UNA FEDELTÀ CHE GENERA FUTURO: LA “CHIAMATA SENZA TEMPO” TRA LE VETTE DEL MORRONE
Nel 60° anniversario dei decreti conciliari, la Lettera di Leone XIV traccia il cammino per il clero diocesano: una vocazione che si rinnova ogni giorno tra l’eredità del Vaticano II e le sfide del presente.
Sulmona (AQ), 21 gennaio 2026 – C’è un dinamismo che attraversa la storia della Chiesa e che, periodicamente, chiede di essere riscoperto sotto una luce nuova. È quello che il Santo Padre, Leone XIV, ha voluto cristallizzare nella sua Lettera Apostolica “Una fedeltà che genera futuro”. Il documento, pubblicato in occasione del LX anniversario dei Decreti Conciliari Optatam Totius e Presbyterorum Ordinis, non è soltanto un omaggio alla stagione del Vaticano II, ma una bussola profetica per il ministero ordinato nel terzo millennio.
Proprio questa Lettera è stata al centro del recente e intenso dialogo tra il nostro Vescovo, Monsignor Michele Fusco, e i sacerdoti giovani della Diocesi. Un incontro che ha trasformato la riflessione accademica in un momento di “cuore a cuore”, dove la sapienza del Magistero ha incontrato la fatica e la bellezza del servizio pastorale nella nostra Valle Peligna e nelle aree interne dell’Abruzzo.
L’analisi: oltre la nostalgia, verso una “fedeltà creativa”
Nel cuore del documento, Leone XIV opera un’analisi lucida e per certi versi audace. Celebrando i sessant’anni di Optatam Totius (sulla formazione sacerdotale) e Presbyterorum Ordinis (sul ministero e la vita dei presbiteri), il Papa evita accuratamente ogni deriva nostalgica. La sua tesi è chiara: la “fedeltà” non è la custodia cenerina di un passato glorioso, ma il fuoco che arde e genera nuovi percorsi.
Il Santo Padre individua tre pilastri fondamentali che devono oggi sostenere l’identità del sacerdote:
- L’integrazione tra umano e spirituale: Riprendendo l’eredità conciliare, la Lettera sottolinea come la formazione non termini con il seminario. Il sacerdote è chiamato a una “formazione permanente” che non è solo aggiornamento teologico, ma cura della propria umanità. Per le nostre terre, dove il parroco è spesso l’ultimo baluardo di ascolto in borghi che rischiano lo spopolamento, questa solidità umana diventa il primo annuncio del Vangelo.
- La fraternità presbiterale come missione: Leone XIV rilegge il decreto Presbyterorum Ordinis mettendo in guardia dall’isolamento. In una Diocesi come la nostra, fatta di distanze fisiche e vette che separano, la Lettera Apostolica ci ricorda che “nessun presbitero è un’isola”. La missione è, per sua natura, corale.
- La generazione del futuro: Il Papa sottolinea che un clero “ripiegato su se stesso” non genera vita. La fedeltà è generativa solo quando sa parlare ai giovani, non per proselitismo, ma per attrazione di una gioia vissuta.
Il risveglio della vocazione: il commento del Vescovo Michele
È su questo punto — la capacità della chiamata di restare giovane nonostante lo scorrere degli anni — che si è concentrata l’esortazione di Monsignor Fusco ai suoi sacerdoti. Presentando il testo di Leone XIV, il Vescovo ha voluto scuotere la polvere dell’abitudine, ricordando che il “sì” di un prete di settant’anni deve avere la stessa vibrazione spirituale di quello di un novello presbitero.
“Questa Lettera Apostolica ci dice una verità che ho voluto consegnare anzitutto ai nostri giovani sacerdoti, ma che riguarda ognuno di noi: la Chiamata di Dio non subisce l’usura del tempo,” ha dichiarato Mons. Michele Fusco. “Spesso pensiamo alla vocazione come a un evento del passato, un ricordo da celebrare. Leone XIV ci dice invece che Dio chiama ‘al presente’. Spero che questo documento possa risvegliare in chi è sacerdote da molti anni quella stessa scintilla che ha acceso l’inizio del cammino. Non importa quante volte abbiamo celebrato l’Eucaristia o quante confessioni abbiamo ascoltato: ogni mattina, sul ciglio della nostra storia personale, il Signore torna a chiederci: ‘Mi ami tu?’. In questa domanda, che non ha età, risiede la freschezza della nostra Chiesa di Sulmona-Valva.”
Dalla carta alla vita: il cammino nelle foranie
L’accoglienza di questo documento non rimarrà confinata nelle aule del seminario o negli uffici della Curia. Con un gesto dal forte valore simbolico e pastorale, a conclusione dell’incontro, il Vescovo Michele ha consegnato ufficialmente la Lettera Apostolica a tutti i Vicari Foranei.
L’obiettivo è chiaro: il testo di Leone XIV diventerà il binario maestro del percorso di formazione mensile nelle singole foranie. Saranno i Vicari, nelle diverse zone della Diocesi, a guidare il clero locale in un cammino di meditazione e confronto su queste pagine. È una scelta di campo: fare in modo che la “fedeltà che genera futuro” diventi carne viva, preghiera condivisa e azione pastorale concreta tra le parrocchie del nostro territorio. Sotto lo sguardo dei nostri patroni, la sfida è lanciata: camminare insieme perché ogni “sì”, pronunciato decenni fa o soltanto ieri, continui a generare vita per il domani della nostra Chiesa.
La Lettera Apostolica “Una fedeltà che genera futuro” non è dunque un documento “per addetti ai lavori”. Se il Papa chiede ai sacerdoti di essere “uomini del futuro” con radici ben piantate nel Concilio, chiede indirettamente a tutta la comunità diocesana di riscoprire la propria vocazione.
Sotto lo sguardo dei nostri santi patroni e nel solco della tradizione di una Chiesa che ha saputo resistere ai secoli, siamo invitati a leggere queste pagine come un invito alla speranza. La fedeltà di Dio non viene meno; tocca a noi, presbiteri e laici, permettere che questa fedeltà continui a generare vita, incontri e futuro tra le case e i cuori della nostra amata terra.
Ufficio Comunicazioni Sociali

