Dal discernimento alla missione: il cammino sinodale continua
Con l’inizio del nuovo anno pastorale è ripreso anche il cammino sinodale nella nostra Diocesi.
Il tema, ormai familiare a tutti — “comunione, partecipazione, missione” — continua a guidare il lavoro dell’équipe diocesana, chiamata a custodire lo stile dell’ascolto e del discernimento che ha caratterizzato gli ultimi anni. Nei primi giorni di settembre, la Segreteria diocesana per il Sinodo si è confrontata sul testo aggiornato del documento “Lievito di pace e di speranza”, emendato dopo la seconda Assemblea sinodale nazionale tenutasi a Roma dal 31 marzo al primo aprile scorso.
Il testo, frutto di quattro anni di cammino sinodale, pur tra tante fatiche, è intriso di esperienze di pace e di speranza. Riporta la realtà di oltre 200 chiese locali, con tutte le loro articolazioni, impegnate a vivere e trasmettere speranza e pace: spesso senza farsi notare, senza “fare notizia”, ma sempre con tenacia e cura evangelica.

La tappa regionale di Termoli
Domenica 5 ottobre u.s., i referenti diocesani per il Sinodo, Paola Fabrizi e Francesco Domenicucci, si sono recati a Termoli per partecipare all’incontro dei referenti sinodali di Abruzzo e Molise.
Un pomeriggio di conoscenza, di confronto e di comunione, di ascolto reciproco che ha visto la presenza dei vescovi Mons. Tommaso Valentinetti (Diocesi di Pescara-Penne) e Mons. Antonio D’Angelo (Diocesi dell’Aquila).
Le delegate regionali, Emilia Di Biase e Daniela Palladinetti hanno illustrato alcuni passaggi fondamentali del Documento, sottolineando come esso non rappresenti il punto di arrivo, ma il “lievito” capace di animare la vita delle comunità locali. I referenti di ogni diocesi, nello stile della conversazione spirituale, hanno evidenziato i punti di forza, le criticità ed eventuali emendamenti da trasmettere al Comitato nazionale. Tra i temi più sentiti: l’educazione alla sinodalità, il protagonismo dei giovani, la valorizzazione dei ministeri, la dimensione missionaria della Chiesa.
Il Giubileo delle Équipe sinodali a Roma e la Terza Assemblea nazionale
Pochi giorni dopo, dal 24 al 26 ottobre 2025, l’esperienza del Sinodo si è fatta ancora più universale con il Giubileo delle équipe sinodali, che ha riunito a Roma migliaia di delegati provenienti da tutte le diocesi italiane e del mondo. Anche la nostra diocesi era presente, con il nostro Vescovo Michele, don Cristian Di Sanza, Paola e Francesco.
Nel corso dell’incontro giubilare, in Aula Paolo VI, Papa Leone, con una semplicità paterna e naturale, ha risposto alle domande dei referenti dei cinque Continenti, evidenziando, innanzitutto, l’importanza dell’ascolto: “Il dono dell’ascolto è qualcosa che, penso, tutti riconosciamo, ma che spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa. Dobbiamo continuare a scoprire quanto è prezioso, a cominciare dall’ascolto della Parola di Dio, dall’ascolto reciproco, dall’ascolto della saggezza che troviamo in uomini e donne, in membri della Chiesa e in quanti sono alla ricerca della verità, ma che ancora non sono, e forse non saranno mai membri della Chiesa.”, e dell’entusiasmo della fede: “non sono i processi a ispirare, ma le persone che vivono l’entusiasmo della fede”. “Personalmente, quando qualcuno chiede: “Come può un processo aiutare a ispirarci?”, dico che poche volte nella mia vita mi sono sentito ispirato da un processo. Mi sento ispirato dalle persone che vivono con entusiasmo la fede.”

Parole che hanno trovato eco il giorno successivo durante la Terza Assemblea nazionale dei referenti diocesani, quando, nella relazione di apertura, mons. Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale, ha sottolineato che “la bellezza di questo cammino è fatta di dono, impegno e sacrificio: sono stati quattro anni belli, che ora possiamo vivere con gioia ed entusiasmo, come dice papa Leone.” Pur tra fatiche e sensibilità diverse, la sfida è rimanere uniti, evitando il malumore e riscoprendo la gioia di camminare insieme.
Un cammino di elevata portata storica e spirituale: “Cinquantamila gruppi, composti ciascuno mediamente da una decina di persone, si sono incontrati, accolti, confrontati, misurandosi con la domanda di fondo: come può la Chiesa essere sinodale e missionaria?”. È un’esperienza che – ha aggiunto – “ha fatto maturare non solo un documento, ma uno stile, un modo nuovo di vivere insieme la fede”.
Nel pomeriggio del 25 ottobre, l’attenzione si è concentrata, invece, sulla votazione del testo finale “Lievito di pace e di speranza”, approvato con 781 “placet” su 809 votanti.
Il Cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, nelle sue conclusioni ha ricordato che “possiamo dire anche noi: ‘È parso bene allo Spirito Santo e a noi’. Non si tratta di una frase simbolica, ma della consapevolezza di aver vissuto un vero discernimento ecclesiale, dove lo Spirito ha guidato un popolo in cammino.”
Zuppi, citando ancora Papa Leone, aggiunto che “la sinodalità non è un parlamento… non è cercare una maggioranza o un accordo sulle soluzioni pastorali, ma uno stile da incarnare”. Per questo, “solo dove c’è ascolto può nascere comunione, e solo dove c’è comunione la verità diventa credibile”.
Il Cardinale ha richiamato anche il valore del “noi” ecclesiale: “Siamo soggetti diversi, con carismi e compiti differenti, non impegnati a difendere le posizioni di parte, ma a cercare insieme una sintesi che tenga conto delle sensibilità altrui, soprattutto in difesa dei più piccoli”. È questa la cifra della comunione, che non si limita a un consenso umano, ma è frutto dello Spirito.
“Una volta che oggi questa Assemblea sinodale ha congedato il testo con il suo voto, è ora compito dei Pastori assumere tutto, individuare priorità, coinvolgere forze vecchie e nuove per dare corpo alle parole Collegialità e Sinodalità”. Come stabilito dal Consiglio Permanente, infatti, la prossima Assemblea Generale della CEI, prevista per novembre, avrà come tema portante proprio la discussione di questo Documento e la definizione delle priorità operative per il futuro.
L’esperienza vissuta a Roma ha rinnovato in tutti noi il desiderio di continuare a camminare insieme. Il cammino sinodale non è finito: la sfida ora è quella di continuare a far maturare quanto vissuto, perché la sinodalità non resti un progetto ma diventi un modo concreto di vivere la Chiesa, più accogliente, più fraterna, più missionaria. Impariamo, citando papa Leone, a “guardare al domani con serenità e a non aver timore di scelte coraggiose!”.

