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«MARIA, PRIMO TABERNACOLO DELLA STORIA»: A SULMONA LA LEZIONE DELL’ARCIVESCOVO DI LORETO

Mons. Fabio Dal Cin guida la meditazione nella parrocchia di Maria Ausiliatrice: «L’Eucaristia non tollera l’abitudine. Come la Vergine a Nazaret e a Cana, siamo chiamati a farci servi feriali del Signore e a riscoprire il senso del sacro»

 C’è un filo d’oro, intessuto di fede antica e di freschezza evangelica, che unisce la collina marchigiana di Loreto alla conca peligna. A portarlo idealmente nel cuore del Congresso Eucaristico Diocesano è stato Mons. Fabio Dal Cin, arcivescovo prelato di Loreto e delegato pontificio per la Santa Casa, protagonista della seconda intensa catechesi ospitata nella gremita chiesa parrocchiale di Maria Ausiliatrice a Sulmona. Accolto dal vescovo diocesano Mons. Michele Fusco e dal parroco don Carmine, il presule ha accompagnato la comunità lungo un itinerario denso, mirato a decifrare il legame indissolubile racchiuso nella felice intuizione di san Giovanni Paolo II: Maria come «donna eucaristica».

«La Scrittura non ci dice esplicitamente se la Vergine fosse fisicamente presente nel Cenacolo durante l’Ultima Cena – ha esordito monsignor Dal Cin, incastonando la sua riflessione tra le immagini dei capolavori artistici custoditi nel santuario lauretano -. Eppure tutta la sua vita è eucaristica: Maria è colei che ha vissuto costantemente orientata a Cristo, trasformando la propria esistenza in offerta, dono e ponte d’amore».

Attraverso sette passaggi evangelici, il presule ha tracciato il profilo di una fede che non si rifugia in devozionismi disincarnati, ma plasma la carne e la storia. Dall’Annunciazione – che santa Teresa di Calcutta amava definire «il giorno della prima comunione di Maria», quando il Verbo si è fatto embrione – fino al nostro «Amen» liturgico: «Il “sì” sussurrato nella Santa Casa e il nostro “Amen” alla Comunione hanno la medesima sostanza. Dicono la certezza che sull’altare c’è lo stesso Gesù storico che ha calcato le strade della Galilea».

Un dinamismo che si fa subito cammino nella Visitazione, dove la Madre di Dio si rivela come «il primo tabernacolo della storia». Maria si mette in viaggio in fretta, compiendo oltre centocinquanta chilometri non per una visita di cortesia, ma per portare una Persona e mettersi a servizio: «Maria non fa del volontariato occasionale: rimane tre mesi da Elisabetta, lava i panni, cucina, accudisce fino a quando c’è bisogno. È qui il cuore dell’Eucaristia: la preghiera e l’adorazione devono necessariamente farsi carità feriale, riverberandosi nelle relazioni quotidiane, sul posto di lavoro e nel modo stesso in cui una famiglia gestisce i propri beni».

Non sono mancati accenti paterni ma esigenti sul recupero del senso del sacro e della riverenza nelle nostre assemblee. Il presule ha puntato il dito contro «la polvere dell’abitudine che inceppa gli ingranaggi della vita spirituale»: «Davanti al tabernacolo la lampada rossa è come un semaforo che chiede di fermarsi. Non possiamo entrare in chiesa correndo ad accendere candeline e dimenticare la genuflessione davanti al Santissimo Sacramento. Dio ci ha dato le ginocchia per piegarci davanti alla Sua grandezza; le nostre chiese non possono scadere a sale polivalenti dove si perde il senso del mistero».

Dalle nozze di Cana – con il parallelismo fecondo tra il materno «Fate quello che vi dirà» e il comando eucaristico di Gesù «Fate questo in memoria di me» – fino al Calvario, l’Arcivescovo ha mostrato come sotto la Croce si compia il dono supremo: «Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, Cristo non ci dona solo il suo Corpo, ma ci riconsegna ciò che ha di più prezioso: sua Madre. Per questo la vera devozione a Maria non ha bisogno di rincorrere prodigi o miracolismi dubbi: chi incontra il Figlio sull’altare riceve anche la Madre».

Al termine dell’incontro, prima della recita corale della preghiera del Congresso e del consueto omaggio dell’immaginetta ricordo da parte di monsignor Fusco, il presule lauretano ha lasciato all’assemblea una domanda che interpella la missione quotidiana di ciascuno: «Uscendo dalla Messa domenicale chiediamoci: a chi posso fare da tabernacolo nella mia vita ordinaria? A chi saprò portare oggi la cura, l’ascolto e la presenza viva di Gesù?». Una sfida esigente che interpella la Chiesa di Sulmona-Valva a farsi, sulle orme di Maria, pane spezzato per la vita del mondo.