Mini Campo Adulti, AC Diocesana “Prendersi cura”
di Franca Giancola
Sono stati due giorni intensi, ricchi di emozioni e tanto divertimento, quelli vissuti dagli aderenti e dai simpatizzanti dell’AC in occasione del mini campo adulti che si è svolto il 12 e 13 luglio a Campo Di Giove, incantevole borgo abruzzese situato sul versante meridionale della Maiella. Circondato da vette e da valichi, immerso in faggete secolari e boschi profumati, questo pittoresco paese offre attività sportive all’aria aperta e un ricco patrimonio culturale.

Il campo estivo è la sintesi dell’esperienza vissuta durante l’anno associativo. Non è solo una vacanza, ma anche un’occasione per riflettere, pregare, crescere insieme e rafforzare il legame con la comunità ecclesiale e con gli altri membri dell’associazione. Sono spesso proprio i campi a rafforzare il nostro legame con l’AC perché rappresentano una tappa fondamentale nel nostro cammino di fede. E l’estate è il tempo propizio per riscoprire il rapporto con il Signore, per rigenerarci in un ambiente sereno, lontano dagli impegni della nostra quotidianità. Un’occasione di cura, dunque, verso noi stessi che abbiamo bisogno di ritagliarci un tempo dedicato per coltivare relazioni, per rallentare il passo, ma anche per fare festa insieme. In Azione Cattolica, “prendersi cura” è un’azione fondamentale che si manifesta in diversi modi, sia all’interno dell’associazione che nel rapporto con la comunità.

Il primo giorno del campo è stato dedicato alla visita ad una delle attrazioni più amate di Campo di Giove, la Big Bench, una panchina gigante, posto perfetto per ammirare la vista spettacolare delle montagne circostanti e delle valli verdi che si estendono all’infinito. La bellezza della natura ha stimolato riflessioni sull’Enciclica “Lumen Fidei”, di Papa Francesco, dedicata alla fede come luce che illumina la vita dell’uomo e suggerisce la contemplazione del creato per avvicinarsi a Dio. Dopo aver scattato le foto di rito, il gruppo dei partecipanti si è diretto verso la “Porta del Tramonto”, un’istallazione artistica che offre un panorama mozzafiato dei monti circostanti, con il sole che scende all’orizzonte tingendo il cielo di magnifiche sfumature.

Durante la sosta, è stato organizzato un gioco formativo che è consistito nel disegnare la mappa di un paese ideale, con elementi naturali, strutture principali e dettagli, per promuovere la consapevolezza e la responsabilità ambientale attraverso la creazione di spazi urbani sostenibili e vivibili. Al tramonto, la recita dei Vespri ha offerto un momento di riflessione e di meditazione dopo una giornata intensa, immersa nella natura. La serata si è poi conclusa con un momento conviviale e la preghiera della Compieta, seguiti da una piacevole passeggiata tra i vicoli del paese. I palazzi signorili, le piccole case a torre realizzate in pietra della Maiella, le chiese di Sant’Eustachio e di San Rocco, veri e propri scrigni di arte e storia, hanno catturato la nostra attenzione, lasciandoci senza fiato.

Nel secondo giorno del campo, presso l’Oasi S. Francesco d’Assisi, l’Erborista e Ricercatrice, Annalisa Cantelmi con il tema “Nel creato, la cura”, ispirato all’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, ci ha condotto in un affascinante viaggio tra le piante del territorio, mostrando come la natura possa essere fonte di cura e di benessere spirituale. Annalisa ha messo in evidenza il legame tra la vita monastica e il mondo naturale, citando Santa Ildegarda di Bingen e S. Francesco d’Assisi come esempi di figure che hanno visto nella bellezza del creato un riflesso della presenza divina.

Dopo la pausa pranzo, è seguita la riflessione di don Daniele, nostro Assistente unitario, sulla “Cura della spiritualità,” esperienza profonda e personale che ci aiuta a trovare un significato alla nostra esistenza attraverso la preghiera e l’attenzione all’altro, elementi essenziali per una vita piena e significativa. La componente fondamentale della spiritualità è la preghiera che ci consente di fidarci del Signore e di riconoscere la sua presenza nelle cure e nell’amore che riceviamo dai nostri fratelli e sorelle, come dimostra la parabola del buon samaritano. Questa parabola simboleggia l’amore universale che supera le barriere, insegnandoci che il nostro prossimo è chiunque abbia bisogno del nostro aiuto, senza distinzioni, superando i pregiudizi e aprendoci alle necessità degli altri.
A conclusione di questa esperienza, benedetta dal nostro Vescovo Michele, non possiamo fare altro che ringraziare il Signore per la bellezza della natura che ci ha accolti, per le persone che abbiamo incontrato e per le esperienze che ci hanno arricchito, con il pensiero proiettato al prossimo campo, con la speranza di vivere nuove conoscenze insieme.




