Mons. Eustachio Schiappa è tornato alla Casa del Padre



Si sono svolte ieri, sabato 24 marzo, a Castel di Sangro, le solenni esequie di don Eustachio Schiappa che all’alba di venerdì scorso il Signore ha chiamato con se. Il Vescovo della Diocesi di Sulmona-Valva, Mons. Michele Fusco ha presieduto la celebrazione Eucaristica alla quale hanno preso parte S.E. Mons. Domenico Scotti, Vescovo emerito di Trivento, i sacerdoti della diocesi di Sulmona e della vicina diocesi di Trivento ed altri provenienti da diverse diocesi.





La chiesa parrocchiale di San Giovanni era gremita di fedeli non solo di Castel di Sangro ma anche di Rivisondoli e Pietranzieri, dove don Eustachio è stato Parroco e di Rocca Pia, suo paese di origine. Nutrita è stata anche la presenza dell’UNITALSI di cui don Eustachio è stato assistente a livello diocesano e regionale.



All’inizio della celebrazione il Vicario Generale della Diocesi, Mons. Maurizio Nannarone, ha dato lettura del necrologio:
“All’alba del 23 marzo 2018, mentre la
Chiesa si appresta a celebrare e a rivivere il mistero pasquale del suo Signore, è tornato alla Casa del Padre Mons. Don Eustachio Schiappa, dopo un periodo di malferma salute che ha fermato il suo grande cuore. Don Eustachio nasce a Rocca Pia il 30 gennaio 1942 da Nunzio e Leone Margherita. Frequenta il Seminario Diocesano di Sulmona per la Scuola Media, passa al Pontificio Seminario Regionale di Chieti per il ginnasio, il liceo e gli studi teologici. E’ ordinato sacerdote nella Chiesa Parrocchiale di Rocca Pia il 24 giugno 1967 dal Vescovo del tempo Mons. Luciano Marcante. Il 1° ottobre 1967 è Vice Rettore del Seminario Diocesano. Il 28 settembre 1968 è nominato Parroco di Pietransieri e il 1° novembre 1975 Parroco di Rivisondoli dove è rimasto per ben 21 anni, quando assunse , il 4 novembre 1996 il ministero di Parroco di S. Giovanni Battista e di S. Nicola di Bari in Castel di Sangro, mantenuto fino a questa alba grigia di primavera. E’ stato Insegnante di Religione presso il Liceo Scientifico e l’Istituto per Ragionieri e Geometri di Castel di Sangro, membro di vari Organi Collegiali diocesani e del Collegio dei Consultori. Grande impegno ha profuso per lunghi anni come Assistente spirituale e Responsabile regionale nell’UNITALSI accanto ai malati con i quali era annualmente presente a Lourdes. Sacerdote di grande zelo pastorale, buono, amato dalle Comunità che ha servito senza risparmiarsi , stimato e benvoluto dai confratelli sacerdoti che in lui vedevano un amico e un luminoso punto di riferimento. Il bene compiuto nei lunghi anni di ministero sacerdotale sono il suo biglietto di presentazione al Signore Dio, ricco di misericordia, che gli dirà: “ vieni servo buono e fedele….. nel Regno che ho preparato per te” e lo introdurrà nella celebrazione eterna del Cielo.”





Dal libro del profeta Isaìa 25, 6a.7-9
Il Signore eliminerà la morte per sempre.
In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza».
Parola di Dio.
 
SALMO RESPONSORIALE Salmo 22 (23)
 
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
 
CANTO AL VANGELO Gv 12, 24
Alleluia, alleluia.
Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Giovanni 12, 20-33
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». 
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
Parola del Signore

Queste le parole del Vescovo nell’omelia: 
La Parola ascoltata getta luce sugli eventi che stiamo celebrando, illumina quel buio e quella tristezza che assale il nostro cuore quando salutiamo un amico, un padre come don Eustachio.
Il profeta Isaia ci presenta un Dio che «preparerà un banchetto di grasse vivande, che asciugherà le lacrime su ogni volto», che «eliminerà la morte per sempre» (Is 25,6.8).
Questo è il nostro Dio, non è indifferente alla nostra esistenza ma si fa accanto, prepara per noi, che crediamo in Lui, qualcosa di speciale, una festa.
L’immagine proposta dal profeta Isaia ci colma il cuore di gioia perché don Eustachio ora partecipa a quella festa, è seduto al banchetto del cielo, nel suo cuore non c’è morte ma vita, non c’è dolore ma gioia.
Il Signore irrompe nella nostra vita con il mistero della Pasqua e ci invita a credere che la morte è stata vinta e per sempre perché ci ha chiamati alla vita nuova in Cristo, alla vita eterna.
Noi quindi, siamo qui radunati nel celebrare l’Eucarestia, non per dire addio a don Eustachio, ma per chiedere, con la nostra preghiera, che entri nella vita eterna, quella vera, quella a cui si è preparato durante tutta la vita terrena, servendo Dio presso gli ultimi e i sofferenti, quella vita che solo il Signore può donare e solo immersi in lui si può gustare.
Il Signore ha chiamato per la prima volta Don Eustachio in un giorno qualsiasi nella sua terra, Rocca Pia. Egli ha avvertito la Sua voce che gli diceva: seguimi, lascia tutto e vieni. Ha risposto con generosità il suo “Eccomi”. Si è fatto discepolo del Signore come Filippo, come Andrea e ha consumato la sua vita per l’annuncio del regno.
Il Vangelo proclamato, che la liturgia ci ha proposto domenica scorsa, ci presenta il desiderio, la richiesta di alcuni Greci: “Vogliamo vedere Gesù”, quante volte anche noi abbiamo questo desiderio: Signore ti vogliamo vedere, mostrati, fatti conoscere, ti vogliamo incontrare.
Ora Don Eustachio puoi vedere pienamente il tuo Signore, ora lo puoi contemplare. Certo lo ha veduto, tante volte, lo ha toccato con le sue mani tantissime volte, ma ora lo contempla in un modo tutto particolare.
Noi siamo ancora qui a celebrare la Pasqua, morte e resurrezione di Gesù, tu invece puoi finalmente incontrare faccia a faccia il tuo Signore.
Quando ieri mattina ti ha chiamato per l’ultima volta, gli hai detto nuovamente il tuo eccomi, sono pronto, così come hai fatto quel giorno a Rocca Pia. E lui ti ha accolto tra le sue braccia di Padre.
Il Vangelo ci dona l’immagine del seme che muore, che marcisce, per generare frutto.
Ogni sacerdote, a imitazione di Gesù, consuma la sua vita marcendo, spendendosi per il suo popolo perché è consapevole che solo morendo si produce frutto, solo perdendo la propria vita in questo mondo la ritrova per il regno dei cieli. È questa la logica che Gesù stesso ha presentato ad ogni suo discepolo:  perdersi per ritrovarsi, consumarsi per far frutto.
Quante volte da quelle mani consacrate è sgorgato il crisma della salvezza, del sollievo sulle ferite di quanti incrociavano la propria vita con la sua. Quante volte quelle mani hanno spezzato il pane della Vita e della Parola per la celebrazione Eucaristica.
E quante volte avrà detto con voce ferma ma carica di misericordia “Io ti battezzo”, io ti rendo creatura nuova, quante volte avrà detto “Io ti assolvo”, per ridare i calzari ai piedi e l’anello al dito ad un figlio che non si sentiva più tale. E quanti amici avrà consegnato alla vita eterna con la tenerezza di padre.
Ora ha concluso il suo cammino, il seme è scomparso restano solo i frutti. Le generazioni che ha formato, le famiglie che ha sostenuto, il suo impegno nell’Unitalsi con gli ammalati.  Don Eustachio non è stato soltanto un prete del culto e dei sacramenti ma ha saputo riconoscere negli ultimi, negli anziani, negli ammalti, nei più deboli la presenza del suo Signore crocifisso, che grida il suo dolore e chiede di essere accolto, ascoltato e amato.
Ciò che resta è soltanto l’amore, saremo giudicati sull’amore, in base a quel modello di vita che Egli stesso ha vissuto e che Egli stesso ha tracciato per noi. Saremo giudicati sulla scorta di quanto avremo saputo avvicinarci a «tutti gli uomini» riconoscendo in quella stessa carne il Verbo di Dio.
Questo allora il tuo testamento: Servire per seguire.
Non saranno mancati i momenti difficili, le prove, il buio, chi sa quante volte avrai chiesto come la sentinella della scrittura: Signore quanto resta della notte?
Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!
Sentiamo allora che questa celebrazione diventa un viaggio verso la luce, verso l’aurora. 
Noi lo desideriamo, lo pensiamo ora nella dimora di Dio, dove non c’è più pianto, non c’è più sofferenza, accanto a quel Gesù che ha tanto amato, servito, annunciato, celebrato.
Sfuggiamo alla tentazione del pianto, della tristezza e  rendiamo grazie a Dio per questo grande dono che il Signore ha voluto fare alla nostra Chiesa.
Grazie don Eustachio, grazie per essere stato per me, per noi, per ciascuno, testimone credibile del Vangelo, annunciatore instancabile, discepolo appassionato.
A noi la grande responsabilità di accogliere il suo testamento: Servire per seguire.

Concludo con le parole di un  manoscritto medievale  anonimo trovato a Salisburgo
Un prete deve essere contemporaneamente piccolo e grande,
nobile di spirito come di sangue reale,
semplice e naturale come di ceppo contadino,
 una sorgente di santificazione,
un peccatore che Dio ha perdonato,
 un servitore per i timidi e i deboli,
che non si abbassa davanti ai potenti ma si curva davanti ai poveri,
 discepolo del suo Signore, capo del suo gregge,
un mendicante dalle mani largamente aperte,
 una madre per confortare i malati,
con la saggezza dell’età e la fiducia di un bambino,
 teso verso l’alto, con i piedi sulla terra,
fatto per la gioia, esperto del soffrire,
lontano da ogni invidia, lungimirante,
che parla con franchezza,
un amico della pace,
un nemico dell’inerzia, fedele per sempre...   Amen
( Così differente da me!)”






Al termine della Celebrazione alcuni interventi da parte del Sindaco, di una bambina del catechismo, della Presidente Regionale dell’UNITALSI, di un componente del coro parrocchiale e della Preside delle scuole di Castel di Sangro, hanno sottolineato l’umanità e la cordialità di don Eustachio, sacerdote sempre disponibile, amico di tutti e legato in particolar modo alle persone ammalate. Dopo che il corteo ha accompagnato don Eustachio all’ingresso del Paese, la salma ha proseguito il suo viaggio e riposa ora nel cimitero di Rocca Pia in attesa della Resurrezione.











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