IL POVERELLO TRA LE PIETRE E I COLORI DELLA VALLE PELIGNA
In mostra a Sulmona il patrimonio francescano della Diocesi di Sulmona-Valva: un percorso tra affreschi medievali, sculture e pale barocche nell’ambito del Tempo del Creato.
Al di là delle contese storiografiche sui passaggi diretti di Francesco d’Assisi nelle terre d’Abruzzo, esiste una certezza documentata dalla bellezza: il carisma del Poverello ha intessuto con la comunità della Diocesi di Sulmona-Valva un legame immediato, profondo e duraturo. A darne testimonianza visiva è la mostra fotografica “Frate Sole, Sorella Arte. Tracce dell’eredità di san Francesco nel patrimonio artistico diocesano”, ospitata dal 19 settembre al 4 ottobre 2026 nella chiesa di Santa Chiara a Sulmona, promossa dalla Diocesi e dal Circolo Laudato Si’ «Valle Peligna» per il Tempo del Creato.
L’esposizione, nata su un attento impianto critico curato dalla dott.ssa Anna Colangelo, compone un itinerario geografico e spirituale tra i capolavori conservati nelle chiese del territorio. La presenza francescana, attestata già dalla prima metà del Duecento tra Sulmona e Castelvecchio Subequo, trova una delle sue vette negli affreschi (1290-1310) della Domus Orationis del monastero di Santa Chiara, con una toccante raffigurazione delle Stimmate. Sempre a Castelvecchio Subequo, il transetto della chiesa francescana conserva il ciclo trecentesco attribuito da Cristiana Pasqualetti al Maestro di Campo di Giove: qui il Dono del mantello, l’Incontro con il lebbroso e il Sogno di Innocenzo III narrano una scelta di vita radicale.
Il percorso si allarga ai borghi montani: dalle navate di Santo Stefano di Sessanio – con le scene rare del lupo ammansito e del dialogo con frate Leone – fino al repertorio plastico e decorativo. La scultura racconta l’evoluzione della devozione popolare attraverso i secoli: dal legno intagliato del Seicento a Barrea e Castelvecchio Calvisio, agli stucchi settecenteschi di Gagliano Aterno e Carapelle Calvisio, fino ai dettagli liturgici come le ante lignee di Santa Chiara (1671) e i calici sbalzati del Museo Diocesano.
A coronare la rassegna sono le grandi pale d’altare, tra cui spicca la tela di Tanzio da Varallo del 1614, custodita a Pescocostanzo. La mostra fotografica non si limita così a un censimento delle opere, ma invita a riscoprire nella materia dell’arte un messaggio di fraternità e cura ancora fecondo.
