Congresso Eucaristico Notizie 

UN’UNICA VOCE PER IL PANE DELLA VITA

Circa 250 cantori provenienti da realtà parrocchiali e musicali del territorio daranno voce alla celebrazione conclusiva del Congresso Eucaristico Diocesano. Un cammino di preparazione che diventa esperienza concreta di comunione, partecipazione e servizio liturgico.

 Non sarà soltanto un coro numeroso, riunito per una celebrazione di particolare solennità. Sarà un’intera diocesi che, attraverso le voci dei suoi cantori, si ritroverà a pregare e a cantare insieme, esprimendo nella musica il legame che unisce comunità, storie e cammini diversi attorno all’unico Signore.

L’Eucaristia, presieduta da S.E. Mons. Edgar Peña Parra, Nunzio Apostolico in Italia, rappresenterà il culmine di un’intensa settimana di preghiera e riflessione vissuta nel Congresso Eucaristico Diocesano, indetto dal Vescovo di Sulmona-Valva, Mons. Michele Fusco. Un evento nel quale la comunione celebrata sull’altare potrà manifestarsi visibilmente attraverso la voce e il ministero di tanti fedeli. Proprio per dare forma a questo segno corale di popolo, è stata la Commissione organizzatrice del CED 2026 a farsi promotrice dell’iniziativa, proponendo alla Cappella Musicale Pamphiliana di coordinare e costituire un grande coro diocesano pensato appositamente per questa solenne occasione.

A riunirsi saranno i cantori delle parrocchie di San Giovanni Apostolo ed Evangelista e Maria SS. Ausiliatrice di Sulmona, della Cappella Musicale Pamphiliana di Sulmona e delle comunità di Popoli Terme, Capestrano, Corfinio, Raiano, Vittorito, Campo di Giove, Scanno, Castel di Sangro, Ateleta e Quadri. Realtà differenti, distribuite lungo il territorio diocesano, accomunate dal servizio che ogni settimana svolgono nelle rispettive comunità, animando con il canto la celebrazione eucaristica e contribuendo alla preghiera dell’assemblea.

È proprio questa provenienza diffusa a conferire al progetto un significato che va oltre la sua dimensione musicale. I cantori non lasciano le proprie comunità per costituire semplicemente un nuovo ensemble, ma portano con sé il volto, la storia e la preghiera delle parrocchie da cui provengono. Le loro voci, abitualmente al servizio delle assemblee locali, si uniranno per diventare espressione della Chiesa diocesana nel suo insieme: un’unica voce che non cancella le differenze, ma le raccoglie in un’armonia più grande.

Un’immagine che richiama da vicino il mistero celebrato nel Congresso Eucaristico. Nell’Eucaristia, infatti, Cristo raduna il suo popolo, lo nutre con il suo Corpo e lo costituisce nella comunione. Anche il canto, quando è autenticamente vissuto come servizio liturgico, può rendere percepibile questa unità: molte voci, ciascuna con la propria particolarità, concorrono a un’unica preghiera. Non una somma di esecuzioni individuali, ma un’assemblea che si lascia guidare e coinvolgere nella lode comune.

Il cammino verso questo appuntamento è iniziato già nel mese di giugno, quando tutti hanno cominciato a studiare autonomamente i brani del repertorio scelto per la celebrazione. Un lavoro personale, che nel mese di settembre ha trovato una prima sintesi nelle prove d’insieme organizzate a livello foraniale, fino ad arrivare alle prove generali presso il Palazzetto dello Sport.

Un percorso graduale che racconta anche il valore di ogni servizio ecclesiale: la preparazione silenziosa, e spesso nascosta, attraverso cui ciascuno mette le proprie capacità a disposizione di un bene comune.

Le prove foraniali sono state curate da Mirko Caruso, presidente della Cappella Musicale Pamphiliana, coadiuvato da Francesco Domenicucci. L’intero percorso è stato accompagnato da don Lorenzo Di Chiara, direttore dell’Ufficio diocesano per la Musica Sacra, che seguirà il coro anche nell’appuntamento conclusivo.

Ad arricchire la celebrazione sarà l’ensemble di ottoni del M° Vito Di Benedetto, affiancato dal M° Maurizio Ricciotti all’organo.

In un appuntamento che pone al centro l’Eucaristia, il coro diocesano sarà dunque chiamato non soltanto a eseguire un repertorio, ma ad aiutare l’intera assemblea a pregare, a cantare e a vivere più intensamente la celebrazione.

C’è, infine, un valore pastorale che merita di essere sottolineato. I cantori torneranno nelle proprie parrocchie al termine del Congresso, portando con sé non soltanto l’esperienza di una grande celebrazione, ma anche la consapevolezza di appartenere a una realtà più ampia della singola comunità. L’incontro potrà così lasciare un segno duraturo: rafforzare i legami tra le realtà musicali della diocesi, favorire la conoscenza reciproca e alimentare la coscienza di un servizio condiviso. Proprio in questa unità, costruita attraverso il lavoro di tanti e offerta alla preghiera di tutti, il coro potrà esprimere uno dei frutti più significativi del Congresso: una Chiesa che, convocata dall’Eucaristia, scopre di poter camminare insieme, anche quando le sue voci provengono da luoghi diversi.