LA CARITÀ CHE SI FA STORIA: TRE NUOVI DIACONI PER LA CHIESA DI SULMONA-VALVA
L’ordinazione il 21 giugno in Cattedrale, nel cuore del Congresso Eucaristico Diocesano. Tra i candidati un falegname del Movimento dei Focolari, un operaio-sindacalista e un ex carabiniere: storie diverse unite dal servizio alla Mensa dei poveri.
C’è un’immagine antica e sempre viva che attraversa la storia della Chiesa: quella del catino e dell’asciugatoio. È l’immagine di Cristo che si china a lavare i piedi ai suoi discepoli nell’Ultima Cena, legando indissolubilmente il mistero dell’Eucaristia al fango della terra, al servizio concreto, alla carità quotidiana. Questa stessa immagine si tradurrà in volti, storie e ginocchia piegate il prossimo 21 giugno 2026, alle ore 18.00, quando la Cattedrale di San Panfilo a Sulmona spalancherà le porte per l’Ordinazione diaconale di tre nuovi figli di questa terra: Antonello Fabrizio Ferreri, Etienne Kenfack e Nicola Scarnecchia. Per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria del Vescovo, S.E. Mons. Michele Fusco, la Chiesa di Sulmona-Valva si arricchisce di tre nuovi operai pronti a farsi prossimi agli ultimi.
Il diacono: custode della triplice mensa. Questo appuntamento dello Spirito non giunge come un fatto di cronaca isolato, ma si colloca nel cuore vibrante del cammino ecclesiale diocesano: il Congresso Eucaristico Diocesano 2026. Sotto l’eco dell’esortazione evangelica “Prendete e mangiatene tutti”, la diocesi sta vivendo un tempo di profonda rigenerazione spirituale.
Il legame teologico tra il ministero del diacono e l’Eucaristia è viscerale. Come illustrato nel manifesto dell’evento – che mostra tre pani in una cesta – il diacono è per sua natura il custode e il servitore di una triplice mensa: la “Mensa della Parola”, la “Mensa dell’Eucaristia” e la “Mensa dei poveri”. Egli non distoglie lo sguardo dall’altare per volgersi ai fratelli, né dimentica l’altare quando serve chi è nel bisogno; al contrario, porta i gemiti del mondo nella liturgia e spezza il pane della carità nelle strade. Sotto il mandato scelto, “…Servite il Signore con letizia…” (Sal 100,2), i tre candidati ricorderanno a tutta la comunità che la fede cristiana si misura sulla gioia traboccante del servizio.
Tre biografie radicate nel mondo. Il diaconato permanente, fiorito nella sua bellezza originaria dopo il Concilio Vaticano II, valorizza le singole esistenze umane e professionali, trasformandole in vie di evangelizzazione. Le storie dei tre ordinandi raccontano proprio questa straordinaria varietà di chiamate.
Dalla fabbrica al Progetto Policoro. Antonello Fabrizio Ferreri, nato a Popoli nel 1962 e residente a Bussi sul Tirino, porta con sé una radicata tradizione familiare di fede (con uno zio che fu diacono permanente a Roma). La sua vita è una sintesi feconda tra l’altare e il mondo del lavoro: da 42 anni è impiegato nello stabilimento della Società Chimica Bussi (SCB), dove si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro, ed è da trent’anni un punto di riferimento sindacale della RSU per la Cisl. Laureato in Teologia lo scorso luglio presso l’ISSR “Fides et Ratio” di L’Aquila, Antonello incarna la vocazione del diacono immerso nel sociale. Già Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro e tutor del Progetto Policoro, ha sempre teso fili di dialogo tra l’amministrazione civile e la realtà parrocchiale nel segno della carità, promuovendo la testimonianza della fede anche tra i più “timidi” attraverso un’associazione dedicata a San Giovanni Paolo II.
Dalle foreste del Camerun al Centro Internazionale dei Focolari. La storia di Etienne Kenfack, 61 anni, ha il respiro della Chiesa universale. Consacrato focolarino da trentadue anni, Etienne ha speso gran parte della sua vita nell’Opera di Maria, ricoprendo ruoli di altissima responsabilità internazionale: è stato responsabile di focolare, direttore della scuola di formazione per i candidati, co-responsabile della cittadella di Fontem in Camerun e, dal 2021, Consigliere centrale a Rocca di Papa. Falegname di professione per venticinquenni – un mestiere che evoca immediatamente la bottega di Nazaret –, Etienne ha unito il lavoro manuale a profondi studi teologici e filosofici, compiuti tra l’Istituto Redemptoris Mater di Douala e la Pontificia Università Urbaniana a Roma. Quella vocazione al sacerdozio sentita da ragazzo nel seminario minore di Dschang, e poi custodita con totale distacco e obbedienza nelle mani di Dio, è tornata a farsi sentire con forza. Confermata dai superiori, la sua chiamata si apre oggi al servizio ministeriale nella Chiesa di Sulmona-Valva, in un cammino orientato verso il diaconato e il successivo presbiterato.
Dalla divisa dei Carabinieri al servizio liturgico. Nicola Scarnecchia, nato a Barrea nel 1956, ha visto la propria vocazione fiorire in due tempi diversi. Entrato nel 1969 nel seminario minore dei missionari Comboniani a Sulmona, ha poi intrapreso strade diverse: il servizio nell’Arma dei Carabinieri come carabiniere a cavallo, la laurea in Giurisprudenza e una lunga carriera amministrativa presso il Comune di Barrea, l’Arssa e la Regione Abruzzo. Sposato e trasferitosi a Sulmona nel 2002, è stato per lunghi anni animatore e direttore del coro nella parrocchia di Madonna Pellegrina. Con il pensionamento nel 2020 e il superamento della fase pandemica, Nicola ha ripreso in mano il filo mai spezzato del discernimento sotto la guida dei parroci della Cattedrale. Il percorso formativo, culminato lo scorso 6 marzo con il conseguimento del Baccellierato in Scienze Religiose all’ISSR “G. Toniolo” di Pescara, lo conduce oggi all’altare della Cattedrale di San Panfilo, dove per anni ha vissuto intensamente la preghiera e l’assistenza liturgica.
La festa di un popolo. L’ordinazione di Etienne, Antonello e Nicola non è un evento privato, ma un dono per l’intero popolo di Dio. Come ricorda la nota in calce all’invito dell’Ufficio liturgico, “La comunità diocesana è invitata a partecipare e ad accompagnare i candidati con la preghiera”. Attorno al proprio Pastore, Mons. Michele Fusco, la Chiesa locale si stringerà il 21 giugno per lodare il Signore che continua a chiamare operai capaci di farsi prossimi, spezzando il pane della Parola, dell’Eucaristia e della Carità.
Ufficio Comunicazioni Sociali
