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L’Azione cattolica diocesana: per una Pace disarmata e disarmante

Sabato 31 gennaio, presso la Parrocchia di San Francesco di Paola a Sulmona, si è svolto l’incontro unitario promosso dall’Azione Cattolica diocesana dal titolo “Per una pace disarmata e disarmante”, tratto dal Messaggio di Papa Leone per la 59ª Giornata Mondiale della Pace.

Don Daniele Formisani, Assistente unitario diocesano, nel suo intervento ha sottolineato che la vera pace, quella che giace nell’intimo di tutti i cuori, non è un semplice deporre le armi, ma un impegno etico, un dono da accogliere e vivere con responsabilità. La pace disarmata sceglie la gratuità, il perdono e la giustizia, rifiutando la logica dell’“io” e aprendosi al bene comune. Si costruisce nel silenzio della preghiera, nella fatica della conversione personale e nella capacità di guardare l’altro con misericordia.

La pace disarmante, invece, non si limita all’autodifesa, ma trova il coraggio di protendersi verso l’altro, ricercando l’incontro anche laddove esistono diversità o conflitto.  È una pace che non prevarica, ma accoglie: smorza le tensioni, riduce le distanze e apre spazi di dialogo, come proclama il Vangelo: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).

In un tempo segnato da conflitti e divisioni, questo è l’invito che il Papa rinnova a ciascuno di noi. La pace è possibile anche oggi: può crescere ogni giorno, quando ciascuno si assume la responsabilità di viverla e testimoniarla nei piccoli spazi della propria vita, attraverso gesti concreti come la gentilezza, l’ascolto, la mediazione e la riconciliazione. Quando nasce da un autentico cammino interiore, essa si traduce in azioni capaci di trasformare le relazioni e di contribuire alla costruzione di una società più giusta e solidale.

In questa prospettiva si è inserita la testimonianza del generale Luigi Di Biase che, impossibilitato a partecipare per motivi di salute, ha affidato alla figlia Mariangela la lettura del suo intervento. Il generale ha mostrato come sia possibile vivere concretamente questo tipo di pace anche nei contesti più difficili, come le missioni nei Balcani negli anni ’90. I militari, infatti, svolgono un ruolo delicato e di grande responsabilità: non solo garantiscono la sicurezza, ma operano per proteggere i civili e ricostruire la fiducia tra comunità ferite, creando occasioni di dialogo e collaborazione accanto alle popolazioni locali. Anche il nostro tempo è attraversato da guerre, divisioni, povertà e paure; eppure la pace può ancora germogliare se prende forma nei cuori, nelle famiglie, nella vita civile ed ecclesiale.

Particolarmente toccante è stato il racconto del ritrovamento, in un mercatino locale, tra Belgrado e Nish, di una statua lignea raffigurante il Cristo deposto, probabilmente proveniente da una chiesa distrutta. Non essendo possibile risalire alla sua origine per restituirla, il generale decise di acquistarla e di donarla alla parrocchia di Santa Maria Maggiore di Raiano. Quel Cristo, segnato dalla violenza e dal dolore, non è solo un’opera d’arte, ma un grido silenzioso che racconta le ferite dei popoli e delle chiese ridotte in macerie. Proprio in quella figura emerge, però, un messaggio di speranza: la pace non è un’idea astratta, ma una presenza che resiste anche quando tutto sembra perduto.

Questo gesto richiama con forza il tema del convegno, animato da canti di invocazione a Maria e di affidamento al Signore, e ribadisce l’importanza di una pace capace di spezzare la logica della guerra e di ricostruire relazioni. La vera pace non è un’imposizione, ma si costruisce attraverso il perdono, la cura dei più fragili e la responsabilità di chi sa che la violenza non risolve nulla. La testimonianza del generale ha così trasformato l’esperienza militare in un messaggio universale di pace e solidarietà.

Ad ogni comunità è affidato il compito di dare concretezza all’invito ricevuto: non basta pregare per la pace, occorre viverla ogni giorno nelle famiglie, nelle comunità e nei quartieri. Significa scegliere la riconciliazione al posto della divisione, la vicinanza invece dell’indifferenza, il dialogo invece della violenza. La pace disarmata e disarmante non è un sogno, ma una scelta che nasce da una visione del mondo fondata sulla dignità umana, sul dialogo e sulla rinuncia consapevole a ogni forma di conflitto. E questa scelta comincia da ciascuno di noi.

Franca Giancola