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San Giuseppe: Padre e custode della famiglia della Chiesa

Da pochi giorni il Papa Francesco ha indetto uno speciale anno dedicato a San Giuseppe, padre putativo di Gesù e patrono universale della Chiesa. Lo speciale anno, infatti, vuole ricordare proprio la solenne proclamazione, di San Giuseppe, quale patrono della Chiesa universale compiuta dal Papa Pio IX, nel difficile momento storico che la Chiesa stava vivendo, 150 anni or sono. Tanti sono i modi e i giorni per cui acquistare l’indulgenza plenaria legata alla ricorrenza di quest’anno, tra questi: una preghiera o un atto di pietà, al Santo, nei giorni a lui dedicati del 19 marzo, 1 maggio, il mercoledì (giorno che la pietà popolare da sempre gli ha dedicato) e soprattutto nella Festa della Santa Famiglia che celebriamo oggi 27 dicembre 2020.

L’esperienza di paternità, sottolineata dal titolo del documento di Papa Francesco Patris corde, è strettamente connessa sia ai cosiddetti vangeli dell’infanzia che soprattutto in questo tempo di Natale ascolteremo con maggior frequenza e attenzione sia alla festa liturgica che oggi celebriamo. Il vangelo di Luca che andremo ad ascoltare così come tutta la liturgia della Parola di questa domenica, infatti, ponendo l’accento sull’obbedienza filiale di Giuseppe (che nella prima e seconda lettura si spiega con l’esperienza di obbedienza e di fede di Abramo) nei confronti di Dio esalta quella che è la sua vocazione di custode coraggioso e accogliente della sposa Maria e del figlio Gesù.

Questa esperienza di paternità, tuttavia, non si esaurisce, per il nostro Giuseppe, alla sola famiglia di Nazaret ma si estende verso ogni famiglia cristiana: cellula della società e piccola Chiesa domestica. A tal proposito è allora fondamentale l’espressione della liturgia delle Ore, ripresa poi da San Paolo VI, che addita la Santa Famiglia di Nazaret, e perciò San Giuseppe, quale: «esperta nel soffrire».

È allora importante per ciascuno di noi non solo prendere San Giuseppe quale modello di vita ma ancora, invocarlo nei momenti più difficili quale celeste patrono.

La celebrazione odierna di questa festività, allora, assume un carattere nuovo che ci aiuta a capire come la storia della salvezza passi per i piccoli segni della quotidianità della vita.

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Di seguito riportiamo una delle preghiere più famose della tradizione cristiana scritta da Leone XIII in calce alla lettera enciclica Quamquam pluries del 15 agosto 1889. Leone XIII, eletto papa il 20 febbraio 1878, ha messo sotto la potentissima protezione di san Giuseppe, celeste patrono della Chiesa, il suo pontificato:

A te o beato Giuseppe,
stretti dalla tribolazione,
ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio
dopo quello della tua santissima Sposa.
Deh! Per il sacro vincolo di carità che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio
e per l’amore paterno che portasti al Fanciullo Gesù,
riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno
la cara eredità che Gesù Cristo acquistò con il Suo Sangue
e col tuo potere e aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia,
l’eletta prole di Gesù Cristo,
allontana da noi, o Padre amatissimo,
codesta peste di errori e di vizi che ammorba il mondo;
ci assisti propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre,
o nostro fortissimo protettore;
e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù,
così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità;
stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio,
affinché a tuo esempio e mercé il tuo soccorso,
possiamo virtuosamente vivere,
piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.

Così sia.

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