IL CORAGGIO DI FERMARSI: L’EUCARISTIA COME RIPOSO E ANTIDOTO ALL’ATTIVISMO PASTORALE
La vibrante lettera del Vescovo Fusco ai sacerdoti di Sulmona-Valva in vista del Congresso.
Dalle citazioni patristiche al commosso ringraziamento per chi spezza il Pane nei piccoli borghi dell’Appennino.
In un frangente ecclesiale non di rado tentato dalla vertigine dell’efficienza organizzativa, in cui persino il ministero ordinato rischia di soccombere sotto il peso di agende sempre più sature, risuona con provvidenziale mitezza la missiva che il Vescovo di Sulmona-Valva, Mons. Michele Fusco, ha inteso indirizzare ai propri sacerdoti. Diffuso alla vigilia del Congresso Eucaristico Diocesano e redatto nella data simbolica del 2 ottobre, memoria dei Santi Angeli Custodi, il documento rinuncia in radice al tono algido della circolare burocratica per assumere i tratti intimi e accorati di un padre e di un fratello, il quale dichiara di conoscere bene la “dedizione silenziosa e il peso, a volte gravoso, delle innumerevoli responsabilità pastorali” che gravano sul clero.
La premessa da cui muove il vescovo è tanto spiazzante quanto evangelica: il Congresso non dovrà in alcun modo rappresentare “un ulteriore impegno da sommare agli altri”, bensì un imperativo a “fermarci”. Attraverso il limpido richiamo al Vangelo di Marco – «Venite in disparte e riposatevi un po’» – Mons. Fusco invita i confratelli a sottrarsi alla dittatura dell’urgenza per “riposare il cuore” e riaccendere la fiamma della vocazione originaria. Si delinea qui un vero e proprio elogio della sosta orante, intesa come grembo fecondo in cui rigenerare l’unità e valorizzare al contempo la “meravigliosa molteplicità delle nostre vite, delle nostre esperienze, dei nostri vissuti e delle nostre visioni”.
Ma è attingendo alla sorgente inesauribile della patristica che la lettera dischiude la sua intelaiatura teologica più densa. Il Vescovo rammenta che l’Eucaristia rifugge ogni riduzione a dottrina astratta, palesandosi piuttosto come Presenza viva che trasforma. Le parole di Sant’Ignazio di Antiochia, che la definisce «farmaco di immortalità», si intrecciano con la lucida visione di Sant’Ireneo di Lione, per il quale il pane, composto di terra e cielo, rende i corpi incorruttibili donando speranza di risurrezione. A coronamento di questa mistica, interviene la celebre intuizione di Sant’Agostino, che capovolge la rassicurante e antropocentrica dinamica dell’assimilazione: non è l’uomo a trasformare Cristo in sé, ma è Cristo che trasforma intimamente l’uomo che lo riceve.
Tale vertiginoso sostrato teologico, tuttavia, non resta affatto sospeso nell’iperuranio della speculazione accademica, ma si incarna in modo prepotente e vitale nelle asprezze del territorio peligno. In uno dei passaggi più commossi della missiva, infatti, Mons. Fusco rivolge un grato pensiero a quanti, “con fedeltà quotidiana, spezza(no) il pane della Parola e dell’Eucaristia anche nei nostri più piccoli borghi tra i monti dell’Appennino Abruzzese”. È il riconoscimento plastico di una “presenza umile e costante” che spesso sfugge ai radar della grande cronaca, ma che costituisce la spina dorsale attraverso cui lo Spirito edifica la Chiesa intera.
Proprio per rendere visibile questa koinonia, chiamata a travalicare le fatali solitudini geografiche, il documento si suggella con la convocazione formale del clero. Il Vescovo attende i suoi sacerdoti, chiedendo loro di estendere l’invito alle comunità parrocchiali, per concelebrare la Solenne Celebrazione Eucaristica Conclusiva. L’appuntamento, che segnerà il vertice del cammino congressuale diocesano, è fissato per domenica 18 ottobre 2026 alle ore 18:00 presso il Palazzetto dello Sport in Viale 25 Aprile a Sulmona, e sarà presieduto dal Nunzio Apostolico in Italia, S.E. Mons. Edgar Peña Parra. Ritrovarsi attorno all’unico altare, conclude il presule ponendo la propria firma accanto al timbro del suo stemma episcopale, non sarà una formale esibizione di forza ecclesiale, ma la “proclamazione più bella dell’amore di Dio” per la complessa e affascinante porzione di gregge affidata alla Chiesa di Sulmona-Valva.
