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Quarto anniversario dell’ingresso in Diocesi di Mons. Michele Fusco

Venerdì 4 febbraio il nostro vescovo Mons. Michele Fusco ha ringraziato il Signore per il quarto anniversario dell’inizio del suo ministero pastorale nella nostra diocesi con una solenne Celebrazione nella Cattedrale di San Panfilo in Sulmona.

“Nel quarto anniversario della presa di possesso canonico di questa porzione della Chiesa che è la vostra e la nostra amata diocesi di Sulmona-Valva, con gioia e profonda gratitudine eleviamo a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo la lode e il ringraziamento per averci donato attraverso la volontà di Papa Francesco un pastore che ogni giorno si spende per il Popolo Santo di Dio.” ha esordito il Vicario Generale nell’indirizzo di saluto iniziale, a nome di tutti i sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli presenti, spiegando come in questi anni la curiosità e il bisogno reciproco di conoscersi sempre meglio abbiano ceduto il passo al desiderio di camminare insieme al nostro Vescovo.

Ascolta Israele, Shemà Israel, ascolta Chiesa di Sulmona-Valva.”. Più volte nell’omelia, che riportiamo alla fine dell’articolo, Mons. Fusco ha coniugato il verbo “ascoltare”. Ascoltare la Parola e ascoltare i fratelli. Un verbo che si inserisce perfettamente all’interno del percorso sinodale che stiamo vivendo. Ascoltare è un gesto d’amore, allenarsi a fare silenzio permette di lasciare spazio all’altro, uno spazio che può essere abitato dallo Spirito Santo, che sempre guida la Chiesa.

Prima della Benedizione finale, un religioso e due religiose, in occasione della giornata diocesana della Vita Consacrata, hanno recitato una preghiera e portato una lampada e dei fiori ai piedi della statua della Vergine Maria.

Il Vescovo ha poi consegnato a due bambini e un educatore, in rappresentanza di tutti i bambini della Diocesi, la prima scatola del gioco del Sinodo, elaborata da un gruppo di lavoro guidato dal Vescovo stesso. Nei prossimi giorni altre scatole gioco saranno consegnate ai parroci della diocesi, ai gruppi laicali che lavorano coi ragazzi e agli istituti d’istruzione primaria che ne faranno richiesta. “Cari bambini, anche voi siete chiamati, con l’aiuto dei vostri educatori, ad essere protagonisti del Sinodo che tutta la Chiesa sta vivendo. Ricevete questo strumento, che attraverso il gioco, vi farà scoprire la bellezza del cammino sinodale”. La Chiesa di Sulmona-Valva si mette in ascolto dei più piccoli, il cui contributo è fondamentale per crescere e migliorarsi. (È possibile saperne di più su questa iniziativa cliccando qui)

Al termine della Celebrazione Mons. Fusco ha ringraziato tutti per l’affetto e la preghiera ricevuti in questi giorni e ha salutato i fedeli che si sono uniti in preghiera seguendo la Santa Messa tramite i mezzi di comunicazione.

Di seguito il testo dell’Omelia.


4 febbraio 2022

 Ascolta Israele, Shemà Israel, ascolta Chiesa di Sulmona –Valva. Porgi l’orecchio, fai attento il tuo sguardo, ascolta. Nel testo del Deuteronomio Mosè sta preparando il popolo ad entrare nella terra promessa, dopo l’esperienza del deserto, dopo l’alleanza siglata alle pendici del Sinai, con queste parole esorta il popolo a mantenersi fedele al Signore. Più volte invita all’ascolto, per poter comprendere il cammino che dovranno ancora fare e per mettere in pratica i comandi del Signore. Il popolo incontrerà nel cammino ancora tante difficoltà, tentazioni di lasciare l’alleanza fatta al Sinai. Mosè assicura al popolo che se vorrà essere felice, ereditando la terra promessa e diventando un popolo numeroso, non c’è altra strada che ascoltare e seguire i comandi del Signore.

Tutto il cammino del popolo nasce dall’ascoltare il Signore. Ascoltare e mettere in pratica sono due verbi strettamente legati tra loro. Non si può essere ascoltatori senza concretamente realizzare ciò che si è ascoltato. Nella scrittura ascoltare è sinonimo di obbedire. Obbedisce chi ascolta: obbedire dal latino oboed?re, composto da ?b ‘verso’ e aud?re ‘ascoltare’. La completezza dell’ascolto si realizza dunque, nell’obbedire alla Parola ai comandi del Signore. San Giacomo (1,25) nella sua lettera esorterà a non essere ascoltatori smemorati, ma a mettere in pratica la Parola. Quando vogliamo esprimere il nostro amore verso una persona, così verso il Signore, allora si accoglie ciò che l’altro dice e si orientano le nostre scelte e la nostra vita a compiere ciò che ci viene detto. Avviene così verso un padre che si ama, così fa la moglie col marito e viceversa. Ama chi sa ascoltare e obbedire.

Nel nostro percorso sinodale, in questo primo anno, siamo chiamati a coniugare il verbo ascoltare, a far attento il nostro orecchio. In qualche modo avverto di essere un po’ come Mosè nel guidare questa Chiesa verso la terra promessa attraverso l’esperienza del Sinodo. Nella terra dove il Signore ci chiama ad entrare, guidati da Papa Francesco e dall’intero collegio episcopale. Un cammino che non abbiamo scelto ma che il Signore attraverso i suoi ministri ci indica. Un percorso che ci vede tutti insieme in cammino verso una terra che non conosciamo, nuova, piena di incognite, che dobbiamo ancora esplorare, di certo una dimensione che può farci paura perché chiede cambiamento, ma percorrendo insieme questa via e non come navigatori solitari, sarà lo Spirito del Signore a guidarci come lo è stato per il popolo di Israele.

Ama chi sa ascoltare. Un ascolto che parte dalla Parola di Dio, dall’ascoltare i continui appelli che il Signore ogni giorno ci rivolge attraverso la sua Parola. L’ascolto è il primo atteggiamento della vera relazione con Dio. Capita spesso che nell’entrare in preghiera rivolgiamo al Signore le nostre richieste e i nostri sfoghi con tante parole. Occorre invece fare spazio dentro di noi alla sua Parola, per accogliere una presenza che genera una relazione profonda. Solo quando impariamo ad ascoltare, ad essere capaci di accogliere allora siamo attirati in una relazione divina che ci fa entrare nella Santissima Trinità. Ascoltando il Figlio, fatto Parola, entriamo nella relazione col Padre e siamo generati come figli, allora possiamo gridare come dice San Paolo: (Rom 8,15) Abba, Padre. Nell’ascolto siamo generati, diventiamo figli, riceviamo così lo Spirito Santo. 

Maria, la Madre di Gesù, accoglie la Parola dell’Angelo, si svuota di sé per diventare Madre del Figlio di Dio così da  generare Gesù per l’umanità. A questo è chiamata la Chiesa, a vivere di ascolto, ad essere madre e continuare a generare, con l’aiuto dello Spirito, costantemente una presenza divina nella società.

Allenarsi ad ascoltare vuol dire allenarsi a fare silenzio, a svuotarsi di sé, per accogliere ciò che è altro da me. Quanta necessità di silenzio abbiamo, quanta necessità di mettere a tacere le tante voci diverse che affollano il nostro animo. Ascolto e silenzio due parole che dobbiamo imparare a coniugare costantemente. Non c’è ascolto senza silenzio. Carissimi, amate il silenzio, perché in quel vuoto vi giunga il regalo inaspettato e gratuito dell’amore di Dio.

La Chiesa, la comunità cristiana, nel percorso sinodale si scopre comunità in cammino, una comunità di fratelli che percorre la strada verso la terra promessa. Non siamo da soli nel cammino abbiamo tanti fratelli che con noi percorrono la stessa strada. In questo sinodo vogliamo ascoltarci gli uni gli altri. Invitati a “perdere tempo” o a guadagnarlo agli occhi di Dio, per sederci accanto al fratello per ascoltarlo, per accoglierlo per fargli dono del nostro tempo, così da mettersi nei panni dell’altro e accoglierlo. In questo spazio di ascolto reciproco, non saremo più due ma giunge ad abitare tra noi un terzo, come tra il Padre e il Figlio, generato dall’amore dello Spirito ed è il Figlio di Dio Gesù. Lo spazio di ascolto tra me e l’altro non è il vuoto ma proprio in quel vuoto prende dimora una terza persona divina.

Camminando insieme, incontriamo tanti compagni di viaggio, che percorrono la stessa strada: dobbiamo ascoltare tutti, con tutti intrattenerci. Nella Novo Millennium Ineunte Giovanni Paolo II (NMI 45) cita la regola di San Benedetto che ricorda all’Abate del Monastero, nell’invitarlo a consultare anche i più giovani: “Spesso ad uno più giovane il Signore ispira un parere migliore”. Ricorda anche San Paolino da Nola che esorta: «Pendiamo dalla bocca di tutti i fedeli, perché in ogni fedele soffia lo Spirito di Dio».

Nel racconto del Vangelo Gesù elogia Maria dicendo che ha scelto la parte migliore. Di fatti Maria dà la possibilità a Gesù di fare ciò a cui è chiamato, cioè donarsi, essere la Parola del Padre. Maria gli dà il suo tempo, fa spazio dentro di sè per accogliere la Parola. Ella seduta ai piedi di Gesù gli sta dicendo ‘sono qui per te, ti accolgo, nient’altro è più importante’, dà gioia a Gesù col suo silenzio. Colei che più di Marta accoglie veramente Gesù e gli dà la possibilità di rivelarsi. La sua attività consiste nell’ascoltare il Maestro. Maria ha compreso che il cardine su cui deve ruotare la vita, i molteplici servizi … è uno solo: l’ascolto della Parola. Contempl-attiva. (“Marta, tu navighi, Maria è in porto” sant’Agostino).

In questa nostra epoca spesso il buio prende il sopravvento, ci pervade l’anima, procediamo a volte stanchi, delusi, scoraggiati, angosciati, sopraffatti dalla paura dell’emergenza sanitaria, proiettati a difendere noi stessi ci siamo chiusi nell’individualismo e abbiamo dimenticato di volgere lo “sguardo del cuore sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto” (NMI 43). Dimenticando di ascoltare la voce del Signore che ci parla con la sua Parola, nell’Eucarestia e nel fratello.

Una grande tentazione di questa epoca è il non avere tempo, stanchi e svuotati quante volte ripetiamo non ho tempo”, così continuiamo presi da tante occupazioni ad affannarci in situazioni che ci portano a cammini solitari che spesso determinano sentimenti di delusione. Riappropriamoci del tempo che il Signore ci dona ogni giorno e diamo tempo, all’altro, all’ascolto dell’altro, sarà un tempo ben speso. Chi dona la sua vita, il suo tempo ai fratelli non ha mai perso tempo, ma è tutto guadagnato.

Come attraversare la notte e superare il buio? La strada la conosciamo, quel buio è abitato dalla luce, in quella notte c’è una Parola che risuona ancora: Questi è mio figlio l’amato, ascoltatelo”.

Riscopriamo allora la gioia di camminare insieme, di sederci accanto al fratello, di ascoltarci reciprocamente. Quando ascolti l’altro gli stai dicendo ‘tu sei importante per me, tu sei una persona che vali, ti dedico il mio tempo’: dall’ascolto emergono quelle risposte di cui si aveva bisogno perché ci si sente amati.

Nelle nostre comunità, specie tra i laici riscontro tanto entusiasmo nel seguire le indicazioni del Sinodo, vi invito a non smorzare la speranza, a non spegnere lo Spirito che è all’opera nei nostri gruppi, ma ad alimentare il fuoco, aperti ad accogliere ogni piccola luce e a cogliere la bellezza di nuovi germogli di vita che nascono tra noi.

A voi Religiose e Religiosi l’invito ad essere profeti in questo tempo, profeti di nuove relazioni di fraternità basate sul dono di sé. Voi che avete lasciato tutto per il Regno di Dio siate come Maria contemplativi e come Marta attivi e operosi nella carità.

Carissimi, andiamo controcorrente, quando tutti cercano il proprio interesse, per affermare sé stessi, dedicando il proprio tempo al proprio divertimento, noi invece seguiamo il Maestro che ha dato la sua vita, spendendosi per gli altri.

Impariamo ad ascoltare nel silenzio la voce dei tanti fratelli che gridano per essere ascoltati, facciamo risuonare nel silenzio delle nostre comunità la voce del dolore consolando le ferite. Accogliamo l’appello di tante persone sole, che spesso trovano soltanto nelle nostre comunità il luogo dove si sentono accolti e ascoltati.

Siamo attenti alla voce del Creato che grida silenziosamente e ci invita al rispetto e alla cura.

Concludo con le parole della lettera agli Ebrei: La parola di Dio è viva, efficace più tagliente di una spada, penetra nell’anima e discerne i sentimenti del cuore.

Così sia. Amen