Veglia di Pentecoste in Cattedrale "Venne all’improvviso dal cielo un fragore..."



“Sono trascorsi cinquanta giorni dalla solennità della Pasqua. Abbiamo vissuto questo tempo come un’unica grande domenica che ci ha restituito la speranza nell’amore che vince la morte”: con queste parole inizia la solenne liturgia presieduta dal nostro Vescovo nella Basilica Cattedrale di Sulmona lo scorso 19 maggio, vigilia della solennità di Pentecoste. Come Maria e i discepoli di Gesù, riuniti nel cenacolo, attendevano l’effusione dello Spirito Santo, così i fedeli, riuniti insieme al loro pastore, hanno chiesto a Dio con la preghiera e con il canto il dono del Paraclito, in una rinnovata Pentecoste.
All’inizio della celebrazione, mentre il coro del gruppo del Rinnovamento nello Spirito intonava il Gloria, il Vescovo è sceso nella navata centrale per lanciare petali di rosa sui presenti. Questo gesto, tanto antico quanto suggestivo, rimanda a ciò che viene descritto negli Atti degli Apostoli: “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.” (At 2, 2-4)
La liturgia della Parola, poi, attraverso quattro letture che spaziavano dall’Antico al Nuovo Testamento, ha fatto meditare i fedeli sull’azione dello Spirito nella storia dell’uomo. Il Vescovo nell’omelia, ripercorrendole passo dopo passo, ne ha svelato il senso. La Chiesa è dono dello Spirito: è Lui, infatti, che nella varietà dei doni e dei carismi, ci rende in Cristo un solo corpo. Ma la Chiesa è anche frutto della Risurrezione, quella Risurrezione che, come abbiamo ascoltato all’inizio della celebrazione, ci restituisce la speranza nell’amore che vince sul peccato e sulla morte. “Chi può donare la speranza al mondo di oggi? Solo noi Cristiani”, ha affermato Mons. Fusco. Particolarmente toccante è stato il racconto di un fatto di cronaca appreso sui giornali: è la storia del piccolo Gabriele, un giocatore di basket di Pontedera, e del suo allenatore. Nel derby tra ragazzini di 9 anni, al termine di una partita in perfetta parità, tocca al giovane giocatore eseguire i due tiri liberi decisivi. Il primo tiro va a vuoto e il piccolo scoppia in lacrime; l’allenatore si avvicina, asciuga le sue lacrime, lo bacia sulla fronte e lo incoraggia. Gabriele mette a segno il secondo tiro, portando alla vittoria la sua squadra.
“Lo Spirito Santo – ha spiegato il Vescovo – è come quel bacio sulla fronte di ciascuno di noi, mentre Dio asciuga le nostre lacrime e dice: "Io conto su di te. Coraggio, mi fido di te. Ti voglio bene." Chiesa di Sulmona, Dio conta su di noi. Se anche noi ci affidiamo a Lui possiamo compiere meraviglie”.
Giunto il momento di rinnovare le Promesse Battesimali, il Vescovo ha acceso una candela dal Cero Pasquale dicendo: ”Ricevete la fiamma di fuoco, simbolo dello Spirito Santo, che vi è stato donato. Egli è in voi come Spirito di sapienza e di intelletto, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di conoscenza e di pietà e di timore del Signore. Testimoniate nel mondo il dono ricevuto”. I sacerdoti presenti hanno acceso la loro candela da quella del Vescovo e si sono recati dall’assemblea mentre il coro intonava un canto: un altro momento carico di significato per esprimere con i gesti e le parole l’ineffabile dono del Risorto.
Al termine della celebrazione, subito dopo la solenne Benedizione, il Vescovo si è fermato all’ingresso della Cattedrale per salutare tutti i fedeli e augurare loro una buona Pentecoste.


Francesco Domenicucci
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