UN PONTE DI CARITÀ OLTRE L’OCEANO: L’ABRUZZO RIABBRACCIA IL SUO VENEZUELA NEL SEGNO DI SAN JOSÉ GREGORIO
C’è un’immagine che Mons. Michele Fusco, Vescovo di Sulmona-Valva, ha voluto porre come sigillo del messaggio ai suoi fedeli: quella di un abbraccio che non è semplice cortesia, ma una «grammatica dell’incontro». Domenica 22 febbraio, sotto le storiche navate della Cattedrale di San Panfilo, quell’abbraccio diventerà preghiera corale per l’evento “L’Italia abbraccia il Venezuela”.
L’occasione è di quelle che segnano la storia di una comunità: l’accoglienza delle reliquie di San José Gregorio Hernández, il “Medico dei Poveri”. Una figura che per il Venezuela rappresenta la sintesi perfetta tra scienza e santità, e che oggi giunge in Abruzzo per lenire le ferite di un legame mai interrotto tra le due sponde dell’Atlantico.
La Pace: «Un cantiere aperto nel dolore del mondo»
Monsignor Fusco, nel presentare l’iniziativa, ha usato parole di grande realismo per descrivere il tempo presente, definendolo un «cantiere aperto nel dolore». Riprendendo l’alto magistero di Papa Leone XIV, il Vescovo ha voluto ribadire che la pace non è un concetto statico.
«La pace non è la semplice assenza di conflitti», scrive il Presule nel testo dell’opuscolo, «ma la presenza della giustizia, della libertà e della fraternità. Essa è, prima di essere una meta, una presenza e un cammino quotidiano».
Il pensiero del Pastore corre subito al Venezuela, nazione legata a doppio filo all’Abruzzo dai tempi dell’emigrazione e oggi provata da una crisi umanitaria senza precedenti. Citando il Pontefice regnante, Mons. Fusco ha invocato che «il bene di questo amato popolo prevalga sopra ogni altra considerazione», indicando nella solidarietà l’unica medicina contro la violenza.
Il volto di chi parte: «Siamo stati popolo di emigranti»
Un passaggio centrale della riflessione del Vescovo tocca l’identità profonda della terra abruzzese. «Siamo stati popolo di emigranti, abbiamo conosciuto il peso della valigia e la nostalgia del focolare», ricorda Mons. Fusco con accenti di viva umanità. Proprio questa memoria storica deve trasformarsi oggi in accoglienza operosa: «Chi lascia la propria casa non è un numero statistico, ma un volto: è il volto di Cristo profugo che cerca riparo. Accogliervi oggi significa dirvi: “Non siete soli. Le vostre fatiche sono le nostre”».
La “Rivoluzione della Tenerezza” del Medico Santo
La figura di San José Gregorio Hernández emerge come il protagonista spirituale di questa giornata. Mons. Fusco lo descrive come l’uomo che ha saputo fondere il rigore dello scienziato con la tenerezza del santo.
«Egli non curava solo i corpi; sanava le divisioni con la carità», osserva il Vescovo. Riprendendo il monito del Medico venezuelano — «Se vogliamo la pace, dobbiamo andare verso i poveri» — il Presule sottolinea come la sua testimonianza sia la risposta più forte all’indifferenza moderna. La sua vita, offerta a Dio per la fine della guerra, diviene oggi un’invocazione affinché il balsamo della santità lenisca le sofferenze del Venezuela e ispiri gesti concreti di accoglienza in Abruzzo.
Il programma della giornata
Il pomeriggio di domenica sarà un mosaico di testimonianze e spiritualità:
· Ore 17:30: Incontro comunitario con approfondimenti sulla crisi venezuelana e l’emigrazione, accompagnato dai canti del Coro “Venezuela Habla Cantando”.
· Ore 18:30: Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Michele Fusco, concelebrata da sacerdoti locali e di origine venezuelana, per sigillare questo “ponte di grazia” tra i due popoli.
Sotto lo sguardo di San José Gregorio, Sulmona riscopre così la sua vocazione all’accoglienza, trasformando la fede in una responsabilità condivisa che non conosce confini.
