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«RESTARE CON AMORE NELLE PIEGHE DELLA STORIA»: L’APPELLO DEL VESCOVO PER LA VITA CONSACRATA

«Una presenza che resta». È questo il cuore del messaggio rivolto dal Vescovo Michele Fusco alla Diocesi di Sulmona-Valva in occasione della XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Nella Cattedrale di San Panfilo, il Pastore ha voluto rendere omaggio a quel «profumo del dono» che emana dalle tante comunità religiose che abitano il territorio, definendole come piccoli semi di speranza capaci di generare vita.

Commentando il Vangelo delle Beatitudini, il Vescovo ha tratteggiato un vero e proprio «autoritratto di Gesù», invitando i consacrati a specchiarsi in quel volto per riscoprire non un obbligo, ma un modo d’essere che si fa azione concreta. In un mondo che insegue il benessere nei resort e nelle spa, la voce del Vescovo ha indicato la via delle Beatitudini come l’unico percorso di «vero benessere spirituale e psicofisico».

Il richiamo più forte è stato quello alla profezia della presenza: la capacità, tipica di chi segue i consigli evangelici, di abitare le ferite dell’umanità e i luoghi della fragilità senza cedere alla logica dello scontro. Quello dei consacrati, ha sottolineato monsignor Fusco, non è un «restare» rassegnato, ma una «speranza attiva» che sa farsi «artigiana di pace» attraverso parole che disarmano.

Di seguito pubblichiamo il testo integrale dell’omelia tenuta dal Vescovo: 

01.02.26 Giornata della Vita Consacrata – Sulmona Cattedrale

“Vedendo le folle, Gesù sali sul monte, si pose a sedere . . . si mise a parlare e insegnava loro”. Gesù sale sul monte e si siede, come un maestro, come un nuovo Mosè, che non domina ma accompagna, e davanti a lui si raccolgono i discepoli segnati dalla vita reale, con le loro fatiche, le loro ferite, le loro attese.

Il Vangelo delle beatitudini, non intende presentarci una serie di disgrazie o sofferenze, ma ci dona un autoritratto di Gesù: è Dio che si rivela attraverso il suo Figlio. Ci viene presentato il suo volto, che non è altro che il nostro ritratto, di ogni uomo, di chi vuole essere figlio del Padre. Ciò che Gesù è venuto a donarci con il suo spirito, non è un obbligo da rispettare, ma un modo di essere, che poi diventa agire concreto.

Gesù è il povero, l’affamato, colui che piange, il perseguitato, il pacifico, il mite, l’operatore di pace e di giustizia che sperimenta la beatitudine del regno, la sazietà, la gioia perché il Padre è con Lui.

Poiché Gesù ha la capacità di vedere oltre la povertà, oltre il pianto, ha una visione profetica della storia, sa guardare le situazioni con gli occhi del cielo, di Dio, sa scorgere nel pianto una speranza di vita, nella sofferenza, una resurrezione.

Quando Gesù vive l’esperienza della croce, che muore senza poter respirare, Lui è il povero in spirito, che non ha più respiro, la sua morte di croce è identificazione con tutti quelli che non ce la fanno più a vivere.

Gesù si identifica con tutti coloro che avvertono ad un certo punto di non farcela, di non avere più respiro, di gridare verso il cielo: perché?

Ma è proprio in questi momenti che lui è sempre con te, ti è vicino, è al tuo fianco. Fidati di Lui, guarda oltre ciò che stai vivendo attraverso i suoi occhi, solo così scorgerai Dio che ti è vicino e ti ama, ti fa rialzare e risorgere.

Le beatitudini sono otto porte per entrare nella vita di Gesù e per rivelarci che Lui è con noi, se ci fidiamo di Lui allora saremo santi e beati. Sono il modo con cui Gesù ci mostra ciò che ciascuno di noi può essere se ci lasciamo amare da Dio e scegliamo di essere sui figli.

Le beatitudini ci rivelano anche il volto del Padre; così è Dio Padre come il figlio, che consola, dona il suo regno, dona in eredità la terra, è misericordioso, sazia chi ha fame e sete di giustizia. Sono le indicazioni per raggiungere la salvezza, sono la strada per l’eternità: coloro che si lasciano avvolgere dallo Spirito d’amore che vive tra il Padre e il Figlio, costoro parteciperanno al nuovo regno.

Oggi molti cercano il benessere investendo in centri specializzati come resort e SPA. In occasione della XXX Giornata mondiale della vita consacrata, Gesù indica nelle Beatitudini un percorso di vero benessere spirituale e psicofisico in particolare a chi sceglie di consacrare la sua vita la Padre.

Il Dicastero per la Vita Religiosa ha inviato a tutto il mondo un messaggio: Profezia della presenza: vita consacrata dove la dignità è ferita e la fede è provata”.

Esprimono riconoscenza per la fedeltà al Vangelo e per il dono di una vita che si fa seme sparso nelle pieghe della storia. Una vita talvolta segnata dalla prova, ma sempre vissuta come segno di speranza.

Riconoscenza che anch’io, come Vescovo, oggi, esprimo a nome di tutta la Chiesa Diocesana per la presenza di tante comunità Religiose nel nostro territorio. Presenze silenziose ma cariche di significato, piccole comunità che generano vita attorno a loro, consacrate e consacrati che si spendono al servizio del prossimo, fraternità che testimoniano la bellezza del Vangelo. Semi di speranza e di profezia nel nostro popolo e nella nostra terra

Nell’ultimo anno il Dicastero ha avuto il “dono” di toccare e di farsi raggiungere dalla vita di molti consacrati, incontrando i loro volti chiamati a condividere situazioni complesse e hanno colto elementi che mettono alla prova la dignità delle persone, la libertà e a volte la stessa fede. Ma, proseguono, si tratta di esperienze che al contempo svelano quanto sia forte la dimensione profetica della vita consacrata come presenza che resta: accanto ai popoli e alle persone ferite, nei luoghi dove il Vangelo si vive in condizioni di fragilità e prova.

Le comunità diventano segni di un Dio che non abbandona.

Restare in questi luoghi toccati da fragilità mette alla prova la speranza, comporta fatica, ma la presenza fedele, umile, creativa, discreta dei consacrati diventa segno che Dio non abbandona il suo popolo.

Restare secondo il Vangelo non è mai immobilità, e nemmeno rassegnazione, bensì speranza attiva capace di generare atteggiamenti e gesti di pace mediante parole che disarmano.

La presenza delle comunità Religiose genera, dialogo, testimonianza, vita autentica di Vangelo, a volte con piccoli passi, usando pazienza, ma con perseveranza nella ricerca di percorsi dove si pone al centro la persona e il Vangelo.

Questo restare non è solo una scelta personale o comunitaria, ma diventa una parola profetica per tutta la Chiesa e per il mondo.

La Profezia della vita Consacrata segue la logica del Vangelo come seme che accetta di morire perché la vita fiorisca. Nel rimanere si esprime la profezia di tale scelta di vita, in tutte le sue forme: nella vita apostolica, così come nella vita contemplativa, negli Istituti secolari e nell’Ordo Virginum, così come anche nella vita eremitica. 

Nella diversità di tutte queste forme, viene sottolineato nella lettera, una sola profezia prende corpo: restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita la Parola per questo tempo e per questa storia.

La vita consacrata, quando resta accanto alle ferite dell’umanità senza cedere alla logica dello scontro, e senza rinunciare a dire la verità di Dio sull’uomo e sulla storia, diventa artigiana di pace. Nel rimanere fiorisce e matura la testimonianza di pace.

Carissime e carissimi, concludo con le parole che il profeta Sofonia rivolge agli israeliti cercate il Signore voi tutti poveri della terra, . . . confidate nel Signore, allora la vostra luce brillerà come l’aurora e la speranza continuerà ad abitare nei nostri cuori. Amen