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La panchina rossa

La panchina rossa. Violenza e violenza specifica sulle donne. Ancora di più!

Violenza sulle donne all’interno della realtà familiare che dovrebbe essere il luogo dove ti senti a casa. La casa, la mia Casa è il luogo per eccellenza dove essere se stessi senza filtri e senza maschere, senza corazze, senza tutto ciò che ogni mattina indosso per proteggermi dallo strabordare dell’Io altrui, del tuo io, di te. Eppure proprio lì, nel luogo che riteniamo più sicuro, la mia Casa, lì la donna può essere violata in tutto il suo essere da chi non ha scelto di Amarla ma di usarla. Questo, fin dal principio della relazione stessa.

Qui non stiamo parlando di una relazione alla pari fondata sul reciproco rispetto e dove entrambi si trovano sullo stesso piano, ma di una relazione disfunzionale impostata sulla sottomissione, sulla sopraffazione, sulla realizzazione del proprio io attraverso l’annientamento costante e continuo della donna che si è scelto di ridurre in questo stato. Io, come persona umana e battezzato nonché parroco, non sono più riuscito ad essere indifferente. Si, è bruttissimo da dire ed ancor più da ammettere a se stessi, RIUSCIRE AD ESSERE INDIFFERENTI, per proteggersi da tutto ciò che questa violenza può generare in noi che non la viviamo e dalla quale ci sentiamo così profondamente estranei. Ma, perché arriva sempre un “ma”. Arriva un momento, un istante preciso nel proprio cammino di crescita, dove si comprende che la coerenza è l’unica via che ci permette di essere uniti in noi stessi, nel nostro io più profondo e così, anche per me è giunto il momento per smettere di essere ipocrita e di iniziare a sporcarmi le mani e ad esporre la mia faccia anche in questo servizio.

Dov’è arrivato il coraggio della svolta? Nell’incontro! Nell’incontro di donne reali, concrete e coraggiose che mi hanno rivelato la verità più difficile della loro esperienza di vita. Di fronte a tanto, cosa dare in cambio se non il poco che si ha a disposizione, la propria vita. Così nascono le domande: “cosa posso fare e come posso aiutare la comunità a me affidata a percorrere questa strada che Dio mi sta ponendo innanzi?” Segni! Simboli! Percorsi! Strumenti! La panchina rossa è segno del dolore vissuto! E’ simbolo di una presa di coscienza della comunità e da questo segno della nostra scelta di impegnarci nella concretezza. Come? Costruendo percorsi di educazione e rieducazione alla relazione, al dialogo, al linguaggio. Da qui il 23 Settembre con la benedizione della panchina rossa è nato in parrocchia il gruppo Ihsàh, il nostro strumento operativo. Donne, professioniste: due psicologhe, una sociologa, un avvocato e tante altre professionalità da inserire per realizzare tutto ciò all’interno della nostra parrocchia e nelle scuole e dove ci inviteranno ad andare per portare il nostro contributo nel cambiamento di mentalità. Perché quello che farà realmente la differenza è l’insegnare ai nostri figli un modo radicalmente diverso di relazionarsi, dove l’altra persona non è più vista come qualcuno da vincere, da sottomettere, qualcuno di cui aver paura, ma un alleato grazie al quale la mia vita, già bella diventa ancora più bella grazie ad un amore ricevuto in dono e non più estorto.

don Fabio Oliviero D’Alfonso