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L’Azione Cattolica diocesana conclude l’anno associativo a Castel di Sangro

In occasione della chiusura dell’anno associativo 2025-2026, l’Azione Cattolica diocesana ha fatto visita alla Comunità Figlia di Sion, vivendo un intenso momento di incontro e di preghiera con il nostro Vescovo Michele e con l’Assistente unitario diocesano, don Daniele Formisani.

Ritornare in questo luogo, già conosciuto negli anni passati, si è rivelata un’esperienza profonda e significativa, capace di offrire uno sguardo nuovo su una realtà che ogni giorno accoglie persone segnate dall’emarginazione e da diverse forme di dipendenza patologica, quali droga, ludopatia e alcolismo.

Dolorose condizioni di vita che spesso nascono da solitudine, fragilità, difficoltà familiari o dal desiderio di colmare vuoti interiori. La dipendenza non ferisce soltanto il corpo, ma coinvolge profondamente anche la dimensione affettiva, relazionale e spirituale della persona, portandola talvolta a perdere fiducia in se stessa e negli altri.

Attraverso la vita condivisa, il dialogo, le attività e la preghiera, la Comunità aiuta ciascuno a riscoprire i propri talenti e a ritrovare gradualmente dignità e fiducia in sé, in un cammino che insegna il rispetto, aiuta ad affrontare le difficoltà, a riconoscere i propri limiti e a rialzarsi dopo le cadute. Si tratta di un percorso spesso lungo e impegnativo, capace di favorire profondi cambiamenti di vita e di sostenere la crescita personale e relazionale, orientata a valorizzare i talenti, compiere scelte responsabili e costruire relazioni autentiche e sane.

Nell’omelia il Vescovo, meditando il passo del Vangelo di Marco 12,13-17, “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”, si è soffermato sulla valenza intrinseca di queste parole con cui Gesù invita a vivere con responsabilità i propri doveri umani e civili, senza dimenticare che il cuore dell’uomo appartiene prima di tutto a Dio. Se a Cesare spetta ciò che è materiale e terreno, a Dio è affidata la vita stessa della persona, con la sua dignità, la sua coscienza e la sua capacità di amare. È questo ciò che si percepisce nella Comunità, dove il Vangelo prende forma concreta attraverso l’accoglienza e la cura dei più fragili. Ogni persona, segnata dalla sofferenza e dall’emarginazione, conserva un valore immenso agli occhi di Dio e merita di essere accolta con rispetto e amore, senza giudizio né esclusione. È proprio attraverso questa attenzione che la Comunità si fa testimonianza autentica del messaggio evangelico, donando speranza e fiducia e sostenendo ciascuno nel ritrovare la propria strada e nel tornare a progettare il futuro.

Particolarmente intensa è stata l’Adorazione eucaristica, vissuta in un clima di profondo silenzio e raccoglimento, celebrata, come la Santa Messa, nella piccola chiesa dal tetto spiovente, costruita con impegno e dedizione dagli stessi ospiti della comunità. Un luogo essenziale ma ricco di significato, che esprime il desiderio di rinascita, condivisione e fede di chi vive questo percorso. Davanti a Gesù Eucaristia ciascuno ha potuto sostare nella preghiera, affidando al Signore pensieri e fragilità e riscoprendo nella presenza di Cristo la forza della comunione e dell’ascolto.

L’agape fraterna, condivisa attorno alla stessa mensa, ha creato un clima di autentica vicinanza tra ospiti e partecipanti, attraverso dialoghi spontanei, racconti ed esperienze che hanno rafforzato il senso di fraternità. Quel medesimo senso di comunione e condivisione ha poi guidato la recita della Coroncina della Divina Misericordia, svoltasi in un’atmosfera di profondo raccoglimento, preghiera intensa e viva partecipazione. La devozione, diffusa da Santa Faustina Kowalska su ispirazione di Gesù Misericordioso, che invita a confidare nell’amore di Dio e a pregare per il mondo intero, ha favorito un forte senso di unità interiore, aiutando a percepire la presenza di Dio nelle piccole cose e nella quotidianità, soprattutto accanto a chi custodisce nel cuore ferite, fragilità e bisogno di nuovi inizi.

In questo contesto di autentica condivisione e spiritualità, non poteva esserci scelta migliore per concludere il percorso associativo presso la Comunità Figlia di Sion, dove il tema che ha guidato l’anno, “Condividere”, ha trovato una sua piena e concreta espressione nella semplicità dei gesti, nel sorriso e nella preghiera. Un’esperienza capace di toccare il cuore e di lasciare in ciascuno un segno di speranza che continua a risuonare anche dopo il ritorno a casa, accompagnato da un sentimento di nostalgia per quanto vissuto insieme.Inizio modulo

Franca Giancola