L’EREDITÀ DI CELESTINO: TRA LE ROCCE DEL MORRONE L’ANIMA DI UNA CITTÀ CHE CERCA IL SUO FUTURO
C’è un silenzio, tra le balze scoscese del Morrone, che non è assenza, ma attesa. È il silenzio di Pietro Angelerio, l’eremita diventato Papa con il nome di Celestino V, che in queste terre ha lasciato non solo un’impronta spirituale indelebile, ma la radice stessa dell’identità peligna. Il 19 maggio, Sulmona torna a guardare verso l’alto, celebrando uno dei suoi “concittadini” più illustri attraverso un intreccio di liturgia, studio accademico e devozione popolare che quest’anno assume un significato ancora più profondo.
Il cuore pulsante della memoria religiosa batte a Bagnaturo. Qui, nella chiesa dedicata a San Pietro Celestino, la comunità si ritrova per fare memoria di colui che scelse la povertà come massima ricchezza. Alle ore 18:00, la Santa Messa solenne sarà presieduta dal Vescovo, S. E. Mons. Michele Fusco, momento culminante di una giornata che inizia nel segno del raccoglimento con il Santo Rosario delle 17:30.
Dietro la complessa macchina organizzativa si muove la dedizione silenziosa del comitato parrocchiale della Sacra Famiglia – parrocchia guidata da padre Lorenzo – che, in stretta collaborazione con l’Associazione Celebrazioni Pietro da Morrone, custodisce il fuoco della festa. Non è solo un rito: è il segno di una Chiesa che sa farsi comunità attorno ai propri simboli, preparando il terreno per il Triduo che dal 21 al 23 maggio accompagnerà i fedeli verso la solennità domenicale.
Ma Celestino non è solo devozione; è un gigante della storia che continua a interrogare il presente. Nel pomeriggio del 19 maggio, alle ore 15:30, le antiche mura dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone ospiteranno il convegno di studi “Orizzonte Celestino: da eremita a santo tra storia e patrimonio culturale”.

L’incontro vedrà alternarsi voci autorevoli della ricerca storica e artistica, da Stefania Di Carlo a Mons. Orlando Antonini, per analizzare una figura che “sfugge a ogni categorizzazione”. Un momento di alta riflessione culturale, patrocinato dal Comune di Sulmona e sostenuto dalla Fondazione Carispaq, volto a indagare quegli eremi che non sono solo monumenti di pietra, ma scrigni di una bellezza che si fa patrimonio collettivo.
La festa civile, che vedrà momenti di aggregazione popolare e la suggestiva fiaccolata dall’Eremo di Sant’Onofrio il 22 maggio a cura dell’Associazione Celestiniana, fa da cornice a una visione più ampia. Sulmona sta faticosamente tentando di riscoprire il suo “volto celestiniano”: un’anima che non può restare chiusa nelle sacrestie o nei manuali di storia.
Il recupero degli itinerari religiosi e la valorizzazione della memoria di Pietro da Morrone rappresentano oggi un potenziale volano turistico per la Valle Peligna. La sfida è trasformare la spiritualità dell’eremo in un’accoglienza consapevole, capace di attrarre chi cerca un turismo lento, meditativo e autentico. Celestino V, il Papa che amava la solitudine, potrebbe essere proprio colui che, a distanza di secoli, indica a Sulmona la via per un nuovo sviluppo: una sintesi tra la custodia della propria storia e il coraggio di una proposta culturale che sappia parlare al mondo moderno.

