Notizie Ufficio per le Comunicazioni Sociali 

EDITORIALE | NON UN CINEMA CON ORARI A SCELTA, MA L’UNICO CORPO DI CRISTO

Commento alla catechesi di Papa Leone XIV sulla «Sacrosanctum Concilium»: perché la Messa non è un adempimento individuale né un servizio “su misura”, ma il raduno della comunità.

C’è un passaggio dell’Udienza Generale tenuta questa mattina da Papa Leone XIV in Basilica di San Pietro che merita di essere affisso alle porte di tutte le nostre chiese parrocchiali. Proseguendo il ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II e soffermandosi sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium, il Santo Padre ha ricordato che la preghiera non è una «tecnica finalizzata al benessere personale», né un esercizio di evasione individualista di fronte alle pressioni della mentalità efficientistica. Al contrario, citando il testo conciliare (SC, 6), il Papa ha ribadito che fin dalle origini «la Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale».

È proprio quella parola – assemblea, dal gr. ekklesìa – a fare da specchio critico, e per certi versi impietoso, alla vita liturgica delle nostre comunità parrocchiali.

Se ascoltiamo con onestà il pulviscolo delle nostre parrocchie, infatti, ci accorgiamo di quanto la percezione dell’Eucaristia domenicale si sia progressivamente deformata. Per troppi battezzati, la Messa ha smesso di essere il momento in cui la comunità locale si riconosce, si stringe attorno all’unico altare e fa esperienza visibile del Corpo mistico di Cristo. È diventata, invece, una pratica privatizzata, l’adempimento formale di un “precetto” da smarcare nella lista degli impegni del fine settimana, o un momento intimo da fruire in perfetta solitudine emotiva.

Da questa stortura individualista nasce un fenomeno ben noto a chiunque viva la realtà delle nostre vicarie: la sindrome da multisala cinematografica.

In molte nostre città e paesi si pretende un’inflazione di orari e di celebrazioni: la Messa delle 8:00, delle 9:30, delle 11:00, e poi il pomeriggio alle 18:00, alle 19:00, alle 20:00. Guai a toccare la “Messa delle mie esigenze”! Guai ad accorpare due celebrazioni per permettere a due quartieri o a due comunità di fondersi! Si reagisce quasi come clienti scontenti di fronte alla cancellazione dello spettacolo serale di un cinema. La parrocchia viene ridotta a un erogatore di servizi religiosi a orario continuato, dove l’importante è trovare lo “slot” libero che s’incastra perfettamente tra la spesa, lo sport dei figli e il pranzo in famiglia.

Il risultato di questo consumismo liturgico è sotto gli occhi di tutti: navate mezza vuote, assemblee spolpate, canti fiacchi, assenza totale di calore comunitario. Ci si ritrova seduti accanto a persone che non si conoscono e che non ci si cura di conoscere, uniti nello stesso banco ma isolati nella propria devozione privata, pronti a scappare via un secondo dopo la benedizione finale.

Papa Leone XIV, richiamando l’insegnamento di San Paolo VI e la lezione di Sant’Agostino («Quando prega il corpo del Figlio, non separi da sé il proprio capo»), ci ha ricordato oggi che nell’Eucaristia non si va soli, perché è Cristo stesso che unisce a sé l’intera umanità. La liturgia è l’azione di un popolo, non la performance di un singolo a uso e consumo dei propri orari.

Ecco perché la catechesi papale interpella direttamente la pastoralità della nostra diocesi. Abbiamo davvero bisogno di moltiplicare le Messe per fare un favore alla comodità dei fedeli, o non avremmo piuttosto bisogno di ridurre il numero delle celebrazioni per ritrovare il senso dell’unica assemblea?

Meno Messe durante la giornata non significa un “taglio ai servizi”, ma una scelta di fede coraggiosa e pedagogica. Significa riempire le chiese, permettere alle voci di unificarsi in un unico canto, dare ai sacerdoti la possibilità di celebrare con dignità e riposo anziché correre da un altare all’altro come maratoneti della stola, e soprattutto costringere i fedeli a fare un passo fuori dal proprio egoismo per incrociare lo sguardo del fratello.

Se la Messa torna a essere il luogo in cui ci si incontra perché si appartiene allo stesso Signore, cade la logica della comodità personale. Non siamo clienti che scelgono l’orario del film; siamo pietre vive chiamate a formare un solo tempio. È tempo di raccogliere il monito di Papa Leone XIV: ritornare alla Sacrosanctum Concilium significa smettere di pretendere una Chiesa su misura e ricominciare a edificare, attorno al Pane spezzato, una vera comunità.

Puoi leggere la Catechesi di Papa Leone XIV qui.

Ufficio Comunicazioni Sociali