INCONTRO UNITARIO DI QUARESIMA DELL’ AZIONE CATTOLICA DIOCESANA – “PERDONATI…PERDONIAMO”
di Franca Giancola
La Quaresima è tempo di grazia e di conversione, un cammino spirituale che prepara il cuore all’incontro con la Pasqua del Signore. In questi quaranta giorni la Chiesa invita ogni credente a sostare nel silenzio e nella preghiera riscoprendo la profondità dell’amore misericordioso di Dio e rinnovando il proprio cammino di fede.

La vicenda di Giuseppe e dei suoi fratelli, narrata nel libro della Genesi (45,1-15) e meditata dall’Assistente diocesano per il settore adulti, don Lorenzo Conti, durante l’incontro unitario di Quaresima presso la chiesa di S. Giovanni da Capestrano, è una delle pagine bibliche più intense sul perdono e sulla Provvidenza divina. Giuseppe subisce gravi ingiustizie: viene venduto come schiavo dai suoi stessi fratelli e, lontano dalla famiglia, conosce sofferenza e solitudine. Tuttavia, quando il destino gli restituisce autorità e responsabilità, sceglie la via del perdono. Un gesto che non significa dimenticare o giustificare il male ricevuto, ma liberarsi dal peso dell’odio e del rancore, aprendosi alla tenerezza di Dio. Le sue parole: «Voi avete pensato del male contro di me, ma Dio lo ha trasformato in bene» aiutano a comprendere che le prove, accolte con fiducia, possono diventare occasione di crescita e di grazia, non solo per noi stessi ma anche per gli altri. Il perdono diventa così una luce per il cristiano: trasforma la ferita in forza interiore, libera il cuore dal risentimento e costruisce relazioni autentiche, radicate nella carità. Perdonare come Giuseppe non è soltanto un gesto morale, ma un vero itinerario di fede che avvicina all’amore di Dio e sostiene nelle difficoltà di ogni giorno.
È questa la logica della croce che Gesù ha vissuto nella sua esistenza terrena, anche di fronte a chi lo accusava e lo condannava: l’amore totale di Cristo dà senso e fondamento alla nostra fede. Conformandoci a lui, partecipando alle sofferenze degli altri e aprendo il cuore anche a chi ci ferisce, dimostriamo di vivere secondo la sua Parola. Nella misura in cui incarniamo questo stile, diventiamo discepoli credibili nel mondo, perché l’amore si diffonde per contagio e porta frutti di bene. In Gesù, che nell’ora estrema della morte si affida totalmente al Padre, troviamo la certezza che, per quanto dure possano essere le difficoltà della vita, le mani di Dio sono sempre pronte a sollevarci e a sostenerci con fedeltà infinita.

La testimonianza di due giovani della comunità Figlia di Sion ha reso tutto questo tangibile, non tanto per la sofferenza vissuta, quanto per la luce che oggi traspare dai loro occhi e dalle loro parole. Hanno raccontato senza timore le cadute, le illusioni e i momenti di disperazione, mostrando come la dipendenza dalla droga e dall’alcol li avesse progressivamente svuotati, fino a far smarrire il senso di sé e della propria dignità. Eppure, proprio in quel buio, è iniziato per loro un lento ma autentico cammino di ravvedimento, segnato da piccoli passi, lotte quotidiane, ricadute e nuove ripartenze. Fondamentale è stato l’incontro con persone capaci di accoglierli senza giudizio e di accompagnarli con fermezza verso una vita nuova. In questo contesto, la fede ha assunto un ruolo centrale: non come rifugio illusorio, ma come esperienza concreta di un amore che rialza, perdona e non si stanca mai di attendere.
È seguito un momento di Adorazione Eucaristica, in un clima di profondo raccoglimento, tra canti, silenzio orante e invocazioni: un tempo di grazia in cui ciascuno ha potuto fermarsi e riflettere, riscoprendo la certezza che nessuna storia è perduta affidandosi a Dio, come Giuseppe, che nella prova scelse la via del perdono, e Gesù, che ha donato la propria vita per amore. Un invito che ancora oggi ci parla: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21).

