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La donna nella società, nella famiglia, nella scienza   (462 letture) PDF Stampa E-mail
mercoledì 10 marzo 2010
Indice articolo
La donna nella società, nella famiglia, nella scienza   (462 letture)
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L’8 Marzo Mons. Spina ha presentato il saggio del dott. Paolo Spigliati nell’Auditorium del Centro Pastorale Diocesano. Ha organizzato e coordinato l’evento la dott.ssa Rosanna D’Aurelio nell’ambito della raswsegna della Biblioteca comunale Ovidio Assessorato alla Cultura e Grandi Eventi, con la presenza dell’Assessore dott. Lorenzo Fusco.

Riportiamo di seguito parte del suo intervento.
“Un saluto a tutti e un augurio a tutte le donne. Nel mio intervento tenterà di tracciare un percorso della donna nel Magistero della Chiesa secondo alcune linee di
Carmen Aparicio Valls Pubblicate in Ricerche Teologiche, anno XIII/2002, n. 1, Edizioni Dehoniane.
Dopo il Vaticano II sono numerosi gli interventi di Paolo VI e di Giovanni Paolo II sul
tema della donna nella Chiesa e nella società, molte le lettere, i discorsi, i messaggi... molto il
lavoro di riflessione fatto. La prima domanda che sorge è chiedersi il perché di questo interesse
della Chiesa. Per dare una prima risposta vorrei ricordare alcune parole del Vaticano II,
concretamente della GS, giacché diventeranno testi di riferimento continuo
nell’approfondimento del tema:
«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri
soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e
angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel
loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini, i quali, riuniti insieme nel
Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre e
hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò essa si sente
realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia» (GS 1).
«Per svolgere questo compito, è dovere permanente della Chiesa di scrutare i
segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a
ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso
della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto. Bisogna infatti conoscere e
comprendere il mondo in cui viviamo nonché le sue attese, le sue aspirazioni e la sua
indole spesso drammatiche» (GS 4).
La preoccupazione e l’interesse della Chiesa per la donna vanno collocati in continuità
con il Vaticano II. Sono stati i cambiamenti sociali e culturali del secolo XX a provocare questa
nuova riflessione. Alla fine del Concilio c’è un messaggio alle donne – è la prima volta che un
concilio ecumenico si rivolge alle donne – messaggio che, come ebbe a dire Paolo VI, «è stato
espressione della sollecitudine della Chiesa e della sua materna fiducia verso la donna».1 Come
leggere questo fatto? È un segno di riconoscimento, ma anche di una urgenza.2 È importante il
fatto in se stesso come anche il contenuto, in quanto si riconosce l’inserimento e l’influsso delle
donne nella società:
«Ma viene l’ora, l’ora è venuta, in cui la vocazione della donna si svolge con
pienezza, l’ora nella quale la donna acquista nella società una influenza, un irradiamento,
un potere finora mai raggiunto. È per questo, in un momento in cui l’umanità conosce
una così grande trasformazione, che le donne illuminate dallo spirito evangelico possono
tanto operare per aiutare l’umanità a non decadere» (Messaggio del Concilio alle donne).
Questo cambiamento della presenza della donna nella Chiesa e nella società è visto come
uno dei segni dei tempi (lo diceva già Giovanni XXIII nella Pacem in terris) e, come ogni segno,
è una chiamata di Dio che richiede riconoscimento e conversione: riconoscere la promozione
1 Paolo VI, Discorso al Centro Italiano Femminile, 9.12.1972, in Insegnamenti di Paolo VI, vol. X (1972), 1258.
2 M. T. Porcile Santiso, La donna spazio di salvezza, Bologna 1994, 48.
2
della donna significa riconoscere una chiamata di Dio. Rispondere alla chiamata di Dio significa
collocarsi davanti al segno con uno sguardo di fede senza nascondere le difficoltà perché
«sarebbe infantile credere che è possibile rispondere a una chiamata di Dio senza difficoltà: una
missione divina (cominciando dai profeti) non è stata mai facile».3
L’interesse della Chiesa per il tema della donna sarà grande, a giudicare dai documenti e
dai passi compiuti. Vorrei soffermarmi principalmente sul lavoro svolto dalla Commissione di
studio sulla donna nella Chiesa e nella società, costituita da Paolo VI nel 1973, così come su
alcuni documenti di Giovanni Paolo II. Inoltre è sotto questi pontificati che,per la prima volta,
anche le donne sono state dichiarate dottori della Chiesa: nel 1970 santa Teresa d’Ávila e santa
Caterina da Siena, nel 1997 santa Teresa di Lisieux.

1. IL PONTIFICATO DI PAOLO VI
L’assemblea del Sinodo dei Vescovi del 1971, nel capitolo III del documento sulla
giustizia nel mondo diceva:
«Vogliamo che le donne abbiano la propria parte di responsabilità e di
partecipazione nella vita comunitaria della società e anche della Chiesa. Noi proponiamo
che questo argomento venga sottoposto a profondo esame, con mezzi adeguati, per
esempio ad opera di una commissione mista composta di uomini e donne, di religiosi e
laici di diverse condizioni e competenze».4
Paolo VI, accogliendo questa richiesta, costituisce nel 1973 una Commissione di studio
sulla donna nella società e nella Chiesa,5 che lavora attivamente fino a gennaio 1976. Oltre al
Sinodo del ’71, c’è un altro fatto importante che influisce sul lavoro di questa commissione di
studio. Il 18 dicembre 1972, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite proclama il 1975 Anno
internazionale della donna, indicando un triplice scopo: promuovere l’uguaglianza dei diritti,
assicurare la piena integrazione delle donne nello sforzo globale di sviluppo a tutti i livelli e
ambiti, riconoscere l’importanza del crescente contributo delle donne alla cooperazione tra i
popoli e al consolidamento della pace.6 Esso vuole essere un punto di partenza per migliorare la
condizione della donna e per il progresso di tutta la comunità umana.7 La Chiesa se ne sente
interpellata,8 quindi questa commissione avrà presente nel suo studio sia la richiesta del Sinodo
sia questo avvenimento.9
3 «Mais il serait infantile de croire que l’on puisse répondre à un appel de Dieu sans difficulté: une mission divine
(depuis les prophètes déjà) ne s’est jamais avérée facile» (L. Artigas, Réflexion sur la Femme, aujourd’hui, dans la
société et dans l’Église avec référence particulière à l’anthropologie culturelle. Testo dattiloscritto di 5 pagine
presentato alla Commissione da Mons. F. Biffi, 4). Questo testo si trova nell’archivio della Commissione conservato
nel Pontificio Consiglio per i Laici (PCPL), documento V/C. (Traduzione mia).
4 La Chiesa e l’Anno internazionale della donna 1975, a cura del Pontificio Consiglio per i Laici, 11. Originale in
AAS 63/1971, 933-934.
5 La Commissione, presieduta da S.E. Mons. Bartoletti, è costituita da 15 donne e 10 uomini, ecclesiastici e laici
sposati e nubili, rappresentanti di culture, nazionalità e competenze diverse.
6 La Chiesa e l’Anno internazionale della donna 1975, 9.
7 Ibid., 9.
8 Nella Lettera apostolica Octogesima adveniens (14.5.1971), Paolo VI già parlava della necessità di stabilire uno
statuto, anche a livello legislativo, per eliminare la discriminazione della donna e camminare verso un’uguaglianza
nei diritti e nel rispetto della sua dignità (cfr. OA, 13).
9Insieme ad alcuni dicasteri e organismi della Santa Sede preparerà il contributo della Santa Sede alla Conferenza
3
La finalità principale del lavoro di questa commissione la ricordava Paolo VI durante la
prima assemblea plenaria, celebrata a Roma dal 15 al 18 novembre 1973:
«Si tratta di raccogliere, verificare, interpretare, rivedere, esprimere correttamente
le idee sul ruolo della donna nella comunità moderna».10
La commissione, che ha ricevuto l’incarico di studiare «nel confronto fra le aspirazioni
del mondo di oggi e l’illuminante dottrina della Chiesa, la piena partecipazione della donna alla
vita comunitaria della Chiesa e della società»,11 si propone di seguire la metodologia della GS:
uno sguardo sul mondo, sulle nuove condizioni sociali, sulla situazione reale della comunità
umana, senza perdere di vista la tradizione della Chiesa e il contenuto della rivelazione. Tutto
questo con l’aiuto di tutti coloro che sono esperti e che, a partire dalla loro conoscenza e
competenza, possono illuminare e dire una parola valida. La commissione lavorerà durante poco
più di due anni e mezzo e farà il possibile per integrare le grandi linee della visione rinnovata
della società umana con la visione fedele all’insegnamento e alla tradizione della Chiesa,
cosciente che questo significa approfondire la sacra Scrittura a partire da nuove categorie e con i
nuovi metodi.12
Paolo VI, nei diversi incontri con la commissione, ha manifestato alcune delle sue
preoccupazioni. Un tema che ritorna più volte è la complementarietà tra l’uomo e la donna, con
l’unico interesse che uomini e donne «apportino la ricchezza del proprio dinamismo alla
costruzione del mondo»13 perché oggi è urgente, sia nella società civile che nella Chiesa, un
lavoro di risveglio e di promozione femminile. Si tratta di proteggere la dignità della donna,
rispettando sempre ciò che è genuinamente femminile (è questa la vera uguaglianza), ed
evitando che la donna, nel suo sforzo legittimo per far riconoscere la sua uguaglianza di dignità
con l’uomo, nello sforzo per inserirsi responsabilmente in una società marcatamente maschilista,
perda la sua femminilità. Nel rispetto di questa originalità della donna si basa il vero sviluppo
della posizione femminile14. La promozione della donna non mira soltanto all’uguaglianza dei
diritti. È necessario considerare la complementarietà. Paolo VI intende anche venire incontro a
un altro problema: evitare tutto ciò che mette a rischio la maternità. Non nasconde nemmeno la
sua preoccupazione per la missione della donna nella famiglia, tuttavia non parlerà più di
responsabilità della donna, ma di corresponsabilità dell’uomo e della donna nella famiglia.
L’ultima volta che Paolo VI si incontra con la commissione, alla fine dei suoi lavori,
ribadisce il fondamento della uguale dignità dell’uomo e della donna:
della Nazioni Unite celebrata in Messico nel 1975, con motivo dell’Anno Internazionale della Donna.
10 «Il s’agit de recueillir, de vérifier, d’interpréter, de réviser, de mettre au point les idées exprimées sur la fonction
de la femme dans la communauté moderne» (17.11.1973) (Insegnamenti di Paolo VI, vol. XI/1973,1113). (traduzione
mia).
11 Paolo VI, 6.11.1974, in La Chiesa e l’Anno Internazionale della donna 1975, 22. Testo originale in Insegnamenti
di Paolo VI, vol. XII/1974, 1056.
12 Cfr. Relazione della Commissione di studio sulla donna nella società e nella Chiesa, presentata durante il Sinodo
del 1974.
13 Paolo VI, 18.4.1975, in La Chiesa e l’Anno Internazionale della donna 1975, 29. Testo originale in Insegnamenti
di Paolo VI, vol. XIII/1975,310-313.
14 Paolo VI, 7.12.1974, in La Chiesa e l’Anno Internazionale della donna 1975, 25-28. Testo originale in
Insegnamenti di Paolo VI, vol. XII/1974, 1247-1250.
4
«Dio ha creato la persona umana, uomo e donna, in un unico piano di amore; ha
creato l’essere umano a sua immagine. L’uomo e la donna sono dunque uguali davanti a
Dio: uguali come persone, uguali come figli di Dio, uguali in dignità, uguali anche nei
loro diritti».15
Quest’uguaglianza si deve realizzare a vari livelli, e deve evitare l’egualitarismo che
rischia di virilizzare la donna e di non favorire la sua dignità come persona umana. La vera
promozione cristiana delle donne non si limita a rivendicare i diritti, invece «lo spirito cristiano
ci obbliga tutti, uomini e donne, a ricordarci sempre anche dei nostri doveri, delle nostre
responsabilità. Oggi, si tratta soprattutto di realizzare una collaborazione maggiore, più stretta tra
uomini e donne, nella società e nella Chiesa»16 in modo tale che tutti portino la ricchezza del
loro contributo.
Già in questo troviamo un tema che la stessa commissione cercherà di approfondire e
chiarificare:17 cosa si intende per femminilità? È qualcosa che può dipendere dalla cultura, che
può variare nel tempo? Che rapporto c’è tra la femminilità e i ruoli della donna nella società? Si
constata che nel passato questo concetto è stato troppo legato ai ruoli. Oggi c’è il pericolo
contrario, quindi l’equilibrio cercato vuole evitare una visione troppo maschilista o troppo
femminista e promuovere la relazione. Inoltre si fa un’altra constatazione:
«Durante secoli l’insegnamento dei filosofi e dei teologi ha frequentemente
accentuato erroneamente le differenze tra uomini e donne e questo è stato, per le donne,
origine di molte discriminazioni. Oggi si sente la necessità di sottolineare di più gli
elementi che esprimono l’uguaglianza, la corresponsabilità. Cioè, non si tratta
principalmente delle “differenze”uomo-donna, piuttosto della “relazione” tra di loro».18
Quanto è stato detto sin qui delinea già chiaramente un obiettivo e orientamento del
lavoro svolto.
1.1. Il lavoro della Commissione
1.1.1. Sinodo 1974
15 Paolo VI, 31.1.1976, in La Chiesa e l’Anno internazionale della donna 1975, 46. Testo originale in Insegnamenti
di Paolo VI, vol. XIV/1976, 70.
16 Paolo VI, 31.1.1976, in La Chiesa e l’Anno internazionale della donna 1975, 49. Testo originale in Insegnamenti
di Paolo VI, vol. XIV/1976, 72.
17 Problèmes ouverts et questions posées (PCPL, documento VI).
18 «Pendant des siècles, l’enseignement des philosophes et des théologiens a souvent accentué erronément les
différences entre hommes et femmes et a été, pour celles-ci, sources de multiples discriminations. Aussi ressent-on
aujourd’hui comme une nécessité de souligner mieux les éléments qui expriment l’égalité, la co-responsabilité.
D’ailleurs, il ne s’agit pas d’abord et avant tout, de différences entre hommes et femmes, mais bien et surtout de la
relation hommes-femmes» (Ibid., 2). (Traduzione mia).
5
Durante il sinodo sull’evangelizzazione del 1974, la Commissione presentò nell’aula
sinodale un resoconto del lavoro realizzato, insieme ad alcune richieste.19 Fin dall’inizio si è
vista l’opportunità di studiare insieme l’essere umano, uomo e donna, evitando anche la
dicotomia chiesa-società. Si tratta di studiare la missione della donna nella Chiesa e nella
società, come anche le relazioni uomo-donna «sulla base di una uguaglianza fondamentale, ma
anche alla luce della loro diversità e complementarietà».20 Questo studio deve essere fatto su una
base antropologica, considerando anche l’aiuto che offrono le altre scienze (biologiche,
sociologiche, ecc), confrontandosi con la Parola di Dio e guardando la missione della Chiesa
oggi. Un campo di interesse particolare è la lotta contro l’analfabetismo perché è attraverso
l’educazione che avverrà la vera liberazione.21
La Commissione presentò delle richieste concrete, sulla base di alcuni presupposti: tutti i
membri battezzati del popolo di Dio, ciascuno secondo la propria vocazione, sono chiamati a
svolgere la missione dell’evangelizzazione. Questa missione esige la collaborazione uomodonna,
una collaborazione che vuole rispettare la dignità di ogni essere umano e offrire la
possibilità di una partecipazione responsabile. Si fa notare che la partecipazione richiede una
preparazione e un riconoscimento, aspetti che spesso sono stati trascurati, soprattutto nel caso
delle donne, e che sono stati aggravati da atteggiamenti socio-culturali. Nella società c’è stata
un’evoluzione nel modo di considerare la situazione della donna e questo richiede che sia rivista
anche nella Chiesa.
A partire di queste premesse vengono formulate alcune richieste: che «si favorisca e si
sviluppi la partecipazione delle donne all’opera di evangelizzazione in posti di responsabilità
effettiva e riconosciuta» a diversi livelli, secondo le competenze e la preparazione. Si chiede che
le donne siano presenti lì dove si riflette, dove si pianifica, dove si prendono decisioni. Si chiede
un’attenzione particolare perché le religiose possano vivere l’evangelizzazione in accordo con la
propria vocazione e il proprio carisma. Si chiede che «le conferenze episcopali studino, con la
collaborazione dei laici, uomini e donne, e delle religiose, l’opportunità e modalità di ministeri
non-ordinati, aperti sia agli uomini che alle donne».22
Sono importanti gli ultimi punti della relazione in cui vengono indicati i cambiamenti
necessari per favorire un cambio di mentalità: tra questi la formazione del clero e l’educazione
alla fede delle donne, favorendo una formazione che permetta la partecipazione all’opera di
evangelizzazione.
Le parole chiave sono collaborazione e responsabilità insieme a corresponsabilità.
Collaborazione tra uomini-donne, laici-religiosi-clero. Responsabilità come un diritto e un
dovere, importante perché l’inserimento della donna nella Chiesa e nella società sia autentico,
perché l’uguaglianza in quanto a dignità tra l’uomo e la donna sia veramente riconosciuta,
perché l’uomo e la donna, insieme, hanno ricevuto dal Creatore il compito di avere cura del
mondo. Accanto alla responsabilità bisogna collocare un altro compito: riflessione, studio,
formazione, a tutti i livelli, fatto da uomini e donne per uomini e donne.
1.1.2. Dossier di lavoro
19 G. Caprile, Il Sinodo dei Vescovi. Terza assemblea generale (27.9–26.10.1974), Roma 1975; La Chiesa e l’Anno
internazionale della donna 1975, 68-70.
20 G. Caprile, Il Sinodo dei Vescovi 1974, 698.
21 Cfr. Paolo VI, 19.6.1975, in La Chiesa e l’Anno Internazionale della donna 1975, 33-36.
22 La Chiesa e l’Anno Internazionale della donna 1975, 68-70.


 
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