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SAN GIUSEPPE, CUSTODE DELLA FAMIGLIA E PADRE NELLA TENEREZZA

Attraverso la lettura della Lettera Apostolica Patris Corde di Papa Francesco abbiamo avuto modo di approfondire, conoscere e «scoprire» San Giuseppe quale uomo esemplare di sposo e di padre. Uomo reale, concreto, che ha vissuto il quotidiano con tutte le umane e terrene difficoltà e che nel silenzio e nell’ombra «In ogni circostanza della sua vita seppe pronunciare il suo “fiat”, come Maria nell’Annunciazione e Gesù nel Getsemani» (Papa Francesco).

E’ stato bello ed emozionante, come coppia, riscoprire insieme, attraverso il Sì di Maria e Giuseppe, il nostro SI e il percorso vissuto nel nostro cammino di tanti anni di matrimonio.

Se da un lato, il tema affrontato, ha fatto riemergere difficoltà educative, relazionali, ed anche economiche, dall’altro ci ha stimolati a comprendere che proprio dalla famiglia, dalle nostre case può ripartire una ripresa spirituale e sociale e soprattutto educativa rivolta ai figli, ai nipoti, a tutti i giovani di oggi.

Scrive Papa Francesco: “..la pandemia ci ha fatto comprendere che le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali..” e “ … Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti» Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza..”.

Nell’approfondire la figura di San Giuseppe ci siamo posti alcune domande per la riflessione personale e in coppia:

-Che cosa insegna concretamente san Giuseppe alle famiglie, ai genitori di oggi, alle giovani coppie e ai giovani di oggi?

-Come San Giuseppe educa, in particolare i padri, a esercitare davanti a Dio la loro responsabilità sui figli?

-Ci lasciamo illuminare dalla sua protezione e dal suo esempio nella nostra vita personale, familiare e comunitaria?

Parlare di tenerezza pensando ai propri figli viene facile, perché per un padre dovrebbe essere naturale provare tenerezza per i figli. San Giuseppe invita i genitori a investire nell’amore accompagnando i figli nella strada della vita restando al loro fianco per esserci in ogni momento, con delicatezza e autorevolezza.

Giuseppe ci indica che la volontà di Dio si esprime anche e soprattutto quando noi genitori abbiamo l’impressione di non avere più la situazione sotto controllo, cioè quando i nostri figli sperimentano la fatica e le tante difficoltà durante il percorso della crescita. Le nostre debolezze di genitori e quelle dei nostri figli non devono farci credere di potere affrontare le cose da soli. Giuseppe ci insegna che dobbiamo affidarci e fidarci della tenerezza di Dio che è presente nella nostra vita proprio quando crediamo che essa ci stia sfuggendo dalle mani. È proprio allora che la tenerezza si deve esprimere al massimo perché ogni esperienza diventi momento di crescita, consapevoli che l’amore darà i suoi frutti.

Giuseppe ha detto sì a un “disegno” che poteva sembrare impossibile da attuare, da accettare dal punto di vista umano, ma cambiando prospettiva e affidandosi completamente al Padre, tutto è diventato “facile”, realizzabile.

Essere famiglia aperta alla vita ci ha fatto “dire sì” all’accoglienza dei figli, nella consapevolezza che stavamo realizzando il “disegno” che il Signore aveva pensato per noi. La quotidianità di vivere in una famiglia numerosa ha cambiato le nostre abitudini, ha influito sulle nostre amicizie, sono cambiate le priorità.

San Giuseppe è un marito e un padre che non si abbatte di fronte alle difficoltà ma assume la vita con coraggio e fiducia in Dio.

Il suo esempio esorta e aiuta i giovani a non avere timore della precarietà e li sprona a essere audaci affrontando con creatività le scelte lavorative e di vita. Con uno sguardo aperto verso il mondo, li spinge a esserne parte in modo attivo.

Nonostante le incertezze causate dalla pandemia e l’instabilità lavorativa, tante giovani coppie della nostra diocesi hanno scelto di sposarsi e con gioia e coraggio desiderano vivere la loro chiamata al sacramento del matrimonio.

Il coraggio creativo di Giuseppe lo vediamo incarnato nelle decisioni prese dalle nostre famiglie d’origine: il lasciare tutto per un bene più grande, il donare senza chiedere nulla in cambio, l’apertura alla vita. In virtù di questa testimonianza quotidiana anche noi come coppia riusciamo a compiere importanti scelte di vita.

Giuseppe, protettore e custode di Maria e Gesù, ci invita a essere custodi e protettori l’uno dell’altro, della Chiesa di cui facciamo parte e delle persone che incontreremo lungo il nostro cammino.

Giuseppe, infine, è un protagonista silenzioso, è una presenza indispensabile, è il massimo esempio per tutti i papà e i genitori. Il suo esempio ci esorta a educare i figli seguendo la logica dell’amore come dono di sé che si traduce nello stare loro vicini con la tenerezza e con il perdono, guidarli con il nostro esempio, ma al contempo lasciandoli liberi nelle loro scelte.

Concludiamo la nostra riflessione con le parole di Papa Francesco sul perdono: “Fa parte della vocazione e della missione della famiglia la capacità di perdonare e di perdonarsi. La pratica del perdono non solo salva le famiglie dalla divisione, ma le rende capaci di aiutare la società a essere meno cattiva e meno crudele. Sì, ogni gesto di perdono ripara la casa dalle crepe e rinsalda le sue mura. La Chiesa, care famiglie, vi sta sempre accanto per aiutarvi a costruire la vostra casa sulla roccia di cui ha parlato Gesù”.

Pietro e Fabiola Conforti