Cattedrale di S. Panfilo: restaurata la statua lignea raffigurante l’estasi di Santa Teresa



Domenica 17 Settembre alle ore 17:00 è stata restituita alla Basilica Cattedrale di Sulmona ma alla devozione e all’ammirazione di tutti i fedeli la statua lignea di Santa Teresa d’Avila, opera dell’eminente scultore Giacomo Colombo, a seguito della campagna di restauro di cui è stata oggetto.







Alla presentazione è intervenuto il vescovo -Mons. Angelo Spina-  che, tratteggiando i punti della vita di S. Teresa, fondatrice dell’Ordine dei Carmelitani scalzi, ne ha fatto emergere gli aspetti caratteriali e spirituali salienti. In particolar modo si è soffermato  approfonditamente sul fenomeno della “transverberazione” (nella mistica cattolica indica l’assalto del Serafino con la trafittura del cuore attraverso un oggetto affilato) che è appunto il momento prescelto dal Colombo nella sua scultura lignea. Il vescovo ha concluso il suo intervento riaccendendo la dimensione teologica dell’opera del Colombo con la citazione della preghiera semplice –“Nada te turbe”- composta da S. Teresa.







Alla presentazione sono intervenuti anche il Dott. Domenico Taglieri, la Dott.ssa Anna Colangelo - che si è soffermata su una lettura storico-critica della vita e dell’opera del Colombo - e i restauratori dell’opera che hanno illustrato le varie fasi di intervento. A conclusione il parroco della Basilica Cattedrale, don Domenico Villani, ha benedetto l’opera d’arte. 





Il restauro della statua lignea raffigurante l’estasi di Santa Teresa, opera eminente dello scultore Giacomo Colombo, riporta in auge la forza e l’eloquenza dello stile barocco che abita la Cattedrale di S. Panfilo in Sulmona. Effettivamente è nell’accentuazione di un rapporto più intimistico con Dio sorto già durante il Concilio di Trento che ritroviamo i germi dell’arte religiosa che caratterizzerà il XVII e il XVIII secolo e dunque, anche le opere del Colombo. Sulle regole tridentine riguardo l’arte sacra il cardinale Gabriele Paleotti (Discorso intorno alle immagini sacre e profane, 1582) afferma che le rappresentazioni sacre devono “muovere gli animi dei guardanti, rappresentandoci dinnanzi agli occhi e insieme nei nostri cuori atti eroici e magnanimi” aggiungendo che “non vi è strumento più forte o efficace a ciò delle immagini fatte dal vivo […] l’esserci con vivi colori […] tanto accresce la devozione compugne le viscere, che chi non lo conosce è di legno o di marmo”.






Nella nostra Santa Teresa la gestualità fa da padrona. Lo sforzo, la costrizione, la tensione nell’esprimere il trascendente, l’istante teofanico, apportano un valore esponenziale all’espressione del corpo e al movimento del panneggio. Ernst Gombrich (La Storia dell’arte, 1997) commentando l’estasi di Teresa- questa volta del Bernini- afferma che “perfino il trattamento del drappeggio è, in Bernini, interamente nuovo. Invece di farlo ricadere con le pieghe dignitose della maniera classica, egli le fa contorte e vorticose per accentuare l’effetto drammatico e dinamico dell’insieme. Ben presto tutta l’Europa lo imitò”. Nell’opera del Colombo il volto estatico, la testa, gli occhi riversi all’indietro esteriorizzano ciò che l’anima sta vivendo in quel momento; è resa plastica dell’eco di Charles le Brun (Conference sur l’expression générale et particulière, 1668) secondo cui “le maschere della venerazione avranno: testa inclinata verso il lato del cuore e occhi e sopraciglia alzati verso il cielo, al quale sembrano fissi per scoprire ciò che l’anima non può conoscere.







La bocca è socchiusa e denota la sottomissione e il rispetto che l’anima prova per un oggetto che ritiene superiore ad esso”.
Non parliamo allora di una realtà compatta, statica ma di un corpo in movimento nello spazio e nel tempo, colto nel momento della metamorfosi: l’angelo sta per scoccare il dardo eppure lei appare già colpita e tuttavia fin d’ora, scostando lo scapolare con la mano destra, mostra la consumazione dell’attimo estatico con il cuore infiammato per e dall’Amore: Teresa è segnata per sempre! Ascoltiamola: “Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avere un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, così profondamente che mi giungeva fino alle viscere, e quando lo estraeva sembrava portarselo via, lasciandomi tutta infiammata di grande amore di Dio. Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere dei gemiti, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non c’era da desiderarne la fine, né l’anima poteva appagarsi che di Dio. Non è un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po’, anzi molto. È un idillio così soave quello che si svolge tra l’anima e Dio, che io supplico la divina bontà di farlo provare a chi pensasse che io mento”. (Santa Teresa d'Avila, Autobiografia). Or dunque ammiriamo un corpo reso passivo di fronte alla potenza della divinità, i cui effetti sono espressi attraverso le metafore “fisiche” e corporee dell’ “invadere”, del “bruciare”, dell’ “incidere”, del “ferire” e “risanare dolcemente”. Una passività che giunge fino all’annullamento in Dio: “Pensa, figliola, che dopo morte non mi potrai più servire come ora. Mangia per me, dormi per me, quello che fai fallo per me, come se non vivessi più per te, ma solo per me” (Santa Teresa d'Avila, Autobiografia). Tutto diviene, gestualità, pathos, dramma, godimento, Cielo. Ecco allora che la compostezza medievale e del primo rinascimento presente nella Cattedrale sulmonese (pensiamo solo alla Madonna delle Fornaci o alla Deposizione albergata nella lunetta del portale) concede spazio alla teatralità sacra del Seicento. Non contrapposizione e neanche superamento, ma complementarietà, connubio tra due apporti all’unico Mistero: Timore e Passione… insieme!
 
Don Oliviero Liberatore

Share

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.