La processione

La pietà popolare, soprattutto a partire dal Medioevo, ha dato largo spazio alle processioni votive. Nelle forme genuine le processioni sono manifestazioni di fede del popolo, aventi spesso connotati culturali capaci di risvegliare il sentimento religioso dei fedeli. Ma sotto il profilo della fede cristiana le “processioni votive dei Santi”, come altri pii esercizi, sono esposte ad alcuni rischi e pericoli: il prevalere della devozione sui sacramenti, che vengono relegati in un secondo posto, e delle manifestazioni esterne sulle disposizioni interiori; il ritenere la processione come momento culminante della festa; la degenerazione della processione stessa per cui, da testimonianza di fede, essa diventa mero spettacolo o parata puramente folkloristica.(Direttorio su Pietà popolare e liturgia n. 246).
Perché la processione conservi in ogni caso il suo carattere di manifestazione di fede è necessario che i fedeli siano istruiti sulla sua natura sotto il profilo teologico, liturgico, antropologico. (Direttorio…n.247).
Dal punto di vista teologico si dovrà mettere in luce che la processione è segno della condizione della Chiesa, popolo di Dio in cammino che, con Cristo e dietro a Cristo, consapevole di non avere in questo mondo una stabile dimora (cfr Eb 13,14), marcia per le vie della città terrena verso la Gerusalemme celeste; segno anche della testimonianza di fede che la comunità cristiana deve rendere al suo Signore nelle strutture della società civile; segno infine del compito missionario della Chiesa, la quale sino dagli inizi, secondo il mandato del Signore (cfr Mt 28,19-20), si è messa in marcia per annunziare per le strade del mondo il Vangelo della salvezza. (Direttorio n. 247).
Dal punto di vista liturgico si dovranno orientare le processioni, anche quelle di carattere più popolare, verso la celebrazione della Liturgia: presentando il percorso da chiesa a chiesa come cammino della comunità vivente nel mondo verso la comunità che dimora nei cieli; provvedendo che sia svolta sotto la presidenza ecclesiastica, onde evitare manifestazioni irrispettose e degenerative; istituendo un momento di preghiera iniziale, in cui non manchi la proclamazione della Parola di Dio; valorizzando il canto, preferibilmente dei salmi…concludendo la processione con una preghiera dossologica a Dio, fonte di ogni santità, e con la benedizione impartita dal Vescovo, dal presbitero o dal diacono. (cfr Direttorio 247).
Infine, dal punto di vista antropologico si dovrà evidenziare il significato della processione quale “cammino compiuto insieme”: coinvolti nello stesso clima di preghiera, uniti nel canto, volti all’unica meta, i fedeli si scoprano solidali gli uni con gli altri, determinati a concretizzare nel cammino della vita gli impegni cristiani maturati nel percorso processionale.
La processione da quanto sopra esposto è una celebrazione sacra, quindi tutti coloro che vi partecipano debbono avere un contegno quale si addice a un fedele che compie un gesto sacro di devozione. Questo si deve esigere in particolare da coloro che portano la statua, che a volte si abbandonano a discorsi plateali quando non indecorosi.
La stesa cosa va detta dei componenti il corpo musicale. Bisognerà arrivare a far capire a costoro che, in processione anch’essi compiono un gesto religioso, soprattutto se sono dei battezzati. Perciò anche qualora non abbiano alcuna intenzione di pregare e, in questo, accomunarsi alla folla devota, almeno si evitino in gesti sconvenienti quali, ad esempio, il fumare, il parlare scompostamente, il ridere, lo scherzare e…altro.
Oggi la tecnica offre molte possibilità, per ottenere una partecipazione di compattezza nella preghiera. Quando sono presenti le grandi folle, ci si può servire di altoparlanti sincronizzati durante il percorso della processione per ascoltare la parola di Dio, per pregare, per riflessioni che invitino all’impegno di vita cristiana.
La processione viene aperta dalla Croce, segno di salvezza. Tutto il popolo segue il Cristo. Essendo la processione una celebrazione della nostra fede, è presieduta dal Vescovo, o da un sacerdote, o da un diacono, che, all’inizio della processione, proclama la Parola di Dio, eleva una preghiera e invita il popolo al silenzio, al raccoglimento e alla preghiera durante il percorso; al termine conclude con una preghiera e con la benedizione. In processione vengono portate le statue o i dipinti che raffigurano le immagini sacre a cui va dato rispetto e venerazione. Segue il popolo in cammino. La parola processione, da “procedere” significa camminare, avanzare insieme nel silenzio, nel raccoglimento, nella preghiera, nella riflessione.
La processione del Venerdì Santo
Al Venerdì Santo la Chiesa celebra la Morte salvifica di Cristo. Nell’Azione liturgica pomeridiana essa medita la Passione del suo Signore, intercede per la salvezza del mondo, adora la Croce e commemora la propria origine dal costato del salvatore (cfr Gv 19,34). (Direttorio… n.142)
Tra le manifestazioni di pietà popolare del Venerdì santo, oltre la Via Crucis, spicca la processione del “Cristo morto”. Essa ripropone, nei moduli propri della pietà popolare, il piccolo corteo di amici e discepoli che, dopo aver deposto dalla Croce il corpo di Gesù, lo portano al luogo in cui era la “tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto” (Lc 23,53). (Direttorio…142)
La processione del “Cristo morto” si svolge generalmente in un clima di austerità, di silenzio e di preghiera e con la partecipazione di numerosi fedeli, i quali percepiscono non pochi significati del mistero della sepoltura di Gesù.(Direttorio…142)
E’ necessario tuttavia che tale manifestazione di pietà popolare né per scelta dell’ora, né per le modalità di convocazione dei fedeli, appaia agli occhi di questi come un surrogato delle celebrazioni liturgiche del Venerdì santo.
Pertanto nella progettazione pastorale del Venerdì santo dovrà essere dato il primo posto e il massimo rilievo alla solenne Azione liturgica (Celebrazione della Passione del Signore in chiesa) e si dovrà illustrare ai fedeli che nessun altro pio esercizio deve sostituire oggettivamente nel suo apprezzamento questa celebrazione. (Direttorio…143).
La processione del Venerdì Santo a Sulmona
Nello statuto dell’Arciconfraternita della SS. Trinità al numero 2 è scritto: “L’Arciconfraternita cura e effettua la tradizionale Processione del Cristo morto ogni Venerdì Santo, d’intesa con l’autorità ecclesiastica e secondo le sue direttive”.
La processione del Venerdì Santo a Sulmona, nel corso del tempo, ha avuto richiami ufficiali da parte dell’Ordinario diocesano e alcuni cambiamenti.
“La processione fino al 1932 entrava nella chiesa di S. Chiara per permettere alle Suore di clausura l’adorazione delle statue della Madonna e del Cristo morto. Durante la sosta, mentre un seminarista faceva un discorso sulla Passione di Gesù, i portatori delle statue rinfrancavano le forze con laute bevute, dopo di che il sacro corteo riprendeva il suo percorso. Questo particolare del “vino” merita un cenno di approfondimento.
Nel Sinodo indetto da Mons. Martinelli e celebrato nella Cattedrale di S. Panfilo nel 1715, il vescovo proibisce severamente l’usanza popolare, causa di “perturbationes, risus, lasciviae”, relativa all’allestimento di “fontes nempe artificiales”, dalle quali sgorgavano da alcune acqua e da altre vino. Tale fontane venivano preparate lungo le strade cittadine in cui sfilavano le processioni e ciò al fine appunto di “rinfrancare le forze” dei “processionem comitantes”, espressione che allude principalmente a coloro che portavano statue, lampioni e via dicendo. Si arguisce pertanto dalle rampogne del vescovo che le soste avvenivano di preferenza alle fonti artificiali da cui sgorgava vino, con tutte le conseguenze facili da immaginare, tanto più che forti libagioni avvenivano anche prima che uscissero le processioni: “Commessationes ac compotationes tam in actu, quam ante Processionem arceantur omnino sub poenis arbitrio nostro infligendis, maxime vero Sodales Confratriarum sacco induti caveant, ne divagentur per loca cauponas ingrediantur…”(Sinodus Diocesana, pp.47-48). (Tratto da: Franco Cercone, La Madonna che scappa in piazza a Sulmona, Ed Qualevita, 2007).
La mia responsabilità di Vescovo riguardo la Processione del Venerdì santo a Sulmona.
Eletto vescovo della Diocesi di Sulmona-Valva nel 2007, ho partecipato alla prima processione del Venerdì santo nel 2008. Avendo ricevuto notizie dal clero cittadino circa lo svolgimento della processione, costituii un comitato di sacerdoti per parlare con l’Arciconfraternita per concordare lo svolgimento della processione. Da parte dell’Arciconfraternita ci fu totale chiusura alle proposte dei sacerdoti.
Partecipai alla processione nel 2008, e dopo la sosta in piazza Plebiscito, dove tenni una breve riflessione ai fedeli, mi ritrovai con la processione bloccata davanti alla chiesa di S. Lucia. Chiesi il perché di una fermata così prolungata e mi resi conto che c’era gente del coro, portatori di lampioni e appartenenti all’Arciconfraternita che bevevano ai boccioni di vino, c’era chi mangiava, chi fumava, chi telefonava, uno schiamazzo generale. Rimasi inorridito da tali scene e profondamente ferito da tali cose, che avvenivano durante una processione sotto le statue del Cristo morto e della Madonna Addolorata. Pensavo che, coloro che partecipavano alla processione, sapessero che il Venerdì santo è giorno di digiuno e di astinenza dalla carne. Chiesi ad una persona, un medico, ma che succede? La risposta fu: “Eccellenza, questo non è niente, dovevate vedere che cosa succedeva qui gli altri anni…”. La processione rientrò. Subito feci notare al Rettore che quello che era avvenuto era una offesa grave al decoro di una processione, in particolare quella del Venerdì santo. Mi venne promesso che per l’anno successivo ci sarebbero stati dei provvedimenti.
Nel 2009, a seguito del terremoto del lunedì santo mattino, si mise in discussione se fare o non fare la processione del Venerdì santo, da parte delle autorità e come fare per avere le dovute autorizzazioni. Insistetti e mi imposi perché la processione venisse fatta, suggerendo di passare per vie dove, in caso di sisma, la gente poteva essere più sicura. Venne così cambiato il percorso degli altri anni, con uno più consono alla situazione di possibile pericolo.
Nel 2010 prima della processione incontrai l’Arciconfraternita per spiegare il senso liturgico di una processione e come andava fatta. Si tenne la processione. Ma giunti in via Panfilo Serafini e davanti alla chiesa di S. Lucia la processione si bloccò e sottobanco passarono bibite e panini. Feci presente all’Arciconfraternita dell’accaduto qualche giorno dopo. Mi dissero che avrebbero posto rimedio.
Nel 2011, tenni prima degli incontri con le persone dell’Arciconfraternita per preparare la processione del Venerdì santo, facendo capire il significato della processione e dicendo che durante la processione, non potevano essere ammesse soste di ristoro o di altro genere, che la processione, anche con passo lento doveva scorrere senza intoppi e che, quando il coro non cantava e la banda non suonava, era necessario mantenere il silenzio dare spazio alla preghiera dei fedeli ed essere raccolti. Invitai l’Arciconfraternita, unitamente al Cappellano, a trovare i testi di preghiera e coinvolgere alcune persone perché venissero letti brevi testi della Sacra Scrittura ed elevate preghiere. Per far partecipare la gente alla preghiera, indicai di usare le trombe di amplificazione. La processione, dopo la preghiera di inizio, cominciò a sfilare, ma in tanti momenti si bloccava e si perdeva tempo, senza spiegazioni, a volte venti minuti, a volte mezz’ora (es. dopo la chiesa di S.Gaetano, davanti al Teatro Caniglia e prima di giungere il Piazza Garibaldi). Giunti in via Panfilo Serafini e davanti alla chiesa di S. Lucia la processione si bloccò nuovamente, c’era chiasso, i portatori dei lampioni e delle statue parlavano ad alta voce e quelli del coro facevano sentire le loro proteste di disappunto perché era stata tolta la pausa ristoro. Come sempre dopo la processione richiamai i responsabili dell’Arciconfraternita a intervenire e a non far accadere ciò che è spiacevole durante una processione religiosa.
Nel 2012, dopo tanti richiami, per evitare il blocco della processione davanti a S. Lucia, dopo il transito in via Serafini, suggerii all’Arciconfraternita di trovare una soluzione. Decisero di invertire il percorso passando per Corso Ovidio prima e per giungere, poi, in Piazza Plebiscito. L’Arciconfraternita sostenne questa proposta e fece in modo che la processione si svolgesse in tale ordine, come pure pregare all’inizio della processione davanti alla chiesa della SS. Trinità, come al termine della processione con la benedizione dopo un brevissima riflessione. Fioccarono proteste a non finire contro il vescovo, con articoli sui giornali privi di verità oggettiva e offensivi.
Nel 2013 avvenne la stessa cosa dell’anno precedente.
Nel 2014 avvenne la stessa cosa dell’anno precedente.
Nel 2015,poi, è avvenuta una cosa gravissima. Il Coro per protesta, perché si faceva la processione per via Corso Ovidio, poi Panfilo Serafini e Piazza Plebiscito, perché venivano usate le trombe di amplificazione per la preghiera e per la preghiera stessa durante la processione, arbitrariamente, dopo il ponte dell’acquedotto, fino a Piazza Plebiscito si rifiutò di cantare, nonostante l’invito del maestro del coro.
Un gesto di una gravità inaudita, una grave offesa a Dio, al Signore Gesù morto, alla sua Santissima Madre Addolorata. Rifiutarsi di cantare è stato un gesto che ha fatto cogliere che il Coro non si mette a servizio della processione e della preghiera, ma ha voluto mettere in evidenza la sua autoreferenzialità e la sua importanza. Una offesa gravissima al Vescovo, successore degli apostoli che presiedeva la processione, disubbidendo. Mai si è vista una rivendicazione sindacale in una processione. Il Coro ha voluto dire, con il suo ammutinamento: “qui o si fa come diciamo noi, oppure non cantiamo”. Una offesa grave ai fedeli, ai cittadini, alla città. Di fronte a quanto successo ho informato il Rettore, il Consiglio dell’Arciconfraternita e i componenti dell’intera Arcionfraternita, in occasione della presentazione del nuovo Cappellano il 10 gennaio 2016.
Di fronte a tale gesto di gravità, come Vescovo ho usato sempre la calma e la misericordia. Sempre disponibile al dialogo con tutti, a far capire l’importanza della processione del Venerdì santo e a farla vivere come momento di fede e di raccoglimento. La misericordia va usata sempre e verso tutti. Anche verso chi, in forza di mantenere vivi aspetti personali che chiama “tradizione”, tradisce il significato profondo di una processione. Ma non posso far profanare ciò che è sacro, non posso inchinarmi ai “signori di turno”.
E’ l’Arciconfraternita che deve vigilare e far sì che le cose vengano fatte come la Chiesa ci indica come Madre e Maestra perché le tradizioni vengano mantenute vive nel loro significato originale.
Sulmona, 10 gennaio 2016
+Angelo Spina
Vescovo di Sulmona-Valva
