Ultima Lectio divina della quaresima tenuta dal vescovo in cattedrale



Si è concluso in cattedrale, il ciclo delle Lectio divine, tenute dal vescovo in cattedrale, in preparazione alla Pasqua. Di seguito viene riportato il testo biblico e la riflessione.
 
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,7)
Dal Vangelo secondo Giovanni  14, 21-27.

[21] Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui".    [22] Gli disse Giuda, non l'Iscariota: "Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?". [23] Gli rispose Gesù: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. [24] Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. [25] Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. [26] Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. [27] Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
 
La settima beatitudine del vangelo di Matteo suona così: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. Insieme a quella dei misericordiosi, questa è l’unica beatitudine che non dice tanto come bisogna “essere” (poveri, afflitti, miti, puri di cuore), quanto cosa bisogna “fare”, cioè coloro che lavorano per la pace, che “fanno pace”. Non tanto, perciò, che si riconciliano con i propri nemici, ma che aiutano i nemici a riconciliarsi.
Operatori di pace non è dunque sinonimo di pacifici, cioè quelle persone tranquille e calme che evitano il più possibile i contrasti (questi sono proclamati beati da un’altra beatitudine, quella dei miti); non è sinonimo neppure di pacifisti, se per pacifisti si intendono quelli che si schierano contro la guerra (più spesso, contro uno dei contendenti in guerra), senza fare nulla per riconciliare i loro contendenti. Il termine più giusto è pacificatori.
Al tempo del Nuovo Testamento, pacificatori erano detti i sovrani, soprattutto l’imperatore romano. Augusto metteva in cima alle proprie imprese quella di aver stabilito nel mondo la pace, mediante le sue vittorie militari (porta victoriis pax) e a Roma fece erigere la famosa Ara pacis, l’altare della pace. La beatitudine non va letta in questo modo, non è la vittoria sui nemici, distruggendo il nemico, ma la vittoria su se stessi distruggendo l’inimicizia, come fece Gesù sulla croce (Ef 2,16). Aiutare le persone in discordia a riconciliarsi e a vivere in pace è una delle principali opere di misericordia. Sulla bocca di Cristo la beatitudine degli operatori di pace discende dal comandamento nuovo dell’amore fraterno.
Sorprende ascoltare dalla stessa bocca di Gesù un’affermazione che sembra contraddire tutto questo: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione” (Lc 12,51). In Matteo, al posto della divisione c’è addirittura “la spada” (Mt 10,34). Ma non c’è vera contraddizione. Si tratta di vedere quale è la pace e l’unità che Gesù è venuto a togliere. Egli è venuto a portare la pace e l’unità nel bene, quella che conduce alla vita eterna ed è venuto a togliere quella falsa pace e unità che serve solo ad addormentare le coscienze e a portare alla rovina. Gesù non è venuto con l’intenzione di portare la divisione e le guerre; tuttavia dalla sua venuta risulterà inevitabilmente divisione e contrasto, perché egli mette le persone davanti alla decisione e davanti alla necessità di decidersi, si sa che la libertà umana reagirà in modo diverso e variegato. La prima vittima della contraddizione della profezia del vecchio Simeone: “Egli è qui per la rovina o la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,35). La prima vittima di questa contraddizione, il primo a soffrire della spada che egli è venuto a portare sulla terra, sarà proprio lui, che in questo contrasto ci rimetterà la vita.
Ma chi sono oggi gli operatori di pace? Questa beatitudine a me sembra che spetti proprio al vescovo di Roma, al Papa, chiamato sempre ad essere promotore e operatore di pace tra i popoli e nella Chiesa. Da alcuni anni, il servizio del papa nei confronti della pace si esprime attraverso un messaggio per la giornata mondiale ella pace il primo gennaio di ogni anno.
In uno dei messaggi c’è una affermazione fondamentale: “La pace è insieme un dono e un compito”. (Benedetto XVI, Messaggio per la pace 2007). Dio stesso, non un uomo, è il vero e supremo “operatore di pace”. Proprio per questo, quelli che si adoperano per la pace sono chiamati “figli di Dio”: perché somigliano a lui, imitano lui, fanno quello che fa lui. Dio è pace nell’armonia della creazione e nella redenzione, che redime l’uomo dal disordine del peccato. La Scrittura parla della “pace di Dio” 8Fil 4,7) e più spesso ancora del “Dio della pace” (Rm 15,32). Pace indica non solo ciò che Dio fa o dà, ma anche ciò che Dio è. Pace è ciò che regna in Dio. In un suo inno la Chiesa chiama la Trinità “oceano di pace”. Contemplando la Santissima Trinità, vincere l’odiosa discordia di questo mondo”. Pace è uno dei nomi di Dio, allo stesso titolo che amore. Anche di Cristo è detto che è lui stesso la nostra pace (Ef 2,14-17). Quando dice: “Vi do la  mia pace” egli trasmette quello che è.  C’è un nesso inscindibile tra la pace dono dall’alto e lo Spirito Santo; non per nulla essi sono rappresentati dallo stesso simbolo della colomba. La sera di Pasqua Gesù diede ai discepoli, quasi d’un sol fiato, la pace e lo Spirito santo: “Pace a voi!...Detto questo alitò su di loro e disse: 2Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,21-22). La pace, dice san Paolo è “frutto dello Spirito” (Gal 5,22). Ma che cosa è la pace di cui parliamo? E’ divenuta classica la definizione che ne da s. Agostino: ”La pace è la tranquillità dell’ordine”. Basandosi su di essa, san Tommaso dice che nell’uomo esistono tre tipi di ordine: con se stesso, con Dio e con il prossimo, ed esistono di conseguenza, tre forme di pace: la pace interiore, con la quale l’uomo è in pace con se stesso; la pace per cui l’uomo sta in pace con Dio, assoggettandosi pienamente alle sue disposizioni, e l pace relativa al prossimo, per cui si vive in pace con tutti.
Nella Bibbia, però la parola shalom, pace, dice più che la semplice tranquillità dell’ordine. Indica anche benessere, riposo, sicurezza, successo, gloria. A volte designa addirittura la totalità dei beni messianici ed è sinonimo di salvezza e di bene: ”Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunci che annuncia la PACE, messaggero di BENE che annuncia la SALVEZZA”(Is 52,7). La nuova alleanza è chiamata un’ “alleanza di pace” (Ez 37,26), il vangelo “vangelo della pace” (Ef 6,15), come nella parola pace si riassume tutto il contenuto dell’alleanza e del vangelo.
Nell’Antico Testamento, pace viene spesso accostata a giustizia (Salmo 85,11:”Giustizia e pace si baceranno”) e nel Nuovo Testamento a grazia. Quando san Paolo scrive: ”Giustificati per mezzo della fede, noi siamo in pace con Dio” ha lo stesso significato pregnante che in “grazia di Dio”.
La pace , come abbiamo detto oltre che ad essere un dono è un compito, a questo si riferisce la beatitudine evangelica. Se Dio e, storicamente, il Cristo Risorto, è la sorgente della pace non significa inventare o creare la pace, ma trasmetterla, lasciar passare la pace di Dio e la pace di Cristo “che supera ogni intelligenza”. “Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1,7): questa è la pace che l’Apostolo trasmette ai cristiani di Roma. Noi non possiamo essere sorgente di pace, ma canali della pace. Lo esprime alla perfezione la preghiera attribuita a san Francesco: ”Signore, fa di me uno strumento della tua pace”.
La condizione per esser canali di pace è rimanere uniti alla sorgente che è la volontà di Dio: “En la sua voluntade è nostra pace” fa dire Dante a un’anima del purgatorio. Il segreto della pace interiore è l’abbandono totale e sempre rinnovato alla volontà di Dio. Aiuta a conservare o ritrovare questa pace del cuore ripetere spesso a se stessi con santa Teresa d’Avila:”Niente ti turbi, niente ti spaventi. Tutto passa, solo Dio resta. La pazienza tutto vince. Nulla manca a chi ha Dio. Dio solo basta”.
San Giacomo nella sua lettera ci dà preziose indicazioni su ciò che favorisce e su ciò che ostacola la pace: “16] poiché dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni.
[17] La sapienza che viene dall'alto invece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. [18] Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace. (Gc 3,16-18).
Da qui possiamo dedurre tante cose per la nostra vita. La pace è come la scia di una nave che va allargandosi all’infinito, ma comincia con una punta, e la punta è, in questo caso il cuore dell’uomo. Ognuno ponga a se stesso questa domanda: “Sono un uomo, una donna che opera per la pace”? Cosa faccio per portare pace a casa, pace dove lavoro, pace dove trascorro il mio tempo libero, pace sui social, ecc. . Saremo beati se saremo operatori di pace.
 




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