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International Architecture Summer School a Castelvecchio Calvisio: il saluto del nostro Vescovo ai partecipanti

È in corso nel borgo medievale di Castelvecchio Calvisio la seconda edizione della International Architecture Summer School organizzata dalla ISAR (International Society for Archaeology, Art and Architecture of Rome) e aperta a studenti di architettura di ogni ordine e grado. Il programma è offerto in collaborazione con il progetto “Interrupted City” e il laboratorio della Özye?in University (Istanbul, Turchia): dal 16 al 25 luglio, attraverso incontri in modalità ibrida (online e in presenza), tutor ed esperti provenienti da tutto il mondo forniranno agli iscritti competenze pratiche nei metodi di architettura, documentazione, conservazione e valorizzazione dei siti del patrimonio culturale.

Domenica 18 alle ore 17:00 il nostro Vescovo Mons. Michele Fusco si è collegato in diretta da Castelvecchio con i partecipanti per un indirizzo di saluto e una breve spiegazione della storia di questo paese, che riportiamo qui di seguito:

«Saluto con immensa gioia tutti i partecipanti, gli insegnanti, i tutor e i collaboratori di questa Summer School rivolta agli studenti di architettura proveniente da diverse parti del mondo. Sono estremamente felice che abbiate scelto come oggetto di studio un gioiello di architettura medioevale come Castelvecchio Calvisio.

Già il monaco Giovanni, nel Chronicon Vulturnense del 779, ci dà notizia di questo nucleo abitativo con il castello e le chiese più antiche che nel XII sec. costituì parte integrante della Baronia di Carapelle insieme a Calascio, Rocca Calascio, S. Stefano di Sessanio e Carapelle Calvisio. Grandi famiglie lasciarono segni indelebili di architettura fortilizia come i Colonna, i Caldora, i Piccolomini del ramo Todeschini, i Medici e i Borbone.

Soffermarsi su Castelvecchio Calvisio, significa entrare nel grande patrimonio fortificato abruzzese, definito da Giovanni Tavano, un grande museo permanente all’aperto.

Effettivamente, noterete che le aree pedemontane e collinari della regione sono quelle maggiormente ricche di incastellamenti dalle più svariate tipologie: salvaguardano le motivazioni difensive, le regole di costruzione fortilizia risposero anche alle esigenze delle potenti famiglie di elevato rango sociale, ma soprattutto dalla conformazione territoriale. Il panorama castellano delle aree interne appare magnificamente articolato: la complessa ossatura orografica ha fortemente condizionato la viabilità e gli insediamenti pre-romani e poi romani; su questi siti, nel tempo, si sono venute a sovrapporre le opere difensive, sia perché era possibile l’uso dei materiali, sia per la scelta ottimale dei luoghi, quasi sempre posti in zone già “naturalmente” difese.

Castelvecchio Calvisio è appunto l’esempio più eloquente e meglio conservato nella Regione di borgo fortificato ove il tessuto urbano si raccoglie compatto con le case-mura perimetrali, costituendo così un impenetrabile recinto difensivo; la stessa Parrocchiale inglobò parti di recinzione nei successivi ampliamenti e la presenza di feritoie da arma da fuoco nelle murature della chiesa, ne sono la prova. Medesima situazione a pochi chilometri la troviamo a Carapelle, ove la chiesa ingloba-trasformandola in cappella absidale-una torre circolare dell’antica recinzione difensiva. Degna di nota è la comparazione che Carla Bartolomucci fa della “forma urbis” di Castelvecchio con la Gerusalemme dell’immaginario collettivo medievale di cui esiste un riscontro concreto nel mosaico di S. Giorgio a Madaba in Giordania, intravedendo una contaminazione tra il modello dell’anfiteatro romano con quello di una roccaforte.

I drammatici eventi sismici del 2009 hanno prodotto reazioni diverse e spesse volte tra loro anche contraddittorie. All’abbandono e degrado degli edifici, dettati purtroppo da un già lento ma secolare spopolamento, è riemersa al contempo una sensibilità storica, artistica e archeologica desiderosa di recuperare, riqualificare e potenziare questi monumenti del passato. Ecco allora emergere idee, iniziative, prospettive, problematiche lontane da soluzioni chiare e definitive. Tentativi in questa direzione sono individuabili ad esempio a Prata d’Ansidonia nel recupero di Castel Camponeschi negli anni ’80; oppure nel Castello recinto di S. Eusanio Forconese o ancora nel castello di Bominaco, purtroppo però senza una strategia economica e turistica a lungo termine. Maggior successo ha riscontrato l’iniziativa dell’Albergo diffuso a S. Stefano di Sessanio, Borgo a cui da pochi mesi è stata riconsegnata la Torre medicea completamente distrutta con il terremoto del 2009.

Come letteratura, a volo d’uccello, su Castelvechio Calvisio segnalo “Conservation-Reconstruction. Small historic centres conservation in the midst of change” a cura della European Association for Architectural Education (2015): una validissima raccolta di contributi che cercano di rispondere alle tematiche sopra esposte; altro articolo lo trovate sulla rivista “Archeologia dell’Architettura” (XXII, 2017) dal titolo “La chiesa di S. Cipriano a Castelvecchio Calvisio nella Baronia di Carapelle: documentazione speditiva e analisi stratigrafica 3D del manufatto” ed è forse il primo studio completo su questa chiesa dopo le brevi notizie offerteci dall’allora Soprintendente che ne curò il restauro il secolo scorso, Mario Moretti, nel suo Volume “Architettura medievale in Abruzzo”(1968). Per una disamina più generale, un valido contributo è “Centri antichi minori d’Abruzzo. Recupero e valorizzazione” (1999) di Sergio Bonamico et alii.

In conclusione, la sfida per Castelvecchio Calvisio come per tante altre realtà sarà la capacità di creare percorsi di interazione tra le esigenze di recupero e valorizzazione culturale secondo le scuole di pensiero più atte allo scopo, ma al contempo fruizione e promozione turistica che permetta di scongiurarne l’oblio.»