LA NOTTE IN CUI LA VITA RICOMINCIA: IL «SÌ» DI BRUNILDA ALLA LUCE DI CRISTO
C’è un silenzio, nel cuore della Notte Santa, che non è assenza, ma attesa feconda. È il silenzio della pietra che sta per rotolare via, del buio che cede il passo a una luce nuova. Sabato sera, nella parrocchia di San Francesco di Paola, questo mistero ha preso carne e volto nel cammino di Brunilda, una donna adulta che, davanti alla comunità diocesana, ha scelto di abbracciare la fede cristiana.
La Veglia Pasquale, presieduta dal Vescovo della Diocesi di Sulmona-Valva, Mons. Michele Fusco, e concelebrata dal parroco, Cristian Di Sanza, non è stata soltanto una suggestiva memoria liturgica, ma un evento di rigenerazione profonda. Al centro della celebrazione, il rito dell’iniziazione cristiana: Brunilda, come avveniva fin dai primi secoli della Chiesa, ha ricevuto in un’unica, intensa sequenza i tre sacramenti che segnano l’ingresso definitivo nella famiglia di Dio: il Battesimo, la Cresima e la Prima Comunione.
Un «passaggio reale» nel proprio Mar Rosso
L’emozione è stata palpabile quando Brunilda si è accostata al fonte battesimale. In quel gesto antico, che vede l’uomo “immergersi” nella morte di Cristo per riemergere creatura nuova, si è compiuto il senso profondo della Pasqua. Il Vescovo, nella sua omelia, ha voluto sottolineare con forza la concretezza di questo passaggio, lontano da ogni formalismo sociale.
«Il Battesimo non è un rito simbolico, né una tradizione da onorare per abitudine — ha spiegato il Pastore diocesano —. È un passaggio reale: una morte e una rinascita. In quell’acqua viene sepolto l’uomo vecchio, segnato dal peccato e dalle disillusioni, e nasce l’uomo nuovo, rigenerato dalla Grazia. È il nostro personale Mar Rosso: il momento in cui Dio ci dice “Tu sei mio figlio, sei libero”».
Un passaggio che per Brunilda è stato suggellato dal crisma della Confermazione e dal primo incontro eucaristico, completando quel percorso di catecumenato che l’ha portata a scegliere consapevolmente la sequela di Gesù.
La provocazione: «Viviamo da risorti o da prigionieri?»
Ma la riflessione del Vescovo si è spinta oltre la celebrazione del sacramento, interrogando l’intera assemblea. Richiamando le cronache recenti, ha citato la potenza dell’acqua — capace di distruggere, come visto nei giorni di maltempo, ma anche di dare vita e purificare — per descrivere l’amore di Dio: una forza che cancella il passato e apre al futuro.
La Pasqua, ha ricordato il Presule, non è una «favoletta per bambini», ma una provocazione attuale per ogni battezzato:
- Viviamo davvero da persone risorte o siamo ancora chiusi nel sepolcro delle nostre paure?
- Siamo prigionieri dell’egoismo o abbiamo il coraggio di camminare in una vita nuova?
«Dio non ci chiede di essere perfetti — ha aggiunto — ma di lasciarci rinnovare. Se siamo stanchi, possiamo rinascere. Se siamo feriti, possiamo essere guariti».
Una comunità che genera vita
Rinnovando le promesse battesimali insieme alla neo-battezzata, la parrocchia di San Francesco di Paola ha vissuto un momento di profonda unità. L’abbraccio finale a Brunilda è diventato il segno di una Chiesa che, fedele alle proprie radici millenarie, continua a essere madre che genera figli nella fede.
La notte di Sulmona si è chiusa così, con la certezza che la Risurrezione non è un evento del passato, ma una realtà che continua a trasformare l’esistenza di chi, come Brunilda, ha avuto il coraggio di dire il proprio “sì” alla Luce.
Per approfondire: L’omelia integrale del Vescovo, ricca di spunti teologici e pastorali sulla Veglia e sul significato del Battesimo degli adulti, è disponibile per il download al link seguente:
Scarica l’Omelia della Veglia di Pasqua 2026 (PDF)













