Intervento del vescovo Spina all’incontro di “Insieme per Fabrizia”



Nell’auditorium dell’Annunziata di Sulmona, si è tenuto l’incontro per presentare il Comitato onlus “Insieme per Fabrizia”. Tante le persone presenti e le autorità istituzionali,  è stato invitato anche il vescovo Spina ad intervenire. Di seguito le sue parole.
 
“Il sorriso è il tuo testamento. Hanno provato a spegnerlo con l’odio…ma lo hanno scolpito nell’Eternità”.
 
Partendo dalla vita di  Fabrizia, vorrei seguire brevemente alcune piste: i giovani, il lavoro, l’accoglienza, la pace, la speranza.

 
Per prima cosa i giovani.
Chi sono i giovani?  La loro  è l’età degli slanci e dei sogni; nel loro ardore pieno di energie, sono protesi verso un futuro carico di speranze, spesso ancora indeterminate ma attraenti; hanno la forza e l’ardimento, l’immaginazione creativa, il coraggio e la voglia di osare, di scoprire strade nuove.
Qui una domanda provocatoria: abbiamo fiducia nei giovani oppure li giudichiamo come la generazione fallita, smidollata, bamboccioni, nullafacenti,  sempre connessi virtualmente e dipendenti dai social?
Fabrizia è stata una ragazza che nella normalità della vita ha saputo guardare oltre e aprirsi al mondo, non subirlo, affrontare la vita e non viverla passivamente, con quell’entusiasmo proprio dei giovani.
 
La seconda pista di cui vorrei parlare è il lavoro.
Fabrizia si era recata in Germania, a Berlino per lavoro.
 
Oggi è più che mai necessario riflettere sul lavoro che non c’è. Sono rimasto molto sorpreso dal fatto che i media abbiamo dato tanto risalto a quanto ho detto nell’omelia durante il funerale di Fabrizia, il 26 dicembre 2016.  “Il suo sorriso rimarrà sempre con noi, lei che amava la vita con grandi ideali e forti valori, come tanti giovani ha dovuto lasciare questa terra, per trovare lavoro altrove perché questa nostra terra amata non riesce a dare speranza alle nuove generazioni che cercano lavoro, che dà dignità alla persona umana”. Non era l’accusa rivolta a qualcuno ma la semplice costatazione,  leggendo i dati ISTAT, che i giovani disoccupati in Italia sono al quaranta per cento, da noi, nell’entroterra Abruzzo, sono oltre il cinquanta per cento.   Sono rimasto ancora più sorpreso, poi, dal fatto che ciò che ho detto nell’omelia, in modo ampio e approfondito lo abbia detto Papa Francesco pochi giorni dopo, nell’omelia del 31 dicembre 2016 nella Basilica Vaticana e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno 2016. Ecco le parole del Papa: “Non si può parlare di futuro senza contemplare questi volti giovani e assumere la responsabilità che abbiamo verso i nostri giovani; più che responsabilità, la parola giusta è debito, sì, il debito che abbiamo con loro. Parlare di un anno che finisce è sentirci invitati a pensare a come ci stiamo interessando al posto che i giovani hanno nella nostra società. Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani. Abbiamo privilegiato la speculazione invece di lavori dignitosi e genuini che permettano loro di essere protagonisti attivi nella vita della nostra società. Ci aspettiamo da loro ed esigiamo che siano fermento di futuro, ma li discriminiamo e li “condanniamo” a bussare a porte che per lo più rimangono chiuse”. “Se vogliamo puntare a un futuro che sia degno di loro, potremo raggiungerlo solo scommettendo su una vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale” (cfr Discorso in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, 6 maggio 2016). Ecco le parole del Presidente Sergio Mattarella: “Il problema numero uno del Paese resta il lavoro. Nonostante l'aumento degli occupati, sono ancora troppe le persone a cui il lavoro manca da tempo, o non è sufficiente per assicurare una vita dignitosa. Non potremo sentirci appagati finché il lavoro, con la sua giusta retribuzione, non consentirà a tutti di sentirsi pienamente cittadini. Combattere la disoccupazione e, con essa, la povertà di tante famiglie è un obiettivo da perseguire con decisione. Questo è il primo orizzonte del bene comune… Desidero, adesso, rivolgermi soprattutto ai giovani. So bene che la vostra dignità è legata anche al lavoro. E so bene che oggi, nel nostro Paese, se per gli adulti il lavoro è insufficiente, sovente precario, talvolta sottopagato, lo è ancor più per voi. La vostra  è la generazione più istruita rispetto a quelle che vi hanno preceduto. Avete conoscenze e potenzialità molto grandi. Deve esservi assicurata la possibilità di essere protagonisti della vita sociale. Molti di voi studiano o lavorano in altri Paesi d'Europa. Questa, spesso, è una grande opportunità. Ma deve essere una scelta libera. Se si è costretti a lasciare l'Italia per mancanza di occasioni, si è di fronte a una patologia, cui bisogna porre rimedio. I giovani che decidono di farlo meritano, sempre, rispetto e sostegno. E quando non si può riportare nel nostro Paese l'esperienza maturata all'estero viene impoverita l'intera società”
 
Sul tema del lavoro è necessario che ognuno faccia la sua parte, finchè si è ancora in tempo.

Dalla breve vita di Fabrizia emerge chiara una parola: accoglienza. Viviamo sempre più la globalizzazione e questo comporta il costruire ponti, aprirsi al dialogo,  accogliere l’altro senza pregiudizi.
 
Altro tema, quello della pace.
Oggi più che pacifisti, è necessario essere pacifici e pacificatori. La via della violenza, la via della guerra, la via del terrorismo non è la via dell’uomo e della pace. E’ necessario disarmarsi per costruire la pace.
Ultimo tema è quello della speranza.
Parlando più volte con i genitori di Fabrizia, Giovanna e Benedetto e anche con il fratello Gerardo, ho messo in evidenza che ogni forma di violenza e di terrorismo vuole creare paura e togliere la speranza. Non bisogna lasciarsi rubare la speranza.
C’è una donna che è ai piedi della croce, vede il figlio morire, lui innocente, condannato alla morte e lei non scappa via, è lì come a dire qui c’è la tua mamma, non me ne vado, ti faccio compagnia in questo momento tragico,  doloroso, di morte. Quella donna porta dentro il cuore spezzato, è addolorata, ma non è disperata, porta con sé una visione alta, che trascende l’evento, sa che quel figlio risorgerà. E’ la speranza che avanza.
E’ una forza di fede per tutti noi, ma anche una forza umana.
Dalla  morte di Fabrizia deve ripartire la vita, dal dolore deve fiorire l’amore per cose buone e vere. L’ultima parola non è del male, ma del bene.
Questa nascente Associazione, allora è una via di risposta, di speranza, di bene, di pace, di apertura agli altri.
Fabrizia non è morta invano.
“Il sorriso è il tuo testamento. Hanno provato a spegnerlo con l’odio…ma lo hanno scolpito nell’Eternità”  e continuerà nell’impegno del Comitato onlus. Grazie.



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