degli altri, si creano divisioni; la Chiesa diventa una comunità dove ci si sente giudicati ed esclusi: è allora che il Corpo di Cristo è lacerato e continua a soffrire. Siamo chiamati a riconoscere di essere bisognosi di Dio, bisognosi gli uni degli altri, esercitandoci nell’amore vicendevole, nell’ascolto reciproco, nella gioia di camminare insieme, rivestiti dei sentimenti di Cristo.

Nel cammino verso il Congresso Eucaristico, sarà lo Spirito Santo a guidarci, sosteremo in ginocchio in adorazione di Gesù; tutto questo ci darà l’opportunità di volgere uniti lo stesso sguardo verso l’Eucarestia, unica fonte d’amore, e ci aiuterà a vivere, come ci ha indicato Papa Leone, “con spirito nuovo le tensioni che oggi attraversano la Chiesa – tra unità e diversità, tradizione e novità, autorità e partecipazione -, lasciando che lo Spirito le trasformi, perché non diventino contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose.  Una Chiesa sinodale è una Chiesa i cui membri hanno la consapevolezza che la verità non si possiede, ma si cerca insieme, lasciandosi guidare da un cuore inquieto e innamorato dell’Amore”.  

In questo tempo di attesa del Congresso Eucaristico Diocesano voglio invitarvi a sognare con me una Chiesa bella, non perché esteticamente arricchita da tanti elementi esteriori, ma bella perché umile, che non giudica ma perdona, che si abbassa a lavare i piedi dei fratelli, che diventa casa ospitale per tutti, Chiesa che non si chiude in sé stessa ma si pone in ascolto dello Spirito e dell’umanità; tutta sinodale e ministeriale, tutta attratta da Cristo e perciò protesa verso il mondo.

Concludo con la preghiera alla Vergine Maria del Servo di Dio don Tonino Bello:

«Santa Maria, donna conviviale,

alimenta nelle nostre Chiese

lo spasimo di comunione. […]

Aiutale a superare le divisioni interne.

Intervieni quando nel loro grembo

serpeggia il demone della discordia.

Spegni i focolai delle fazioni.

Ricomponi le reciproche contese.

Stempera le loro rivalità.

Fermale quando decidono di mettersi in proprio,

trascurando la convergenza su progetti comuni».

[…] Santa Maria, donna del Sabato Santo,

Guidaci per mano alle soglie della luce,

di cui la Pasqua è la sorgente suprema.

Stabilizza nel nostro spirito la dolcezza fugace delle memorie,

perché nei frammenti del passato

possiamo ritrovare la parte migliore di noi stessi.

E ridestaci nel cuore, attraverso i segnali del futuro,

una intensa nostalgia di rinnovamento,

che si traduca in fiducioso impegno a camminare, insieme, nella storia.

 Amen

(Maria, Donna dei nostri giorni, Cinisello Balsamo 1993, 99).