«fr-AGILI»: LA PROFEZIA DEI GIOVANI D’ABRUZZO E MOLISE IN CAMMINO VERSO SAN NUNZIO SULPRIZIO
«frAGILI»: LA PROFEZIA DEI GIOVANI D’ABRUZZO E MOLISE IN CAMMINO VERSO SAN NUNZIO SULPRIZIO
Non è solo un gioco di parole, ma una proposta di vita che ribalta le prospettive dominanti. «frAGILI – Custodire con cura» è il tema del prossimo pellegrinaggio regionale dei giovani di Abruzzo e Molise che il 2 maggio 2026 convergerà verso il Santuario di San Nunzio Sulprizio a Pescosansonesco. Un evento promosso dalla Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana (CEAM) e curato dalla Pastorale Giovanile regionale, che vedrà la nostra Diocesi di Sulmona-Valva farsi cuore pulsante di un’accoglienza che sa di speranza.
La forza nella vulnerabilità
In un tempo che esalta la performance e l’invincibilità, i giovani scelgono una strada diversa. Quel “frAGILI” scritto sui manifesti, con le ultime cinque lettere messe in risalto, suggerisce un’intuizione profonda: la fragilità, se abitata con fede e condivisa in comunità, non è un limite invalicabile, ma la condizione stessa per diventare “agili”, pronti a muoversi verso l’altro, capaci di una tenerezza che il mondo ha dimenticato.
«Custodire con cura» è l’imperativo che accompagna il cammino. Richiama l’ecologia integrale della Laudato si’ e la cura dei legami umani. I passi dei ragazzi abruzzesi e molisani non saranno dunque solo un esercizio fisico, ma un gesto politico ed ecclesiale: rivendicare il diritto alla fragilità come spazio in cui Dio opera meraviglie.
Sulle orme del Santo giovane
La meta non è casuale. San Nunzio Sulprizio, il giovane operaio della nostra terra, orfano e provato dalla malattia, parla oggi ai suoi coetanei con una modernità disarmante. In lui, la fragilità di un corpo martoriato non ha spento l’agilità di un’anima innamorata di Cristo. Nunzio è il testimone che si può essere “santi subito”, non nonostante le ferite, ma attraverso di esse.
Il programma della giornata
L’appuntamento del 2 maggio si snoderà attraverso momenti di riflessione, silenzio, festa e preghiera comunitaria. Il programma prevede l’accoglienza dei gruppi diocesani, un cammino condiviso ritmato da testimonianze e musica, e il momento culminante della Celebrazione Eucaristica con i Vescovi della Regione.
Sarà un mosaico di colori, proprio come il mondo acquerellato che campeggia sulla locandina dell’evento: un’umanità che si solleva verso l’alto, consapevole della propria delicatezza, ma sostenuta da una gioia che non viene da sé.
Un invito a “inquadrare” la speranza
L’invito è aperto a tutti i gruppi parrocchiali, i movimenti e le associazioni. Attraverso il QR code presente sul materiale informativo è possibile accedere ai dettagli logistici e al programma completo.
La Diocesi di Sulmona-Valva è pronta ad aprire le braccia. Perché in quel cammino verso San Nunzio, tra le montagne che uniscono Abruzzo e Molise, i nostri giovani non troveranno solo una meta, ma la riscoperta di un tesoro prezioso: la bellezza di essere umani, fragili e, proprio per questo, infinitamente amati.
Ufficio Comunicazioni Sociali
IL PROFILO / San Nunzio Sulprizio: il giovane operaio che trasformò il dolore in luce
Un’infanzia segnata dalla Croce Nunzio Sulprizio nasce a Pescosansonesco, nel cuore dell’Abruzzo pescarese, il 13 aprile 1817. La sua è un’esistenza che sembra scritta sotto il segno della privazione: perde entrambi i genitori in tenera età e viene affidato a uno zio fabbro, uomo dal temperamento brutale. Costretto a lavori pesanti e sproporzionati per la sua gracile costituzione, Nunzio contrae una terribile forma di tubercolosi ossea (all’epoca chiamata “carie”) a causa del freddo e degli sforzi.
Napoli e la scoperta della cura La svolta avviene nel 1832, quando un altro zio, il colonnello Felice Sulprizio, lo porta con sé a Napoli. Qui, tra le corsie dell’Ospedale degli Incurabili, Nunzio non trova solo cure mediche, ma una vera e propria vocazione alla sofferenza offerta per amore. Nonostante il dolore lacerante alla gamba, che lo costringe alle stampelle, il giovane diventa un punto di riferimento per gli altri malati, che consola con una maturità spirituale sbalorditiva per la sua età.
Il “Santo giovane” dei nostri tempi Muore a soli 19 anni, il 5 maggio 1836, dopo aver vissuto la sua malattia con una serenità che colpì profondamente i testimoni del tempo. La sua fama di santità attraversò i decenni: Leone XIII lo additò come modello per i giovani operai, ma è stato Papa Francesco, il 14 ottobre 2018, a proclamarlo Santo durante il Sinodo sui Giovani, riconoscendo in lui un “ponte” tra la fragilità della condizione umana e la forza della fede.
Perché conoscerlo oggi? La figura di Nunzio Sulprizio è straordinariamente attuale per tre motivi:
- Dignità del lavoro: Ricorda il valore e, troppo spesso, la sofferenza legata al mondo del lavoro, specialmente quello giovanile e precario.
- Resilienza spirituale: Insegna che la malattia non è un tempo “morto”, ma uno spazio di fecondità.
- Patrono dei giovani: È il testimone che la santità non richiede secoli di vita, ma un istante di abbandono totale a Dio.
Una parola di San Nunzio: A chi gli chiedeva chi si prendesse cura di lui nelle sue sofferenze, Nunzio rispondeva con semplicità:
«La Provvidenza di Dio».
Scheda Tecnica per i lettori
- Nascita: 13 aprile 1817 (Pescosansonesco, PE)
- Morte: 5 maggio 1836 (Napoli)
- Beatificazione: 1° dicembre 1963 (da San Paolo VI, durante il Concilio Vaticano II)
- Canonizzazione: 14 ottobre 2018 (da Papa Francesco)
- Patronato: Giovani, operai, invalidi.
- Luoghi del culto: Il Santuario di Pescosansonesco (meta del pellegrinaggio del 2 maggio) e la Chiesa di San Domenico Soriano a Napoli.
