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Mons. Mario D’Abrizio è andato nella Casa del Padre

Nel giorno in cui la Chiesa guarda al suo Signore Gesù e lo acclama Re dell’universo, è andato nella Casa del Padre Mons. Don Mario D’Abrizio.

Di seguito l’Omelia di S.E. Mons. Michele Fusco:

Lc 21,5-11. Nel vangelo di oggi Gesù alza gli occhi e osserva quello che accadeva nel Tempio, fa notare ai discepoli come tante persone ricche gettano molte monete nel tesoro del Tempio, mentre una povera vedova mette due monetine. Di lei dice che ha messo più di tutti e che ha dato tutto ciò che aveva per vivere. Gli altri hanno dato del loro superfluo.

Questa donna del vangelo era vedova e povera, una situazione molto particolare, una donna senza marito, forse con dei figli da sostenere, poi anche povera, che mette nel tesoro del Tempio tutto ciò che ha per vivere. Aveva due monete, poteva almeno trattenerne una per sé, e l’altra metterla nel tesoro, invece dà tutto. Gesù la elogia, fa notare la totalità del suo dono, ma lui guarda il cuore non guarda la quantità del dono: questa Vedova si affida al Signore totalmente. Il Signore ama i gesti fatti con amore, anche i più piccoli, due monetine sono poca cosa ma valgono di più perché impregnate d’amore. Per il Signore valgono i gesti di amore che ciascuno di noi compie.

Salutando don Mario, mi sento di rivolgergli le stesse parole di Gesù: Don Mario hai dato tutto.

  1. Quando hai ascoltato la chiamata al sacerdozio, hai accolto la voce del Signore e hai donato tutto quello che avevi: la tua vita, ti sei messo nelle mani del Signore.

In un tema durante il IV ginnasio così scrive don Mario: “Pensando a questa alta missione, in cui il Signore si è degnato di chiamarmi, mi sento rallegrare tutto. Un giorno, quando sarò sacerdote, dovrò essere la consolazione degli afflitti, il direttore e il padre di tante anime […]. Vorrò essere un vero pastore tra le anime affidate alla mia cura […]. Non importa che dovrò sopportare insidie, calunnie e altre cose contrarie. Io farò il mio dovere, quale si conviene ad un sacerdote […]. Come saranno felici quei giorni in cui vedrò verificate tutte queste cose.”

Dopo circa 60 anni dalla sua ordinazione del 1951, nel 2008 quando aveva già 80 anni, si chiedeva se queste cose si erano verificate, e afferma che si è sforzato di fare il bene nei luoghi e negli incarichi che gli sono stati affidati, poiché il fine non è far prevalere se stessi ma la Divina Volontà. Poi chiede perdono per le sue inadempienze e si rimprovera perché avrebbe potuto fare meglio.

Nel testo dell’Apocalisse, proclamato nella Prima lettura, san Giovanni afferma che i redenti della terra seguono l’Agnello ovunque vada. Don Mario ha seguito il suo Maestro: Gesù.

Fare la volontà del Signore è una caratteristica particolare, direi un assillo che don Mario ha ripetuto tante volte nei suoi scritti e nei suoi pensieri, la sua costante preoccupazione era di adempiere la volontà del Signore e non la sua.

  1. Hai dato tutto te stesso …

Nel tuo voler comunicare il Vangelo a tutti i fedeli attraverso il periodico o bollettino, come gli piaceva chiamarlo, che ha pubblicato per più di 50 anni. Un anelito interiore a trovare i mezzi e gli strumenti più adatti a trasmettere la fede a tutti: una delle sue preoccupazioni che lo hanno accompagnato fino agli ultimi giorni. Don Mario la paragona alla fontana del paese dove tutti attingono acqua pura e fresca.

Da questi scritti emergono le caratteristiche di coloro che vogliono seguire Gesù. Che don Mario rivolgeva a se stesso e ai suoi fedeli.

Scrive: “il vero cristiano è colui che in ogni momento della propria vita ha l’animo rivolto alla concreta attenzione della carità.” Un tasto su cui batteva spesso: la carità.

Scrive“ la nostra vita trova significato solo nel servizio a Dio e al prossimo”.

Un altro aspetto è la gioia: “Essere cristiani è gioia nello Spirito santo. Senza gioia siamo paralizzati, schiavi delle nostre tristezze”. “ La gioia nasce dalla consapevolezza di essere amati. Amati da Dio da sempre e per sempre. . . . Gioia che nessuno ci può rubare, coesiste con la sofferenza, che inevitabilmente fa parte della vita. Dio vuole la nostra gioia e ci sostiene nei dolori. Anzi il dolore diventa partecipazione al mistero della Passione di Gesù per essere partecipi della sua resurrezione”.

Il suo riferimento costante è stato il testo del vangelo: scrive: “Il Vangelo ha una risposta per tutte le domande della nostra ragione, un raggio di conforto per tutte le incertezze e le illusioni della vita.”

Nei suoi scritti non manca mai un riferimento alla Madonna, o come conclusione oppure come esempio di vita cristiana, questo fa trasparire la sua forte devozione mariana. Spesso vi fa riferimento, l’esempio della Madre di Dio era sempre vivo in lui, sentiva la Madonna vicina, alla portata di tutti, esempio di tante virtù che ognuno può imitare. Infatti il primo capitolo del libro catechesi di un parroco inizia proprio con “ La devozione a Maria”

Di fronte alla situazione della Pandemia scrive: “ Da pastore non indulgo al pessimismo e invito il gregge a non lasciarsi irretire da profeti di sventura, che interpretano la congiuntura come il dies irae, assecondando una certa isteria collettiva”. Evidenziava come questa emergenza sia invece gravida di risorse, di solidarietà, di generosità. “ Il tempo in cui si è bloccati in casa può essere occasione per approfondire legami, […] per apprezzare i valori della famiglia e della preghiera”.

Questi alcuni temi da lui trattati.

  1. Hai dato tutto . . . per la casa degli anziani.

Scrive: “Non voglio chiamarla “Casa di riposo” ma soggiorno per anziani”, la casa di riposo ideale per un anziano è la famiglia, la mutata situazione sociale richiede nuove possibilità di sostegno per gli anziani. Si chiedeva ma ci sono tante case di riposo perché un’altra? Perché a Vittorito? Perché si rimane nel proprio ambiente, vicino casa, con le persone del vicinato, con gli amici, i familiari, i conoscenti. Respirando l’aria di sempre. “Questi motivi mi hanno spinto, vorrei dire caparbiamente, alla realizzazione di questa grande opera”.

Per questa caparbietà dobbiamo ringraziare don Mario perché ora un bel gruppo di anziani può soggiornare qui a Vittorito.

Un’altra sua attenzione era per le Vocazioni, me ne parlava ogni volta che andavo a trovarlo, ricordando gli anni in cui si era impegnato in questo campo.

Don Mario ha gettato nel tesoro del tempio le sue due monetine, lo ha fatto con generosità, dando tutto se stesso per il Signore. Oggi passa a noi il testimone, ora tocca a noi compiere piccoli gesti con generosità continuando a far risuonare gli inviti che don Mario ha rivolto a questa comunità nel nome del Signore.

Don Mario ci lascia un esempio di pastore tutto dedito al suo gregge, tutto di Dio e tutto per il popolo.


Don Mario Era nato a S. Benedetto in Perillis il 5 agosto 1927, da Giuseppe e da Lattanzio Pasquina.

Entra ed inizia i suoi studi nel Seminario Diocesano di Sulmona nel 1939 conseguendo la Licenza Media e Ginnasiale.

Prosegue il suo cammino vocazionale e i suoi studi liceali e teologici nel Pontificio Seminario Regionale S. Pio X di Chieti dove entra nel 1945. È ordinato sacerdote nel Santuario della Madonna della Libera a Pratola Peligna il 29 giugno 1951.                             

Il suo primo incarico è di Vicario Economo della Parrocchia di S. Michele Arcangelo alle Cavate di Sulmona di cui diventa Parroco il 1° gennaio 1952 e fino al settembre 1964 quando è nominato Parroco di S. Maria della Neve in Vittorito.

Una Comunità, quella di Vittorito, che gli entra nel sangue. Quando ne parlava si percepiva l’amore che nutriva per essa.

Rimane Parroco di Vittorito fino al 30 aprile 2017 quando, per l’età avanzata e le condizioni di salute, rassegna il suo incarico, rimanendo però a Vittorito nella Casa da lui stesso fatta costruire per l’assistenza agli anziani.                                       

E’ stato Cappellano di Sua Santità.

Don Mario è stato Vice Cancelliere della Curia Diocesana, Economo del Seminario Diocesano, e Direttore delle Opere per le vocazioni Sacerdotali e Religiose, ha ricoperto l’incarico di Vicario Foraneo della sua zona pastorale, Amministratore Parrocchiale di S. Benedetto in Perillis, e insegnante di religione nelle scuole superiori e medie di Sulmona e infine nelle scuole medie di Raiano e Vittorito. Uomo di profonda cultura ha scritto libri qualcuno anche negli ultimi anni, tra i quali:

Benedetto XV, il Papa della Pace – S. Celestino V (Pietro da Morrone) – Catechesi di un Parroco – Vittorito: storia, tradizione, folklore – Papi e Giubilei nella Storia.

Dal 1969 ha pubblicato periodicamente un Bollettino Parrocchiale che inviava anche ai vittoritesi sparsi nel mondo.

E’ stato un pastore sollecito e zelante sempre in mezzo alla sua gente che da lui ha ricevuto la Parola di Dio seminata a piene mani e il Pane dell’Eucaristia.

Molte le opere realizzate nelle parrocchie che ha servito, particolarmente un soggiorno per anziani intitolato alla Madonna del Borgo.

Da sottolineare il suo spirito di carità soprattutto verso i fratelli più fragili e bisognosi.

Per tutto questo Don Mario certamente, nel giorno in cui il Figlio dell’Uomo si porrà su quel trono alto, sarà tra i giusti, degni di possedere il Regno che il Signore riserva ai suoi servi fedeli.

Dal Cielo continuerà a guardare con occhi paterni i figli incontrati nella sua lunga vita.

Noi lo accompagniamo con la nostra preghiera.


 

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