IL SEME AFFIDATO ALLA TERRA: LA DIOCESI SALUTA DON PALMIERO AMATANGELO, PASTORE BUONO E GENEROSO
A Rocca Pia le solenni esequie presiedute dal Vescovo Fusco, concelebrate dall’Arcivescovo Cipollone e da tutto il clero diocesano. Nel ricordo di una vita spesa per gli ultimi, una liturgia illuminata dalla speranza della Pasqua.
Ci sono esistenze sacerdotali che, nel loro silenzioso e fedele dipanarsi, diventano un dono prezioso per l’intera comunità. È con questo sentimento di profonda gratitudine che la Diocesi di Sulmona-Valva si è riunita a Rocca Pia per l’ultimo saluto a don Palmiero Amatangelo, scomparso lo scorso 7 ottobre. A stringersi attorno all’altare in questo momento di dolore, ma anche di fede e di speranza, vi era l’intero clero diocesano, unito al Vescovo Fusco in un corale e fraterno abbraccio di preghiera. Toccante e densa di significato, inoltre, la presenza dell’Arcivescovo di Lanciano-Ortona, Mons. Emidio Cipollone, giunto per concelebrare e salutare colui che era stato un suo caro compagno di studi negli anni della formazione in seminario.
Come sobriamente ricordato nel necrologio letto all’inizio della Santa Messa, don Palmiero ha speso il suo ministero, sin dall’ordinazione, con instancabile dedizione: dalla pastorale giovanile alla cura delle parrocchie, fino al lungo e prezioso servizio come Direttore della Caritas Diocesana, dove ha saputo farsi prossimo alle povertà vecchie e nuove del territorio istituendo, tra le altre opere, la mensa dei poveri.


Ma è stata la densa omelia pronunciata da Mons. Michele Fusco a orientare il cordoglio della comunità verso la consolante luce della risurrezione. Riflettendo sulle parole di San Paolo, il presule ha accostato la morte all’immagine, semplice e potente, del seme che sembra scomparire nella terra per poter generare una vita nuova. «Oggi affidiamo alla terra il corpo del nostro fratello sacerdote Palmiero, lo facciamo con il dolore umano che accompagna ogni separazione, ma anche con la certezza della fede: ciò che noi consegniamo alla terra Dio lo farà germogliare per l’eternità». La fine della vita terrena, illuminata dalla Pasqua, non è una fine senza senso, ma un passaggio necessario verso la gloria e l’incorruttibilità.
Il Vescovo ha poi sviluppato questa delicata metafora riflettendo sull’identità del sacerdote, chiamato dal Maestro a essere un infaticabile seminatore. Come il contadino sa attendere il tempo della messe, così don Palmiero ha gettato a piene mani la Parola di Dio tra i malati, le famiglie e i giovani, spesso senza sapere dove quella preghiera o quel gesto di carità fossero caduti. «La sua vita – ha sottolineato Mons. Fusco – è stata come quella del seme, investendo ogni giorno le sue forze per annunciare il Regno di Dio».
Il congedo terreno, tuttavia, si trasforma per la Chiesa in un esigente mandato. Dinnanzi al feretro, il Vescovo ha esortato l’assemblea a raccogliere l’eredità spirituale del defunto presbitero, accogliendo il Vangelo per diventare a propria volta “terra buona”. «Far sì che ciò che don Palmiero ha seminato continui a portare frutto, questo è il migliore dei modi per onorare il suo impegno missionario». Un invito pressante a domandarci cosa stiamo seminando nel nostro quotidiano, forti di un’incrollabile certezza consolatoria con cui il Vescovo ha concluso il rito: «Il nostro fratello scompare ai nostri occhi, ma non è scomparso dagli occhi di Dio».




(Di seguito si allegano integralmente, per la meditazione e il ricordo, il testo del necrologio e dell’omelia pronunciata dal Vescovo).
