Notizie 

Sguardi che ridanno dignità

Il terzo incontro formativo degli adulti di A.C. “sguardi che ridanno dignità” si è svolto il 24 febbraio in modalità online e ha offerto a tutti i partecipanti interessanti spunti di riflessione sul termine dignità.

Per definire cosa sia la dignità è necessario considerare la persona come soggetto umano creato da Dio a Sua immagine e somiglianza non per stare da solo ma in relazione ed in comunione con gli altri. L’uomo partecipa dell’essenza divina, così come questa si riflette su di lui, tanto da essere in grado di compiere azioni utili e benefiche per la comunità. Sono proprio le azioni che l’uomo è chiamato a realizzare e in effetti compie a dare la misura della dignità del singolo.

La meditazione del nostro assistente diocesano, don Daniele Formisani, sul brano del Vangelo di Luca 8,26-39 che racconta la guarigione dell’indemoniato di Gerasa, ci ha fatto riflettere su ciò che accade alla persona tormentata dal male e dal peccato quando incontra l’opera salvifica di Gesù.

Il peccato infatti spoglia la persona della sua dignità allontanandolo dalle relazioni, dalla comunità, dagli affetti. È ciò che accade all’ indemoniato che “vive” tra le tombe lontano da tutti e da tutto.

Dal racconto evangelico emergono alcuni aspetti su cui bisogna soffermarsi. Gesù che va incontro, che risana, che invia, sono gli atteggiamenti della misericordia di Dio nei confronti dell’umanità. Solo Gesù con il suo amore salva l’indemoniato: si muove verso di lui, lo libera dal peccato, gli dà una nuova vita, gli restituisce la dignità e l’identità di figlio di Dio che lo porterà ad essere apostolo ed annunciatore della salvezza. Qualunque uomo è dunque portatore di dignità e anche coloro che non hanno una condotta giusta possono diventare degni mutando il proprio stile di vita. Gesù ha saputo indicare la strada della rettitudine al peccatore perché ha guardato al di là delle sue fragilità e ha compiuto il miracolo dell’amore.

All’esegesi del Vangelo è seguito l’intervento di Catherine Hlywka, vice presidente per il settore adulti, che fa notare come i pregiudizi ed i preconcetti impediscono di guardare in profondità la persona che ci sta di fronte, limitando il nostro sguardo all’apparenza, al profilo del suo volto e non alla completezza del suo essere.

 La proiezione del video di un bambino “che va alla ricerca di Dio” e finisce per trovarlo nel parco in una donna indigente con cui condivide la merenda, insegna che Dio si presenta in maniera più semplice ed immediata a chi lo sa cercare con cuore puro. Il dialogo fra il bambino e la donna, dialogo fatto di risate e piacere di stare insieme supera la barriera della diffidenza. Il sorriso, la condivisione, gli abbracci sono gesti che donano serenità a chi li riceve e arricchiscono chi sa donarli…Infatti Dio è ovunque e Lo si incontra nelle cose e nei gesti più semplici, bisogna solo saperlo cercare e riconoscere.

La presidente diocesana, Franca Giancola, ha parlato, poi, dell’A.C. nel cammino sinodale come strumento per costruire legami positivi e solidali in ogni ambiente ponendo sempre al centro la persona da ascoltare e con cui dialogare. Essere associazione infatti non deve coincidere con il buon funzionamento di un meccanismo organizzato, non deve essere ridotto ad una struttura ma come recita il Progetto Formativo “ad un incontro tra persone la cui familiarità tende alla comunione e alla corresponsabilità”. Per questo l’atteggiamento dell’ascolto è essenziale. Il nostro Dio è Parola e al tempo stesso è silenzio che ascolta. Anche noi, quindi, se ascoltiamo con il cuore siamo poi capaci di ascoltare gli altri! Educarci all’ incontro con l’altro ci permette di stare nella vita delle persone di cui ci prendiamo cura e ci offre l’opportunità di essere protagonisti della vita associativa e della missione della Chiesa.

Adalgisa Cocco, vice presidente per il settore adulti, partendo dal Progetto Formativo sulla cura dell’interiorità, sulla docilità allo Spirito per farci plasmare dall’ amore di Gesù è passata poi a riflettere su come essere artigiani di fraternità in un mondo lacerato da violenze e guerre. Ci aiuta la parabola del Buon Samaritano, nucleo centrale intorno a cui ruota l’Enciclica Fratelli Tutti. Per realizzare la fraternità umana, l’unica strada capace di ridare dignità alle persone, bisogna ripartire da noi stessi, da tutto ciò che accade nella vita, spesso colpita da dolori e ferite. La compassione, la condivisione del dolore, la prossimità ci rendono partecipi della vita degli altri. Solo prendendoci cura gli uni degli altri con un cambiamento radicale dei nostri comportamenti, spesso induriti dall’ indifferenza, riusciamo ad essere costruttori di fraternità.

Hanno arricchito l’incontro le testimonianze di Matteo, Salvatore e Riccardo della Comunità figlia di Sion che opera a Castel di Sangro. È una comunità di accoglienza e di recupero per adulti e famiglie in difficoltà che aiuta chi è caduto a rialzarsi con un percorso terapeutico basato sul lavoro, la condivisione, la preghiera, il supporto psicologico. Le loro storie di sofferenza e disagio, di sguardi giudicanti sono state curate dall’ amore, dall’ accoglienza che hanno ridato loro la dignità di persone amate dal Signore.

L’ascolto del canto finale “tutto è possibile” che invita ad abbandonarci nelle mani di Dio, nostra salvezza, la preghiera per invocare la pace del popolo Ucraino che vede violata la sua dignità e la sua libertà hanno concluso l’incontro particolarmente ricco di suggestioni e ispiratore di profonde meditazioni sul potere dello sguardo amorevole di Gesù che ci sostiene e aiuta a rialzarci dignitosamente anche dopo la caduta nel peccato.

 

Franca Giancola