Vicino a chi soffre

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Una giornata con i seminaristi

Venerdì 17 agosto 2012, in una splendida località montana ai piedi della Maiella, il vescovo mons. Angelo Spina ha incontrato i seminaristi della diocesi per trascorrere con loro una giornata di verifica, di spiritualità e di comunione ecclesiale. L’incontro si è tenuto a Campo di Giove, presso la struttura dell’Oasi di San Francesco d’Assisi, un complesso spirituale armonioso e suggestivo che molto può offrire a coloro che, chiamati da Dio, si mettono in cammino per rispondere al dono speciale della vocazione. Nella circostanza sono stati presenti i seminaristi Emanuele, Lorenzo e Daniele che hanno raccontato la loro esperienza vocazionale in merito all’anno formativo ormai trascorso, comunicando al vescovo e ai presenti le gioie e le fatiche di un particolare percorso di formazione.

Ha partecipato all’evento anche Giacomo, un giovane della parrocchia di S. Maria della Valle in Scanno che, a Dio piacendo, nel prossimo mese di ottobre, intraprenderà il cammino vocazionale con l’anno propedeutico. E’ stato presente anche Andrea, che nel suo percorso di studi all’università statale, sta misurando la consistenza della vocazione per capire se davvero il Signore lo ha scelto come sacerdote. Ed infine, e non per ordine di importanza, ha preso parte all’incontro anche don Carmine Caione, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale Vocazionale,  che si è mostrato attento e sensibile nell’ascoltare le rispettive esperienze vocazionali. La giornata è cominciata alle ore dieci quando il vescovo  ha presieduto la celebrazione dell’ora terza e ha tenuto la meditazione sul capitolo 16 degli Atti degli apostoli. La figura di riferimento, in questo contesto, è stata quella di Paolo di Tarso. Egli da pagano che era e da persecutore dei cristiani, alla chiamata di Dio che nella sua vita risuonò come una vera e propria folgorazione, si convertì radicalmente. Col battesimo, unito alla morte e alla risurrezione di Cristo, ha accolto il dono speciale della fede. Dalla fede celebrata l’antico Saulo passò, di li a poco, a una fede vissuta. Con zelo e decisione difatti andava annunciando il kerigma, fondano oltremodo nuove comunità cristiane. Un giorno, giunto nella città di Filippi, la prima del distretto di Macedonia, incontrò una donna di nome Lidia che si fece battezzare assieme alla sua famiglia. Il Signore a questa donna aprì il cuore ed ella, ritenuta fedele, accolse Dio nella sua casa. Questa vicenda degli atti degli apostoli, che richiama immediatamente l’Anno della Fede che incomincerà il prossimo 11 ottobre, deve interrogare in prima persona coloro che a Dio stanno affidando la propria vita. Dalla meditazione del vescovo difatti scaturiscono taluni interrogativi fondamentali: come, un giovane seminarista, si fida e si affida a Dio? Dopo il fascino iniziale della chiamata, siamo pronti a spalancare con entusiasmo la porta del nostro  cuore a Dio o abbiamo la pretesa di fare tutto da soli? Siamo capaci, con la fede e con la testimonianza, ad accoglierLo nella casa del nostro cuore? Ciascuno dei presenti, a questo punto, ha maturato le proprie risposte nel silenzio e nella riflessione personale. Dopo il momento di preghiera il vescovo ha accolto con tenerezza e attenzione le rispettive esperienze vocazionali, ascoltando e sostenendo ciascuno dei presenti. D’ora in poi i ritmi della giornata si snodano con naturalezza: dapprima un pranzo abbondante e delizioso, poi un passeggiata contemplativa e una boccata d’aria, approfittando delle suggestioni che un piccolo borgo di montagna incontaminato riesce ad offrire. Non sono mancati per altro momenti di fraternità e allegria. Nel pomeriggio il vescovo ha voluto un ultimo incontro di programmazione pastorale  e in serata non poteva mancare evidentemente la Celebrazione Eucaristica , che è stata presieduta da mons. Spina nella parrocchia di Sant’Eustachio martire, mentre si faceva memoria dell’insigne figura di sant’Emidio. Presente, in quell’occasione, anche il parroco don Oliviero Tullio Liberatore, che con animo grato e riconoscente, ha accolto ciascuno dei partecipanti. Infine, al termine della Santa Messa, una lunga e partecipata processione, ha compendiato un’intera giornata di aggregazione e di amicizia ecclesiale, una giornata che per il suo calore e per i frutti che ne sono germinati, cercheremo di non dimenticare.

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