Pasqua di risurrezione con la S. Messa in Piazza Garibaldi a Sulmona



Nel giorno di Pasqua il vescovo ha celebrato la S. Messa in Piazza Garibaldi a Sulmona, prima della sacra rappresentazione della “Madonna che scappa in piazza”. Hanno concelebrato con lui monsignor Aladino, don Ramon, don Domenico Villani, don Gilberto. Nonostante la pioggia i fedeli e le autorità presenti hanno seguito la celebrazione.




Al termine il vescovo ha ringraziato le autorità civili e militari presenti, i tanti turisti e visitatori, in modo particolare il  Commissario della Confraternita di S. Maria di Loreto  e tutti i lauretani, per l’impegno profuso per organizzare un momento così sentito, ha ringraziato anche il cappellano don Ramon, l’Arciconfraternita della SS. Trinità, il Rettore e don Gilberto, cappellano.



E’ seguita poi la sacra rappresentazione. Di seguito viene riportato il testo dell’omelia del vescovo:
Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua!
L’annuncio gioioso della Pasqua: Gesù, il crocifisso, non è qui, è risorto (cfr Mt 28,5-6) ci offre la consolante certezza che l’abisso della morte è stato varcato e, con esso, sono stati sconfitti il lutto, il lamento e l’affanno (cfr Ap 21,4).



Il Signore, che ha patito l’abbandono dei suoi discepoli, il peso di una ingiusta condanna e la vergogna di una morte infame, ci rende ora partecipi della sua vita immortale e ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati e gli assetati, i forestieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le vittime del sopruso e della violenza.



Il mondo è pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito, mentre le cronache giornaliere si riempiono di notizie di efferati delitti, che non di rado si consumano tra le mura domestiche, e di conflitti armati su larga scala che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove.



Cristo risorto indica  a tutti noi sentieri di speranza. Abbiamo ascoltato dal Vangelo che: «Pietro corse al sepolcro» (Lc 24,12). Quali pensieri potevano agitare la mente e il cuore di Pietro durante quella corsa? Il Vangelo ci dice che gli Undici, tra cui Pietro, non avevano creduto alla testimonianza delle donne, al loro annuncio pasquale. Anzi, «quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento» (v. 11). Nel cuore di Pietro c’era pertanto il dubbio, accompagnato da tanti pensieri negativi: la tristezza per la morte del Maestro amato e la delusione per averlo rinnegato tre volte durante la Passione.



C’è però un particolare che segna la sua svolta: Pietro, dopo aver ascoltato le donne e non aver creduto loro, «tuttavia si alzò» (v. 12). Non rimase seduto a pensare, non restò chiuso in casa come gli altri. Non si lasciò intrappolare dall’atmosfera cupa di quei giorni, né travolgere dai suoi dubbi; non si fece assorbire dai rimorsi. Cercò Gesù, non se stesso. Preferì la via dell’incontro e della fiducia e, così com’era, si alzò e corse verso il sepolcro, da dove poi ritornò «pieno di stupore» (v. 12). Questo è stato l’inizio della “risurrezione” di Pietro, la risurrezione del suo cuore. Senza cedere alla tristezza e all’oscurità, ha dato spazio alla voce della speranza: ha lasciato che la luce di Dio gli entrasse nel cuore, senza soffocarla.



Anche noi, come l’apostolo Pietro,  non possiamo trovare la vita restando tristi e senza speranza e rimanendo imprigionati in noi stessi. Ma apriamo al Signore i nostri sepolcri sigillati - ognuno di noi li conosce -, perché Gesù entri e dia vita; portiamo a Lui le pietre dei rancori e i macigni del passato, i pesanti massi delle debolezze e delle cadute. Egli desidera venire e prenderci per mano, per trarci fuori dall’angoscia. Ma questa è la prima pietra da far rotolare via in questo giorno di Pasqua: la mancanza di speranza che ci chiude in noi stessi.



Che il Signore ci liberi da questa terribile trappola, dall’essere cristiani senza speranza, che vivono come se il Signore non fosse risorto e il centro della vita fossero i nostri problemi.
Vediamo e vedremo continuamente dei problemi vicino a noi e dentro di noi. Ci saranno sempre, ma in questo giorno, occorre illuminare tali problemi con la luce del Risorto, in certo senso “evangelizzarli”. Evangelizzare i problemi. Le oscurità e le paure non devono attirare lo sguardo dell’anima e prendere possesso del cuore, ma ascoltiamo la parola dell’Angelo: il Signore «non è qui, è risorto!» (v. 6); Egli è la nostra gioia più grande, è sempre al nostro fianco e non ci deluderà mai.



Questo è il fondamento della speranza, che non è semplice ottimismo, e nemmeno un atteggiamento psicologico o un buon invito a farsi coraggio. La speranza cristiana è un dono che Dio ci fa, se usciamo da noi stessi e ci apriamo a Lui. Questa speranza non delude perché lo Spirito Santo è stato effuso nei nostri cuori (cfr Rm 5,5). Il Consolatore non fa apparire tutto bello, non elimina il male con la bacchetta magica, ma infonde la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, ha vinto la morte, ha vinto la paura. Oggi è la festa della nostra speranza, la celebrazione di questa certezza: niente e nessuno potranno mai separarci dal suo amore (cfr Rm 8,39).



 Il Signore è vivo e vuole essere cercato tra i vivi. Dopo averlo incontrato, ciascuno viene inviato da Lui a portare l’annuncio di Pasqua, a suscitare e risuscitare la speranza nei cuori appesantiti dalla tristezza, in chi fatica a trovare la luce della vita.
Tra poco assisteremo alla sacra rappresentazione della “Madonna che scappa in piazza”, ma lei non scappa, ma corre gioiosa incontro al  figlio suo, il Signore Gesù, risorto dalla morte. Lei è segno di tutta la Chiesa che corre incontro al  Signore della vita. E’ Lei l’icona della speranza che non si lascia avvolgere dall’abito da lutto ma si riveste  dell’abito verde  della speranza che viene dall’andare incontro al Risorto.



Cari fratelli e sorelle, ho consegnato a questa amata chiesa che è in Sulmona-Valva la Lettera pastorale: “Andate e annunciate il Vangelo”, ci viene data la possibilità, con la grazia dello Spirito Santo, di far risuonare nei cuori di tante persone il primo annuncio: Cristo crocifisso è risorto! E portare tanti uomini e donne, giovani  e adulti all’incontro con Lui, unico salvatore del mondo ieri, oggi e sempre. (Cf Eb 12)



Cristo è risorto! E noi abbiamo la possibilità di aprirci e ricevere il suo dono di speranza. Apriamoci alla speranza e mettiamoci in cammino; la memoria delle sue opere e delle sue parole sia luce sfolgorante, che orienta i nostri passi nella fiducia, verso quella Pasqua che non avrà fine, sotto lo sguardo della dolcissima sua Madre, la Vergine Maria. Amen.
 


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