SAN PANFILO VESCOVO

Piazza del Duomo
Tel. 0864.34739

Abitanti della parrocchia n. 1310

Parroco DON DOMENICO VILLANI (15-10-82)

La monumentale e vetusta Cattedrale di “S. Panfilo
Vescovo” in Sulmona fu costruita, nei primordi dell’espansione del Cristianesimo da Roma fino alle nostre zone, sulla sede ed in sostituzione di un preesistente tempio paga
no di Apollo e Vesta.

 Dedicata originariamente alla Madonna, prese poi il titolo attuale del vescovo S. Panfilo quando (sec. VII) il corpo del Santo venne traslato da Corfinio, dov’era deceduto, a Sulmona che lo proclamò Patrono delta Città e della Diocesi.

Sotto 1’episcopato di Felice Tiberi (1818-1829) fu insignita del prestigioso titolo di “Basilica”.
Il vescovo Trasmondo (1073-1080) intraprese nel 1075 un radicale rinnovamento del sacro edificio originario. I lavori, proseguiti sotto il vescovo successore Giovanni (1092-1104), furono portati a termine nel 1119 dal vescovo Gualtiero (1104-1124).
Nei secoli successivi il sacro edificio, per varie vicende storiche, subì rovine e incendi seguiti da restauri innovativi e aggiunte d’epoca.
I danni più gravi al sacro e monumentale edificio provennero dal rovinoso terremoto d
el 3 Novembre 1706 che rese irrecuperabili particolarmente:l’attiguo palazzo vescovile ubicato

 nello spazio a sinistra della chiesa ora trasformato in area verde, ricostruito poi in altra sede non molto distante; il trecentesco campanile piramidale sostituito nell’anno 1751 da quello attuale a vela; l’artistico rosone della facciata, supplito in sede di ricostruzione da un più modesto finestrone. Tra le macerie andarono anche persi non pochi pregevoli documenti dell’archivio capitolare. Ai danni del sisma si aggiunsero le ricorrenti spoliazioni del ricco tesoro della Cattedrale. Le strutture architettoniche che resistettero al terremoto furono poi restaurate con integrazioni barocche. La facciata, delimitata nella metà inferiore da una cornice ornamentale, conserva intatto il portale del 1391 di Nicola di Salvitto, scultore spoletino. Emergono nella struttura due colonne the poggiano su due leoni purtroppo corrosi dal tempo che sostengono due nicchie con le statue di pietra dei Protettori della Diocesi: i1 vescovo S. Panfilo a destra e il vescovo e martire S. Pelino a sinistra.
 A destra della facciata un piccolo portale del 1501 immette nelle sagrestie canonicali col secolare archivio capitolare e il tesoro della Cattedrale. Nella parete laterale sinistra della chiesa resta un portale romanico con una iscrizione a caratteri longobardi sull’architrave e un frammento di epigrafe romana nella lunetta che un tempo era affrescata. In origine il suo transito metteva in comunicazione la residenza vescovile con la chiesa.
L’ affresco della Deposi zione (sec. XV) nella lunetta del portale principale e quello
della Crocifissione all’interno della chiesa. a ridosso del Mausoleo del Vescovo De Petrinis (1402-1419), sulla controfacciata di sinistra, sono attribuiti da alcuni all’artista locale Giovanni da Sulmona e da altri all’autore dei dipinti della Cappella Caldora nell’insigne Abbazia Celestiniana ai piedi del Morrone. L’altro Mausoleo, quello addossato alla controfacciata opposta, sembra che sia per un’eminente Religiosa coeva, forse sorella dello stesso Vescovo. C’è chi fa risalire la scultura dei due monumenti sepolcrali al noto Nicola da Guardiagrele (1395-1459). Nella navata destra è veneratissimo un grande Crocifisso, scultura lignea del sec.XIV di scuola italo-tedesca o spagnola. la tradizione vuole che sia stato donato da Cosimo Meliorato di Sulmona (1336-1406), assieme ad un mirabile pastorale, un pregevole calice con patena lavorato dall’orafo Ciccarello di Francesco di Bentivenga (1334-1400) ed altri preziosi arredi, quando salì al soglio pontificio (1404-1406) col nome di Innocenzo VII.
 Le tre imponenti absidi semicircolari risalgono alla originaria fase romanica del sacro edificio. Quella centrale all’esterno conserva scolpito lo stemma civico di Sulmona- con le lettere S.M.P.E., note iniziali dell’emistichio latino del poeta sulmonese Publio Ovidio Nasone (42 a.C. – 17 d.C.): “Sulmo mihi patria est”, letto anche da una più recente tradizione religiosa, particolarmente quello riprodotto nella Cripta sul pavimento antistante al deposito delle venerate reliquie del Santo; “Salus mea Pamphilus est”, oppure:. “Sulmonis munimen Pamphilus est”. Nel 1726, all’inizio della navata di sinistra, fu eseguita 1’apertura dell’arco di accesso che accoglie il Battistero elaborato nel 1737 dal maestro di marmi Giuseppe Bastianelli, detto anche Bastelli napoletano.
Sotto 1’episcopato di Mario Mirone (1840-1853), a sinistra della crociera, fu costruita la Cappella del SS. Sacramento con dipinti decorativi e simbolici eseguiti nel 1905-1906 dall’ allievo di Teofilo Patini, Amedeo Tedeschi (1874-1924), originario di Pratola Peligna, autore anche dei dipinti sulla volta, nella cupola e nel catino dell’abside centrale.
 La Cripta è la più antica e sicuramente anche la parte più interessante e suggestiva dell’intero monumento. costruita forse nel sec. VII, subì radicali rifacimenti nel 1075, epoca cui risalgono le colonne e i capitelli che, comunque rivelano anche elementi stilisticamente riconducibili a momenti anteriori. Parte del colonnato fu sacrificata nel sec. XVII per inserire la cappella in marmi policromi che custodisce nell’edicola il busto in argento e rame con filigrane e smalti del Santo Patrono, lavorato nel 1459 dal sulmonese Giovanni di Marino di Cicco. Si possono inoltre ammirare nella Cripta: un sepolcro a nicchia del sec. XIV con preziosi affreschi e una scultura della Madonna in trono col Bambino di scuola bizantina del sec. XI-XII. Ha tre gradinate di accesso la Cripta: una più imponente al centro e due più modeste ai lati, con le rispettive balaustre in marmo policromo intarsiato, lavorate nel 1678 da Giuseppe di Francesco di Pescocostanzo. La chiesa è dotata di due organi a canne. Quello antico (sec. XVII), meccanico, sito in fondo alla chiesa, al di sopra della porta d’ingresso a bussola, addossato alla parete di controfacciata, attribuito, almeno per le ultime elaborazioni foniche, all’attiva famiglia artigiana di organari di Quirico Gennari di Lanciano. Non pochi elementi fonici hanno bisogno di essere reintegrati; ma la scultura lignea è di splendido pregio artistico. La balaustra della cantoria è attribuita probabilmente allo scultore Ferdinando
Mosca (1685-1773), autore certo del Coro, del Pulpito e dei due Confessionali. L’organo moderno, elettrico,di grande imponenza sonora (1800 canne e 84 registri reali), è stato costruito nel 1956 dalla Ditta Remo Zarantonello di Cornedo Vicentino e collocato nell’alto della crociera, in due sezioni a destra e a sinistra del presbiterio.