Notizie Ufficio per le Comunicazioni Sociali 

CAPOGRASSI, IL GIURISTA DEL «PASSO SANTO» CHE SAPEVA ASCOLTARE IL GRIDO DELLA GIUSTIZIA

A settant’anni dalla morte, Sulmona riscopre l’integrità di un uomo che ha saputo unire i codici al Vangelo.

Sulmona, 25 aprile 2026 – C’è un’immagine, quasi fuori dal tempo, che ha attraversato come un raggio di luce l’Auditorium “San Panfilo” durante il pomeriggio dedicato a Giuseppe Capograssi: quella di un uomo dal papillon impeccabile che, tra una riflessione sui massimi sistemi del diritto e una seduta alla Corte Costituzionale, cercava negli occhi della sua Giulia quel «riflesso di cielo» da trasfigurare in ascesi quotidiana.

A settant’anni esatti dal suo transito, Sulmona non ha semplicemente ricordato un cittadino illustre; ha riaperto un dialogo con un maestro dell’integrità. Il convegno “Il grido della giustizia, il passo del santo”, promosso dalla Diocesi e dall’Unione Giuristi Cattolici (UGCI), è stato un mosaico dove la scienza giuridica si è fusa indissolubilmente con la testimonianza di fede, sorretto da un coro di voci autorevoli.

Il diritto tra istituzioni e sapienza accademica

Il legame tra la città e il suo giurista è stato suggellato dalle parole di Luca Tirabassi, che ha portato il saluto del territorio nella sua duplice veste di Sindaco di Sulmona e Presidente dell’Ordine degli Avvocati. Con un tocco di sincera umiltà, Tirabassi ha espresso la propria «soggezione culturale e umana» nel ritrovarsi al cospetto di colei che fu la sua docente, evidenziando come la lezione di Capograssi non sia confinata ai libri, ma costituisca l’ossatura etica di chiunque eserciti oggi la professione forense.

A dare sostanza scientifica e filosofica all’incontro è stata proprio la Prof.ssa Maria Gabriella Esposito (Università di Teramo). Con il rigore che le è proprio, la docente ha guidato l’uditorio nei meandri del pensiero capograssiano, svelando come la ricerca della verità giuridica non possa mai essere disgiunta dalla ricerca del Bene. La sua relazione ha evidenziato come Capograssi abbia saputo trasformare la filosofia del diritto in una “scienza della vita”, dove ogni norma deve rispondere al grido di dignità dell’essere umano.

Una santità feriale: dal grido all’altare

Nelle parole di S.E. Mons. Michele Fusco, l’eredità capograssiana ha smesso i panni della dottrina per farsi «voce profetica». Il Vescovo ha saputo tessere il filo che unisce il bisogno insopprimibile di verità dell’uomo comune alla prassi di un giurista che non ha mai scisso la toga dalla preghiera. È l’idea di una «santità feriale», capace di nobilitare ogni lezione e ogni affetto, tema ripreso anche dal Prof. Damiano Nocilla e da Padre Pierluigi Giroli, i quali hanno rintracciato nelle radici rosminiane di Capograssi quella bussola per orientarsi anche nelle sfide moderne, come quelle poste dall’intelligenza artificiale.

L’umanità dello “Zio Peppino”

Ma è nel ricordo del nipote, il Prof. Vittorio Faraglia, che il profilo di Capograssi si è fatto carne. Il ritratto dello “Zio Peppino”, uomo umile e accogliente, ha svelato la sorgente di tanta sapienza: una vita vissuta all’ombra di un amore, quello per Giulia Ravaglia, che era già liturgia prima di essere epistolario.

L’evento, coordinato con tenacia dal Dott. Massimiliano Di Bartolo, non chiude un anniversario, ma apre un percorso. L’auspicio è che questo “passo del santo” possa presto essere riconosciuto ufficialmente, offrendo ai giuristi di oggi una guida e ai credenti un esempio di come abitare il mondo con lo sguardo rivolto all’Eterno.

 

Per chi non avesse potuto partecipare:

Rivedi il Convegno su Giuseppe Capograssi

L’Ufficio Comunicazioni Sociali rende noto che è in fase di valutazione la pubblicazione degli atti del convegno, per rendere permanente questo prezioso patrimonio di riflessioni.