Dalle Parrocchie 

PRATOLA SALUTA E RINGRAZIA PADRE AGOSTINO

Domenica 25 ottobre, durante la Celebrazione Eucaristica delle ore 11, la comunità di Pratola Peligna ha salutato Padre Agostino Piovesan, chiamato a ricoprire altri incarichi nella Parrocchia Santa Francesca Cabrini di Roma.

Padre Agostino è arrivato a Pratola nel 2014 e da subito ha assunto l’incarico di Cappellano presso il carcere di Sulmona, ministero che in questi anni ha svolto con molta attenzione e scrupolo. Benvoluto dai detenuti e dal personale, lascia di sé un bel ricordo e un grande rimpianto.

In questi sei anni, Padre Agostino è stato anche un solerte collaboratore nella Parrocchia Maria SS. della Libera di Pratola Peligna. Ha seguito il Cammino Neocatecumenale, è stato guida spirituale per molte persone che si sono rivolte a lui, ha portato avanti la preparazione al matrimonio di tante giovani coppie di fidanzati e, per la Comunità marista è sempre stato una presenza positiva e propositiva.

Raccoglieranno il suo testimone i Padri Bruno Rubechini (già parroco a Pratola negli anni 1982-92) e Lorenzo Marcucci, che assumerà l’incarico di cappellano del Carcere.

Alla Celebrazione per il saluto a Padre Agostino e l’accoglienza dei nuovi confratelli era presente il nostro Vescovo, Mons. Michele Fusco, insieme al sindaco di Pratola e a numerosi fedeli, riuniti nel Santuario della Madonna della Libera e nella piazza antistante.

«La Parola che ogni domenica ascoltiamo – ha esordito il Vescovo nell’omelia – ci aiuta in tutte le situazioni della nostra giornata, nel quotidiano. Una Parola da custodire nel cuore, come ha fatto la Vergine Maria. Una Parola non solo da conoscere, ma anche da accogliere e da vivere, da mettere in pratica nel concreto della vita. Gesù vuole farci comprendere che non siamo fatti solo per la terra ma anche per cielo: dobbiamo innalzare il nostro sguardo sempre più verso il cielo, che è la nostra mèta. È lì che vogliamo arrivare, è il nostro cammino: non dobbiamo mai perdere di vista questo orizzonte importante.»

Partendo dall’esegesi del Vangelo ha continuato: «Il cristiano non può vivere questa dicotomia tra l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo, è lo stesso amore. Noi, infatti, siamo fatti per amare: solo quando ci doniamo agli altri siamo felici.»

Ed è proprio l’amore verso Dio e verso i fratelli che ha caratterizzato il ministero di padre Agostino in questi anni.

Al termine della Celebrazione, Padre Renato, nel suo indirizzo di saluto, ha affermato:

«È giunto il momento di dire “grazie”. Innanzitutto, grazie al Vescovo, che ha voluto essere presente qui in mezzo a noi in questa giornata. Questa mattina dobbiamo dire grazie soprattutto a padre Agostino, perché è stato qui in mezzo a noi per sei anni. Devo dire, tutto sommato, che sono stati anni belli, quelli vissuti insieme a lui e insieme a voi, anche se abbiamo dovuto affrontare un sacco di problemi, che tutti voi conoscete. Però sono stati anni belli e spero che tu possa ricordarli con piacere. Gran parte del tuo tempo lo hai dedicato a un ministero particolare, che è quello della cappellania del Carcere di Sulmona. Allora questa mattina non poteva mancare un saluto anche da parte di tutti coloro che tu chiamavi “i fratelli di Sulmona”, mai “carcerati” o “detenuti”.».

 

Riportiamo di seguito il saluto da parte di Carlo Marchese e dei detenuti del Carcere di Sulmona:

“Carissimo Padre Agostino, oggi non gioiamo. Io e i detenuti che mi hanno investito di questa incombenza, con l’aggiunta presumo del pensiero di tanti parrocchiani, siamo molto rattristati nel vederci lasciare, e sappiamo che tu non sarai contento di questa nostra iniziativa, sappiamo bene quanto tu sia schivo e quanto poco ti piaccia essere oggetto di attenzioni.

Comprendiamo quindi che, se potessi, eviteresti di ascoltare questo “discorso”, vorresti riportare l’attenzione di tutti sulla celebrazione che hai appena celebrato, piuttosto che su di te.

Ma dovrai pazientare per qualche minuto perché noi, tuoi amici in questa porzione di vigna del Signore, non potevamo lasciare che partissi, che questa separazione passasse senza che ti rivolgessimo almeno l’ultimo saluto.

D’altra parte, se oggi sono qui, è anche un po’ per colpa tua, infatti, ci hai fatto scoprire che tutti potevamo avere un ruolo, piccolo o grande che fosse, all’interno di questa porzione del regno di Dio.

Dal tuo arrivo a Pratola Peligna, ci hanno riferito dei parrocchiani, i locali della parrocchia hanno pullulato di voci, di grida di bambini, di discorsi e di discussioni, i luoghi d’incontro delle Catechesi sono stati importanti e continui, e le varie manifestazioni alle quali hai partecipato, sono state sempre caratterizzate dalla ricerca del bene comune alla sequela di Cristo.

La tua capacità di andare incontro all’altro non si è fermato ai giovani.

È andato ben oltre, è andato verso tutti coloro che sono considerati “ultimi” dalla società, i poveri, gli emarginati, i malati, i detenuti specificatamente che hai seguito con impegno, e che in te hanno trovato disponibilità, accoglimento e capacità di ascoltare bisogni ed esigenze.

E questo perché la chiesa, intesa come edificio di culto, è sempre stata considerata da te come luogo di incontro tra un IO e un TU: il Dio incarnato e l’uomo.

Le celebrazioni liturgiche, quelle esequiali, le celebrazioni dei sacramenti -battesimo, cresima, prima comunione, celebrazione eucaristica, matrimoni – sono stati vissuti e proposti da te come l’incontro, nel tempo, di Dio con l’uomo e come occasione per una continua verifica ed una costante crescita tua e della comunità anche a te affidata.

Forse sei stato lungo nelle omelie, ma sicuramente interessante per la tua indiscussa capacità comunicativa ricca di cultura. E per essere sempre pronto a rispondere con competenza e con efficacia alle richieste di “Verità” che provengono dal popolo di Dio, nutri te stesso instancabilmente con studi e letture che spaziano nei molteplici ambiti della cultura, dalla spiritualità all’etica, dall’attualità alla morale.

Nella tua stanza, qui in parrocchia, ci risulta che sei circondato, letteralmente, dai libri dai quali difficilmente ti distacchi, e che gelosamente non fai vedere.

Il tuo studiare è continuamente in itinere, in divenire e, spesse volte, la tua passione per la cultura, non ti ha ripagato come magari avresti meritato.

Cosa dire ancora? Cosa dirti ancora, Padre Agostino?

Non basterebbero ore per ricordare a te e a noi tutte le esperienze, tutte le iniziative, tutte le novità che il tuo ministero ha regalato a questa comunità: il tuo cammino è sempre stato in anticipo rispetto ai tempi e tante volte qualche tua iniziativa è stata vista con scetticismo, quando non con mal celata ed ipocrita diffidenza; ma il tempo ed i risultati ottenuti ti hanno dato spesso ragione, noi siamo testimoni di questo.

Tu hai insegnato a tutti noi che Dio ha riposto nell’uomo la sua immagine: nelle persone a noi vicine a cui vogliamo bene e che ci vogliono bene, nelle persone che condividono i nostri stessi ideali, e anche in quelle che invece non la pensano come noi, in quelle che ci fanno dei torti…

In ciascuno di essi c’è il volto di Dio, c’è quella via della vita, quella vita che Cristo è venuto a donarci e a donarci in abbondanza.

Sei stato il promotore di un cristianesimo della persona – persona-Cristo e persona-uomo – che va oltre i semplici precetti e che scava nel profondo dell’animo di ciascuno di noi fino a trovare la parte vera, la sola capace di far rispondere “eccomi” alla chiamata del Signore.

Anche dal punto di vista umano non abbiamo mai conosciuto un sacerdote più squisito, intelligente, comprensivo, di quella comprensione che nasce dalla santità personale mista all’esperienza di una vita di sacerdozio vissuto come missione e sacrificio per il bene delle anime e con amore per la Chiesa.

Uno di noi, ha detto che sei muto come un pesce a riguardo le conoscenze di uno di noi, ha usato il termine “omertoso”.

La tua serenità, la tua allegria e il tuo volto fiducioso sono lo specchio di un’anima che riposa in Dio.

Abbiamo visto un uomo che ha messo su una sorta di scuola parentale con le catechesi, gruppi legati dall’amore alla Fede e alla liturgia tradizionale, soprattutto un instancabile organizzatore degli esercizi spirituali, che hai predicato a centinaia di persone, se non di più.

Al di là delle divisioni ecclesiastiche e teologiche e liturgiche che ci lacerano tutti, abbiamo visto un uomo stimato da tutti.

Senz’altro non perfetto, ma stimato da tanti fedeli.

Le tue preghiere e i tuoi consigli sono stati un aiuto prezioso per tutti noi, noi ti ringraziamo per averci guidato verso il giusto cammino.

Sei stato veramente un ottimo prete per la chiesa e per tutta la comunità di Pratola Peligna e dintorni.

Non sei solo un prete straordinario, ma anche una persona dal cuore d’oro, e il tuo stile di vita ci ha ispirato a essere delle persone perbene.

Ora, Padre Agostino, sei stato trasferito di punto in bianco, da un giorno all’altro, dalla tua congregazione, producendo, sconcerto, delusione in molti di fedeli.

Da Oggi la nostra preghiera si rivolge al Padre e, nel ringraziarlo per averti donato a noi in questi anni, gli chiediamo di darti per ancora tantissimo tempo la grazia per continuare a guidare i fedeli in altro luogo, a Roma.

E l’augurio di tutti noi, tuoi amici fedeli del carcere, in concomitanza con l’enciclica firmata da Papa Francesco ad Assisi “Fratelli tutti”, in questo caso si concretizza nelle parole di san Francesco che, con gioia vera, doniamo a te: “Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace. Il Signore ti benedica, Padre Agostino”.

Ciao Padre Agostino da Carlo, Giuseppe, Domenico, Croce, Carmelo, Salvatore, Ruggero e tutti gli altri, la lista è lunghissima…”

Anche padre Agostino, visibilmente commosso, ha espresso il suo ringraziamento:

«Tra i miei limiti c’è anche quello di non riuscire a fare delle omelie brevi. Cercherò oggi di stupirvi. Otto parole: tre di ringraziamento, tre di augurio e due che riguardano la mia persona.

Innanzitutto, una parola di ringraziamento a lei, Padre (Mons. Vescovo ndr), per la sua presenza qui oggi. Non dimentico la sua disponibilità, la sua vicinanza. Il carcere è stato la prima realtà che lei ha visitato prima di cominciare il suo servizio nella nostra diocesi. Questo è stato per me un segno di predilezione per i poveri e gli ultimi. Ricorderò la sua vicinanza e la sua disponibilità, che si è manifestata nel presiedere alcune Celebrazioni importanti.

Una parola per i miei confratelli. Ha detto sinteticamente padre Renato: “tutto sommato”. In quella somma ci sono dei “più” e anche dei “meno”. E allora io ringrazio per i mei “meno”, che i confratelli hanno sopportato. Per la loro pazienza e per l’accoglienza che hanno avuto verso la mia persona.

Un ringraziamento a voi presenti e a voi che seguite da lontano, per il calore che mi avete manifestato, per l’accoglienza che ho ricevuto quando i primi tempi, quando gli impegni al Carcere non erano così stringenti, mi fermavo con voi a Piazza Garibaldi. Vi devo ringraziare per questa disponibilità per la vostra generosità, per gli slanci che avete manifestato.

Tre parole di augurio. Una per il Padre (Mons. Vescovo), perché il Signore gli dia la sapienza, gli dia la carità per esser responsabile di questa porzione del Popolo di Dio, perché lo sappia fare con sapienza e animato dalla carità pastorale. Il Signore completi in lei questi disegni di santità che sono comuni a tutti.

Una parola di augurio per i miei confratelli. Chiedo, cari Renato, Peter, Bruno e Lorenzo, che il Signore possa regalare a voi comunione, perché attraverso le vostre vite e la vostra testimonianza il bel nome di Maria sia onorato, come molti di voi sono grati per le tante cose belle che hanno ricevuto dai Padri Maristi nel corso di 96 anni. Che possa questo ringraziamento a Dio continuare nella vita, nella fede vissuta e nel servizio. Una parola di augurio a voi, un pochino più articolata. Avete una grandissima devozione verso la vergine Maria che questa devozione possa diventare sempre più vera e possa “dare forma” a ogni giorno della vita, perché possiate capire la dignità altissima a cui Dio vi ha partecipato dal giorno del Battesimo. Perché si renda sempre più manifesta la santità del Matrimonio nella quotidianità e nell’intimità, perché i figli possano trovare in voi dei genitori sapienti, che possano insegnare agli uni il domino, agli altri il pudore, perché si costruisca una generazione nuova. Auguro a voi la sapienza dell’essere genitori, il coraggio della correzione, sempre unito all’amore. Auguro a voi di arrivare ad essere signori delle cose, che le cose non vi separino. Auguro a voi la “ferialità della santità”, cioè una comunione con Dio che poi si traduce negli atteggiamenti, nelle parole, nel tratto gentile. Ci sono tante altre cose che vorrei dire, ma penso che questo riferimento alla Vergine Maria che è tra voi così profondo, vi possa realmente aiutare, come diceva Sua Eccellenza, ad accogliere e a custodire dentro di voi ogni parola di Dio.

Due parole su di me. Vi ringrazio perché mi avete fatto conoscere ancora di più i miei limiti. Vi saluto, con la consapevolezza maggiore dei miei limiti. Questo sarà per me un aiuto nel ministero che mi attende a Roma, perché possa diventare realmente quello che il nostro Fondatore ha intuito e ci ha consegnato: diventare strumenti di misericordia. Guardando la mia vita, tante volte ho conosciuto la sorpresa dell’amore di Dio. Sono grato al Signore perché si è fatto conoscere come Amore che rigenera, che restituisce vita, che riapre alla speranza. È quello che auguro anche a voi, nel nome di Dio, che è Padre e vive e regna nei secoli dei secoli.»

Prima della Benedizione finale, padre Renato, a nome di tutta la comunità, ha donato a padre Agostino un’immagine della Madonna della Libera, con l’augurio di portare sempre nel cuore il nome di Maria, e ha salutato i padri Bruno e Lorenzo, con l’augurio di un ministero fruttuoso nella comunità a loro affidata.

 

Francesco Domenicucci

 

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