Ritiro del Clero, l’ultimo per il vescovo Spina nella Diocesi di Sulmona-Valva



Si è tenuto nei locali del Vescovado il ritiro del Clero, l’ultimo per il vescovo Spina, dopo la nomina ad Arcivescovo Metropolita di Ancona-Osimo. Dopo l’adorazione eucaristica e la celebrazione dell’Ora media, i sacerdoti hanno visitato i locali del vescovado del secondo e terzo lotto, ristrutturati e consolidati, dove verrà accolto il museo diocesano. E’ seguita la meditazione sugli Atti degli Apostoli (20,16-27), tenuta da Papa Francesco  e  letta da Vescovo, che ha poi messo in evidenza il cammino pastorale della Chiesa locale negli ultimi dieci anni. E’ stato dato il quadro della situazione economico della Diocesi a seguito di già lavori realizzati e di quelli in corso. Sono stati dati alcuni avvisi e consegnati dei libri in omaggio.

Di seguito viene riportata la meditazione di Papa Francesco e l’intervento del Vescovo Spina:
Atti degli Apostoli 20,16-27
[16] Paolo aveva deciso di passare al largo di Efeso per evitare di subire ritardi nella provincia d'Asia: gli premeva di essere a Gerusalemme, se possibile, per il giorno della Pentecoste. [17] Da Milèto mandò a chiamare subito ad Efeso gli anziani della Chiesa. [18] Quando essi giunsero disse loro: "Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo: [19] ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei. [20] Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case, [21] scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù. [22] Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. [23] So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. [24] Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio. [25] Ecco, ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il regno di Dio. [26] Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero, [27] perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio. [28] Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue. [29] Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; [30] perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé. [31] Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi. [32] Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredità con tutti i santificati. [33] Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno. [34] Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. [35] In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!". [36] Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. [37] Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano, [38] addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave
 
Il congedo di un Vescovo. Martedì, 30 maggio 2017.  Papa Francesco Meditazione Mattutina Nella Cappella Della Domus Sanctae Marthae
 
 «Preghiamo per i pastori, per i nostri pastori: per i parroci, per i vescovi, per il Papa; perché la loro sia una vita senza compromessi, una vita in cammino, e una vita dove loro non si credano al centro della storia e così imparino a congedarsi». È l’invocazione elevata da Francesco al termine dell’omelia con cui ha commentato la liturgia della parola di martedì 30 maggio, durante la messa mattutina a Santa Marta.
In particolare il Pontefice si è soffermato sulla prima lettura, tratta dagli Atti degli apostoli (20,17-27), che — ha detto — «si può intitolare “Il congedo di un vescovo”». Infatti nel racconto «Paolo si congeda dalla Chiesa di Efeso. Quella Chiesa che lui aveva fondato, quel giorno della Pentecoste di Efeso, quando scese su di loro lo Spirito Santo».
«Aveva seguito — ha continuato il Papa riprendendo la descrizione della scena — ma adesso deve andarsene. E da Mileto mandò a chiamare a Efeso tutti i presbiteri». Insomma, ha chiarito Francesco usando una terminologia attuale, «era come una riunione di consiglio presbiteriale, ma dove il vescovo si congeda, il pastore si congeda». Del resto, ha fatto notare, «tutti i pastori dobbiamo congedarci. Arriva un momento dove il Signore ci dice: vai da un’altra parte, vai di là, va di qua, vieni da me. E uno dei passi che deve fare un pastore è anche prepararsi per congedarsi bene, non congedarsi a metà». Anche perché, ha messo in guardia, «il pastore che non impara a congedarsi è perché ha qualche legame non buono col gregge, un legame che non è purificato per la croce di Gesù».
Ecco allora, prosegue la narrazione, che «Paolo si congeda». Ma, ha evidenziato il Pontefice, «il passo di questo congedo non finisce con la lettura di oggi, va fino alla fine del capitolo 20». Da qui la raccomandazione di Francesco: «chiedo a tutti voi di leggere oggi questo capitolo 20 dal versetto 17 fino alla fine. Capitolo 20. Questo consiglio presbiteriale nel quale Paolo vescovo si congeda».
Leggendo il brano, infatti, il Papa ha individuato «tre atteggiamenti» da sottolineare in questo congedo dell’apostolo. Il primo si può notare quando gli anziani della Chiesa giunsero presso di lui e Paolo disse: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime, le prove». Dunque, «non si vanta, non è un atto di vanità. No. Racconta la storia». E in tal modo fa risaltare un aspetto, il primo punto che il Papa intende «sottolineare: “Non mi sono mai tirato indietro”. Una delle cose che darà tanta pace al pastore quando si congeda è ricordarsi che mai è stato un pastore di compromessi. “Non mi sono mai tirato indietro”, senza compromessi».
E per questo ci vuole coraggio. È lo stesso Paolo ad affermarlo: «Voi ricordate... perché io potessi istruirvi, predicarvi, darvi testimonianza a tutti». Dunque «non si vanta, perché lui dice che è il peggiore dei peccatori, lo sa e lo dice. Ma qui sta facendo un racconto della sua storia in questa Chiesa». E «poi riprende, l’altra parte del passo, dopo il capitolo 27, fino alla fine, qualche cosa del genere di questo rendiconto, di questo esame di coscienza». Insomma, ha spiegato Francesco, «il pastore si congeda e ha nel cuore la pace di sapere che non ha guidato la Chiesa con i compromessi. Non si è tirato indietro». Ecco perché, ha detto il Papa, «se leggiamo fino alla fine» questo passo «da soli, piangeremo, come hanno pianto i presbiteri. La bellezza della verità, della vita».
Passando poi al secondo punto, il Pontefice ha avvertito che Paolo dopo aver guardato al passato ora pensa al presente: «Ed ecco costretto dallo Spirito io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà». In pratica l’apostolo dice: «Obbedisco allo Spirito: “Costretto dallo Spirito vado”». Da qui il secondo punto sottolineato dal Pontefice: «il pastore sa che è in cammino». Infatti Paolo «mentre guidava la Chiesa era con l’atteggiamento di non fare compromessi; adesso lo Spirito gli chiede di mettersi in cammino, senza sapere cosa accadrà. E continua perché lui non ha cosa propria, non ha fatto del suo gregge un’appropriazione indebita. Ha servito. “Adesso Dio vuole che io me ne vada? Me ne vado senza sapere cosa mi accadrà. So soltanto — lo Spirito gli aveva fatto sapere quello — che lo Spirito santo di città in città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni”. Quello lo sapeva».
Insomma, per il Papa è come se Paolo volesse dire: «Non vado in pensione. Vado altrove a servire altre Chiese. Sempre il cuore aperto alla voce di Dio: lascio questo, vedrò cosa il Signore mi chiede. E quel pastore senza compromessi è adesso un pastore in cammino. Perché non si è appropriato del gregge».
Ed è solo chiedendosi: «perché non si è appropriato?» — ha proseguito il Pontefice nella sua riflessione — che emerge «il terzo tratto» da sottolineare. «Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita», dice Paolo, quasi a significare: «non sono il centro della storia, della storia grande o della storia piccola, non sono il centro. “Non ritengo preziosa la mia vita. Sono un servitore”». E questo ha rimandato alla mente del celebrante «quel detto popolare: come si vive, si muore; come si vive, ci si congeda». Così Paolo «si congeda con la libertà che ha avuto quel giorno che ha fatto la domanda: “Avete ricevuto lo Spirito Santo?”. E poi la libertà senza compromessi, in cammino, e “io non sono il centro della storia”: così si congeda un pastore. Il grande Paolo ci insegna».
Infine il capitolo degli Atti si conclude con la scena degli ascoltatori dell’apostolo, che piangono, perché dice loro: “Non vedrete mai me”. «Si inginocchiano, pregano, lo accompagnano alla nave e se ne va», ha concluso il Papa, esortando «con questo esempio tanto bello» a pregare «per i nostri pastori». Termina qui la meditazione di Papa Francesco.

Il cammino pastorale della Diocesi di Sulmona-Valva dal 2007 al 2017.
E’ convinzione di tutti noi che: “Se il Signore non costruisce la casa, invano lavorano i costruttori” (Sl 126). E come dice il Salmo “Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria” (Sl 114).
Sappiamo che: “Quando tutto abbiamo fatto, siamo servi inutili”. Siamo come le vele di una barca, rattoppate e bucate, su cui sempre soffia il vento dello Spirito per spingere la barca di Cristo, la Chiesa, dove Lui vuole, anche se noi ci affatichiamo a remare pere altre direzioni.
Questi dieci anni, con voi,  sono stati anni molto belli e intensi, ricchi di grazia. Tutto ciò che c’è di buono è solo opera di Dio, ciò che non è buono è responsabilità del pastore di cui renderà conto a Dio.
La nostra Chiesa locale in questi dieci anni di episcopato si è messa in cammino sulle indicazioni magisteriali del Papa, degli Orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana e sulle indicazioni del Vescovo.
L'Anno paolino, del 2008,  un «anno giubilare» dedicato alla figura di Paolo di Tarso nella ricorrenza del bimillenario della sua nascita ci ha fatto cogliere l’importanza della Parola di Dio nella vita della Chiesa. E’ nato così il Centro Pastorale Diocesano con tutti gli Uffici pastorali e con una scuola  di teologia per laici e una scuola di formazione all’impegno socio-politico. Per promuovere il laicato, sono stati attivati anche i cammini di formazione ai ministeri istituiti, al diaconato permanente, per i catechisti, per gli operatori Caritas, per gli insegnanti di religione, ecc..
Il Piano Pastorale triennale: “In ascolto della Tua Parola” del 2008, ci ha messo in cammino sulla via della formazione permanente rimarcando quattro  priorità operative: i presbiteri e il collegio presbiterale, le vocazioni, la famiglia, i giovani.
I presbiteri: la formazione permanente,  il ritiro del Clero mensile, gli esercizi spirituali annuali, gli stili di vita comunitari. L’accento non è stato messo sul cosa fare insieme, sul come lavorare insieme, ma sul come vivere insieme, in comunione, in unità, per testimoniare il comandamento dell’amore.
Le vocazioni: Tanto si è fatto per il rilancio vocazionale nelle parrocchie e non sono mancate le vocazioni.(Negli ultimi dieci anni sono stati ordinati sei presbiteri e prossimamente verrà ordinato un diacono. Sono stati ordinati quattro diaconi permanenti e una donna è entrata a far parte dell’Ordo Virginum). Per questo anno nuovo avremo tre seminaristi in teologia, due in orientamento vocazionale, e uno dovrebbe entrare al propedeutico, adesso è a Chieti per il Tu seguimi.
La famiglia: si è lavorato tanto perché nascessero i gruppi famiglia in parrocchia.  Sono stati proposti i cammini per i fidanzati in preparazione al matrimonio nelle foranie. Si è cominciato a celebrare ogni anno la festa diocesana della famiglia.
I giovani: Un lavoro costante è stato svolto a favore dei giovani, coinvolgendoli in alcune iniziative come il pellegrinaggio da Sulmona a Pratola, il martedì dopo Pasqua, la Via Crucis diocesana dei giovani, le GMG, gli incontri foraniali in preparazione alla cresima.
L’anno 2009 è stato un anno in cui abbiamo messo al centro la figura di S. Pietro Celestino V, nell’ottavo centenario della sua nascita, perché venisse conosciuto e amato in questa terra, dove ha vissuto parte della sua vita, santificandosi. E’ stato un anno in cui abbiamo vissuto  il tragico evento del terremoto del 6 aprile,  esperienza forte e drammatica che ha segnato la nostra chiesa, anche con la morte di due ragazze della nostra diocesi a l’Aquila, con 83 chiese danneggiate e chiuse, con tanti disagi, ma con un impegno pastorale encomiabile da parte di tutti i presbiteri  nello stare vicino alla gente e dare speranza.
La nostra diocesi, nell’Anno Giubilare Celestiniano, ha ricevuto il grande dono della Visita pastorale di Papa Benedetto XVI, il 4 luglio 2010.
La sua presenza fra noi e con noi, le sue parole, l’alto Magistero sono state una sorgente a cui sempre attingere per rinnovati cammini di speranza. Venendo, egli ci ha confermati nella fede, con affetto e forza ci ha esortati a rimanere saldi nella fede che abbiamo ricevuto, che “dà senso alla vita e che dona forza all’amore”.
            L’Anno Sacerdotale (2009-2010) è stato un ulteriore prezioso dono al popolo di Dio e a tutti noi, che ha permesso di riscoprire il sacerdozio, dono inestimabile, fatto dal Signore Gesù alla sua Chiesa.
            E’ stato un anno di grazia per noi sacerdoti, che ci ha invitato a rinnovare il dono che è in noi  (2Tm 1,6) e ci ha permesso di riscoprire dal vivo la figura splendida di San Giovanni Maria Vianney. Il suo zelo, la sua penitenza, il fatto che per una vita intera ha servito una piccola parrocchia, così simile a tante delle nostre, la sua povertà ed insieme la sua tenacia e umiltà ci sono di perenne esempio.
            L’esortazione Apostolica Post Sinodale “Verbum Domini” è stato un ulteriore dono. Dio ha pronunciato la sua eterna Parola in modo umano; il suo Verbo “si fece carne” (Gv 1,14). In tutti questi anni non ho fatto mai mancare la Lectio divina in Avvento e Quaresima in cattedrale, così come hanno fatto tanti di voi nelle rispettive parrocchie.    
In uno scenario così vasto, i Vescovi italiani hanno consegnato gli Orientamenti pastorali 2010-2020 “Educare alla vita buona del Vangelo”, per offrire alcune linee di fondo per una crescita concorde della Chiesa in Italia nell’arte delicata e sublime dell’educazione.
            Gli orientamenti, poi, hanno delineato i riferimenti essenziali e fondativi perché ogni Chiesa particolare possa progettare il proprio cammino pastorale in sintonia con le indicazioni nazionali avendo preso sempre più coscienza della incalzante urgenza di una questione educativa che si presenta ogni volta con aspetti di novità.
Il Congresso Eucaristico nazionale, che si è tenuto ad Ancona, nel 2011,  ha posto ancora una volta al centro della nostra esperienza di fede, con rinnovata freschezza, l’Eucaristia, celebrata e adorata, fonte e culmine della vita cristiana (LG, 11).
Il Papa Benedetto XVI, con la profondità e ampiezza del suo Magistero, ci ha fatto dono della Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio “La Porta della Fede”, con la quale ha indetto l’Anno della Fede, (11 ottobre 2012 - 24 novembre 2013).
E’ stato consegnato alla Chiesa locale il Piano Pastorale 2011-2013.”Avvenga di me secondo la Tua parola” per progettare il cammino pastorale della nostra Diocesi in sintonia con gli Orientamenti Pastorali “Educare alla vita buona del Vangelo”. Nel percorso educativo del Piano Pastorale Diocesano ci siamo proposti due priorità: I presbiteri e il presbiterio e la Famiglia. Il nostro cammino di Chiesa locale è stato posto sul primato educativo della famiglia: la famiglia che educa alla fede, (vi abbiamo dedicato due anni), la famiglia che educa alla liturgia, (altri due anni) e la famiglia che educa alla carità, (un anno). Questo cammino impegnativo e lungo è stato accompagnato anche dal Sinodo straordinario e ordinario, a temine del quale, il Papa ci ha consegnato l’esortazione apostolica “Amoris letitia”.
Proprio per mettere a frutto l’Anno della fede è iniziata la Visita Pastorale del Vescovo in tutte le parrocchie della Diocesi, in cui ha confermato i fratelli nella fede e tenuto le catechesi sul Credo. La Visita Pastorale è stata una grazia per tutti.
Nel 2013 Abbiamo celebrato l’Anno Giubilare Celestiniano nella ricorrenza dei settecento anni dalla canonizzazione di S. Pietro Celestino, riflettendo ancora una volta, che tutti siamo chiamati alla santità.
Altro evento straordinario e di grazia è stato il Giubileo straordinario della misericordia, voluto da Papa Francesco iniziato l'8 dicembre 2015 e concluso il 20 novembre 2016,  che noi abbiamo vissuto con grande intensità  valorizzando tanti luoghi della diocesi per celebrarlo.
Al termine della Visita Pastorale nel 2016, tenendo presente le indicazioni provenienti dal Convegno Ecclesiale di Firenze del 2015 e l’esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii Gaudium, il Vescovo ha consegnato alla Chiesa locale la Lettera Pastorale “Andate e annunciate il Vangelo – Una Chiesa in missione”,  in cui viene sottolineato che è necessaria una pastorale missionaria, che annunci nuovamente il Vangelo, ne sostenga la trasmissione di generazione in generazione, vada incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo, in ogni luogo e situazione. E’ stato approfondito anche il tema della devozione e pietà popolare, riconoscendone il valore positivo e la via di purificazione. E’ stato condiviso da tutti i presbiteri e consegnato alla Chiesa locale il documento: “Nota Pastorale Principi e norme su feste religiose e pietà popolare in genere nella Diocesi di Sulmona-Valva”.
Ai nostri giorni occorre “una conversione pastorale”: cioè passare dalla missione in parrocchia alla parrocchia in missione permanente.
Una Chiesa in uscita, che lo è stata anche attraverso il sito internet diocesano, il giornale diocesano Sulmona-Valva e 250 trasmissioni televisive settimanali che hanno portato sullo schermo e via internet la vita delle parrocchie e della diocesi, annunciando la Buona Novella. 
Questa Chiesa locale, con l’aiuto e la grazia di Dio, si apre così a preparare e attuare la missione in ogni parrocchia.
In questi anni la diocesi di Sulmona-Valva, con le offerte pervenute dalle parrocchie e dalla Caritas, ha fatto il gemellaggio con altre diocesi impegnandosi a realizzare opere missionarie in: Brasile, per acquistare un monastero a Bauru e donarlo alla Congregazione di S. Ignazio di Antiochia per 100.000 euro; in Madagascar per completare una scuola e stampare i catechismi per 10.000 euro; in Albania per la missione di don Antonio Sciarra per acquistare piante di ulivi per 5.000 euro, in Colombia per realizzare un edificio a Istmina, per la promozione della donna per 70.000 euro; in Camerun a Bamendou per realizzare un pozzo e una fontana per il villaggio e per la scuola, per 11.000 euro.
Comunicazioni:
Comunico che domenica 24 settembre alle ore 18.00 presiederò la celebrazione eucaristica nella cattedrale di S. Panfilo per salutare l’intera Diocesi.
Il primo ottobre alle ore 17.00 farò l’ingresso nella cattedrale di Ancona per la presa di  possesso canonico della Arcidiocesi di Ancona-Osimo. Fino a quel giorno e a quell’ora resto Amministratore Apostolico di questa Diocesi, con tutti i poteri concessomi. Vi invito sin da ora a invocare Dio perché mandi a questa Diocesi di Sulmona-Valva un pastore secondo il Suo cuore.
Ora sento di ringraziare, di vero cuore, ognuno di voi e tutti insieme per il cammino che il Signore ci ha concesso di fare in questi dieci anni.
A chi ho fatto torto, a chi ho offeso, a chi non ho dato il buon esempio chiedo perdono e mi affido alle vostre preghiere e alla misericordia di Dio, e su  tutti voi invoco la benedizione di Dio onnipotente:  + Padre, + Figlio e + Spirito Santo. Amen. Preghiera dell’Angelus.



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