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Omelia di mons. Fusco per il Giubileo del turismo e degli operatori dei Santuari

Sabato 6 novembre mons. Michele Fusco, in qualità di vescovo delegato CEAM per la pastorale del turismo, ha celebrato, insieme agli operatori pastorali del turismo di Abruzzo e Molise, la giornata giubilare loro dedicata presso il santuario regionale di San Gabriele. L’evento, tassello di tante giornate giubilari, vuole da una parte celebrare, e perciò conoscere meglio, il santo patrono abruzzese di cui quest’anno si ricordano i primi cento anni dalla canonizzazione, dall’altra vuol essere strumento di misericordia per tutti i devoti del Santo e per il mondo intero attraverso l’indulgenza plenaria. La giornata si è caratterizzata dalla celebrazione eucaristica, il passaggio della porta santa col momento di preghiera davanti le reliquie del santo religioso e infine un momento di riflessione sul tema Turismo per la crescita inclusiva e la valorizzazione della persona. Di seguito si riporta l’omelia del presule:

La pagina del Vangelo inizia con questo invito di Gesù: Fatevi degli amici. Una esortazione, un invito che siamo chiamati a prendere sul serio: crescere quindi nelle relazioni di amicizia. Infatti, i percorsi del turismo, il tempo libero vissuto in itinerari di bellezza, ci aprono alla ricerca di nuove relazioni, alimentano in ciascuno opportunità di amicizia, specie nei nostri territori che ci offrono esperienze di turismo lento che ci danno la possibilità di costruire legami di sincera amicizia.

Questa parola di Gesù giunge a conclusione di una parabola dove è stato presentato un amministratore disonesto, il quale scoperto dal suo padrone viene licenziato, e prima di lasciare l’amministrazione condona parte dei debiti del padrone e cerca di allacciare rapporti di amicizia in vista di un suo futuro più sicuro.

Gesù chiama questo amministratore disonesto e invita i suoi a farsi amici con la ricchezza, che viene anch’essa definita disonesta. Era prassi al tempo di Gesù, in coloro che amministravano i beni dei proprietari terrieri, maggiorare il profitto per un proprio guadagno. L’amministratore, vistosi scoperto, aveva rinunciato al proprio guadagno a favore dei debitori per diventarne amico.

Al protagonista è stato chiesto di amministrare i beni di un proprietario terriero, beni quindi che non sono suoi, e che avrebbe dovuto amministrare con fedeltà e correttezza.

Tutti coloro che sono operatori del Turismo, agenzie, enti locali, regionali, albergatori, semplici impiegati, stagionali ecc…  hanno avuto in custodia un bene prezioso, un bene ricevuto come dono: le bellezze naturali, i parchi, le riserve, i Santuari, le bellezze artistiche, le spiagge ecc. Tanti beni che, nella nostra regione, vengono apprezzati e ammirati da tantissimi visitatori ogni anno. Questi beni vanno però tutelati e ben amministrati perché possano produrre opportunità di lavoro per chi li gestisce e occasione di benessere per chi ne usufruisce.

Abbiamo avuto in dono tante bellezze, dal Creatore, dalla storia, dai nostri antenati e se sappiamo curarli e custodirli, possono essere una grande opportunità per tutti, così da alimentare l’amicizia e il benessere per tanti.

In occasione della Giornata Mondiale del Turismo di quest’anno, il Dicastero Vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nel messaggio per la giornata del Turismo 2021, incoraggia tutti a impegnarsi per un turismo che permetta l’incontro tra le persone e con i diversi territori, dove la contemplazione della bellezza possa aprire stili di vita rispettosi degli altri e del pianeta.

Dopo l’invito ad alimentare l’amicizia, Gesù nel Vangelo domanda ai suoi di impegnarsi nella fedeltà: Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti.

Siamo inviatati a coniugare la fedeltà.

Fedeltà alla terra, fedeltà alla persona, fedeltà all’impegno quotidiano, fedeltà al lavoro, fedeltà alla cura di quanto è affidato alle nostre mani.

Molte volte abbiamo peccato contro la nostra terra, l’abbiamo maltrattata, rovinata, generando situazioni che si sono rivoltate contro di noi. La cura del creato, la fedeltà alla nostra terra diventa un imperativo imprescindibile. Di fronte alle tante situazioni di degrado dell’ambiente avvertiamo il grido della creazione a cui non possiamo essere sordi. Durante la settimana sociale di Taranto è nuovamente risuonato l’appello alla “conversione ecologica”, non rivolto solo ai credenti ma a tutti. È necessario avviare un un processo di cambiamento come dice la parola conversione – “meta-noein” – cambiare il nostro modo di pensare e di agire. Nasce l’esigenza di una educazione culturale e ambientale per i nostri territori. 

Papa Francesco ci ricorda: «Abbiamo peccato contro la Terra, contro il nostro prossimo e, in definitiva, contro il Creatore. C’è un detto spagnolo che è molto chiaro, in questo, e dice così: Dio perdona sempre, noi uomini perdoniamo alcune volte sì e altre no, la Terra non perdona mai. La Terra non perdona: se noi abbiamo deteriorato la Terra, la risposta sarà molto brutta».

Fedeltà alla terra, quindi, ma anche fedeltà all’uomo che la abita, che spesso deve percorrere chilometri, abbandonare la sua terra per cercare altrove la possibilità di lavoro. Il rischio è che la nostra terra bella e feconda non doni più sussistenza ai suoi abitanti. Fedeltà verso le nuove generazioni, verso le famiglie, fedeltà che diventa opportunità di lavoro, occasione produttiva per generare un benessere diffuso per tutti.

Ma anche fedeltà a coloro che giungono nel nostro territorio, nei nostri Borghi, per un tempo di distensione e di riposo, per staccare dalle occupazioni e preoccupazioni del lavoro e dalla vita quotidiana e trascorrere momenti di grazia e di meritato risposo. Fedeltà che si coniuga con accoglienza, rispetto, offerta di ospitalità turistica che accompagni nei cammini, negli itinerari culturali e ambientali.

Forse molto dipende da noi, dai suoi amministratori. Nella libertà di arbitrio in cui Dio pone l’uomo a cura di quanto ha creato troviamo la nostra grande responsabilità. È determinante il nostro cambiamento, la nostra conversione come singoli e come comunità.  

L’esperienza della Pandemia ci ha fatto comprendere che siamo tutti connessi, non c’è Regione che si salva, quando vengono chiuse le frontiere per una situazione sanitaria tutti avvertono il disagio e la mancanza di circolazione delle persone.

“Dobbiamo recuperare la consapevolezza che, come popolo, abbiamo un destino comune. È quindi necessario concentrarsi su un approccio inclusivo al turismo e resistere alle tentazioni dell’individualismo.” (messaggio 2021)

Se Luca nel suo vangelo parla di amicizia, Paolo nella prima lettura non è da meno. Con l’elenco dettagliato dei singoli saluti ci lascia immaginare plasticamente la fitta rete di amicizia e collaborazione che hanno permesso l’annuncio del Vangelo presso la comunità di Corinto. Paolo, come Luca ci offre una metodologia di approccio alla vita e al creato. Uniti, insieme, ciascuno con il proprio carisma, ciascuno compiendo al meglio il proprio ruolo andiamo a comporre il mosaico della bellezza di un turismo che si fa accoglienza, annuncio, inclusione, bene comune.

Come San Gabriele dell’Addolorata, di cui festeggiamo il centenario della canonizzazione, con la sua vita semplice, senza grandi gesta, contrassegnata dall’eroicità del quotidiano, che viveva da innamorato del Crocifisso e della Madonna, accogliamo l’invito che Gesù ci rivolge nel vangelo “Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto”, dalla fedeltà quotidiana alla nostra terra e alla nostra gente possiamo “favorire un turismo che rispetti le persone e la natura, e promuova un’economia giusta e inclusiva”.