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Lettera Pastorale Avvento - Natale 2009
Famiglia, segno dell’amore di Dio

Famiglie carissime, fratelli e sorelle,

in amicizia e con la confidenza con ciascuno di voi, che cresce col passare del tempo, per la comunanza di vita, l’ascolto quotidiano dei tanti perché che mi vengono posti e che si sostanziano, in molti casi, in richiesta di aiuto, entro nelle vostre case con questa Lettera Pastorale “Famiglia, segno dell’amore di Dio”all’inizio del tempo di Avvento che ci conduce al Natale del Signore.

La nostra Chiesa Diocesana ha accolto con entusiasmo il Piano Pastorale con le sue linee guida per il cammino dei prossimi anni, elaborato nel 2008 e ha celebrato, nello scorso mese di giugno a Campo di Giove, un Convegno su una delle priorità indicate dal Piano stesso: la FAMIGLIA.

In tale Convegno, a cui hanno partecipato in tanti in rappresentanza della quasi totalità delle parrocchie della Diocesi, sono emerse luci, ma anche ombre e le molteplici, odierne minacce alla famiglia. I lavori di gruppo poi, gli interventi, le testimonianze hanno messo bene in evidenza quanto già affermava il Papa Giovanni Paolo II: “Senza famiglia non c’è futuro”.

E’ proprio partendo da queste constatazioni, che è cresciuto ancor più l’impegno, per me doveroso, ad essere vicino ad ogni famiglia, a cercare e trovare insieme soluzioni, perché non ci si senta soli e non si piombi nello smarrimento generale e nella confusione che regna in campo culturale, sociale ed etico, ai nostri giorni, circa la famiglia.

Dal Convegno è emerso ancora che, nella nostra Chiesa locale, già tanto si fa per la famiglia, per la sua fatica nel presente e per le preoccupazioni sul futuro. Dà gioia e speranza constatare che sono stati impostati in modo meraviglioso i Cammini di preparazione alla vita matrimoniale per i fidanzati e che essi vengono seguiti con impegno e attiva partecipazione, che è iniziato il Cammino di formazione per le coppie di sposi della Diocesi, nel quale mi sono personalmente impegnato, ogni terza domenica del mese presso il Centro Pastorale Diocesano a Sulmona.

Un orizzonte vasto, fatto di luci e di ombre è davanti a noi e abbiamo tutti bisogno di una parola di incoraggiamento. Non dimentichiamo mai che l’amore di Dio è in mezzo a noi e che la famiglia lo fa risplendere nei gesti della sua quotidianità e nei luoghi abituali della sua vita e del suo impegno.

Il tempo che ci prepara e ci conduce al Natale, l’Avvento e il tempo stesso di Natale, sono sempre carichi di novità e di calore umano. Le famiglie ritrovano i buoni sentimenti. Certo c’è la corsa alle spese, agli addobbi, la frenesia per le cose da fare, ma anche e soprattutto la gioia di ritrovarsi insieme e di assaporare il clima autentico di famiglia.

Nelle nostre case, per fortuna ancora, si prepara il presepio, a volte piccolo, in un angolo, col muschio, le casette, le montagne innevate, i simpatici personaggi, le luci ad intermittenza. Intorno ad esso si ritrova sempre serenità, pace e coraggio. Benedetta la famiglia dove si prepara il presepio, luce per tutta la casa!

Il presepio, carissimi, è la storia di una famiglia, quella di Maria e Giuseppe. E’ la storia dell’amore di Dio in mezzo a noi.

Nella primavera della loro vita, a Nazareth, Maria e Giuseppe sentono la forza dell’amore che bussa alla porta del loro giovane cuore, si fidanzano, pensano alle nozze. In fondo non fanno che seguire la via voluta da Dio per l’uomo e per la donna, così espressa nelle prime pagine della Bibbia: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile…Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola» (Genesi 2,18.24). Dio non ha creato l’uomo perché fosse solo, ma con gli altri perciò ha creato la famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna, sul matrimonio. La famiglia non è un’invenzione umana, frutto della cultura e della società tanto da poter cambiare così come cambiano le forme culturali e sociali. Essa è’ voluta da Dio già al momento della creazione, è un atto del suo amore, è un suo dono perciò, nella sua essenza, non può mai mutare.

Anche Maria e Giuseppe seguono il cammino tracciato da Dio. Nella loro vita però succede qualcosa di imprevedibile e di unico: «Maria essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt 1,18). Di fronte a un evento di questa portata, fuori di ogni logica umana, Giuseppe non capisce, ma non smette di amare Maria. Egli è un uomo giusto, il suo cuore rifiuta di fare il male. Dio però fa luce nella sua vita e, in sogno, gli manda un angelo a dirgli: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa», (Mt 1,20).

In questa storia meravigliosa c’è la storia di ogni coppia di sposi: il momento dell’incontro, dei sogni, dei progetti, della scelta della persona amata con cui si decide di condividere tutta la vita.

Il giorno del matrimonio Dio si fa presente, non solo benedice, ma consacra gli sposi con il sacramento quando essi stessi pronunziano le parole: «Io accolgo te. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita». A queste parole ne seguono altre, cariche di emozione: «Ricevi questo anello, segno del mio amore e della mia fedeltà. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». E’ così che Dio, accogliendo la libera volontà degli sposi espressa con semplici gesti e parole unisce per sempre la vita di due persone. Inizia così una nuova storia d’amore, nasce una famiglia, bella, benedetta, consacrata da Dio, chiamata a vivere con gioia un amore fedele, indissolubile, totale, aperto alla vita, speranza per il mondo. Quei momenti rimangono bene impressi nella vita degli sposi e, ritornarvi con la memoria, commuove sempre.

Maria e Giuseppe, dopo le nozze, vivono a Nazareth, si fidano completamente di quello che Dio compie nella loro vita. Giuseppe è accanto a Maria con tanta tenerezza e, pur non generando, si prepara a fare da padre a quel bimbo che Maria porta nel grembo, vero uomo perché nasce da Maria, vero Dio perché opera dello Spirito Santo.

Gli eventi della storia coinvolgono la famiglia di Nazareth: «In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse un censimento di tutta la terra…anche Maria e Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa che era incinta. Ora mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nell’albergo» (Lc 2,1-7).

In questo breve, ma ricco brano di Vangelo, sono racchiuse tante cose: un evento esterno alla vita di Maria e Giuseppe, il censimento voluto dall’imperatore che li mette in cammino da un luogo all’altro, la fatica del cammino, la difficoltà di trovare una dignitosa sistemazione in un momento difficile, ma anche la solidità dell’amore, l’aiuto reciproco, la forza della fede in Dio, la speranza riposta nel bambino che sta per nascere.

Anche le nostre famiglie, sollecitate e spesso condizionate da fattori esterni, camminano per le vie del mondo. La mente torna al terremoto dello scorso aprile, ai tanti disagi che ha causato. Molte famiglie si sono ritrovate di colpo prive degli affetti più cari, sfollate e senza casa, senza lavoro in un contesto già precario, aggravato da una crisi generale, a cui si aggiungono le tante situazioni di sofferenza e di malattia.

La famiglia in cammino sulle vie del mondo, sopraffatta da questi eventi, che possono minacciarla nella sua solida unità, prova sconforto. Altri fattori poi aumentano gli attacchi alla famiglia: la mentalità sempre più individualistica, relativistica che la osteggia, le leggi contro la stabilità della famiglia e contro la vita. Si propongono con reiterata insistenza leggi che tendono ad equiparare le coppie di fatto a quelle fondate sul matrimonio. Le politiche a favore della famiglia, tanto sbandierate, rimangono solo vuote promesse senza impegni concreti. La famiglia oggi vive realmente situazioni difficili e dolorose che la mettono a dura prova. Maria e Giuseppe, di fronte alle difficoltà, hanno percepito la vicinanza di Dio. Nel Bambino Gesù, il Dio vicino, il Dio con noi, hanno saputo trovare la stella che indica la strada, la direzione da seguire.

E’ proprio nei momenti difficili che non bisogna chiudersi in se stessi. In questi momenti bisogna dare fiducia all’altro. Essere fedele è fidarsi dell’altro, riconoscere nel coniuge un dono ricevuto, il valore della sua persona e della sua dignità.

Giuseppe è stato fedele fino in fondo. Non ha abbandonato Maria, ha riposto fiducia in Dio rimanendo fedele al dono ricevuto. Un amore fedele è la grande componente che dà forza all’amore coniugale. La tentazione di buttare tutto all’aria, di separare, di spezzare, di frantumare per rifarsi una vita, è una tentazione sempre in agguato. A volte basta un’incomprensione, un risentimento, una discussione aspra, per distruggere il matrimonio.

L’amore di Maria e Giuseppe non si lascia separare da nulla, è fedele e indissolubile perché poggia in Dio e nella incondizionata fiducia nell’altro. L’amore degli sposi, il giorno delle nozze, è stato consacrato. Con un linguaggio semplice e comprensibile vorrei dire che Dio è la garanzia di quell’alleanza d’amore. Dio è fedele sempre e i doni che fa non li ritira. “Non separi l’uomo quello che Dio ha unito” (Mt 19,6).

I segni di Dio, che è Amore, “abitano” i giorni più difficili della prova. A volte splendono inaspettatamente nelle famiglie che avrebbero ragioni per scoraggiarsi e imprecare e invece accettano di camminare sulle vie della semplicità del cuore, del dono di sé. Dove questi segni di Dio si manifestano, una famiglia diventa veramente anima e luce del mondo e fa vedere in tutta la sua bellezza cosa significa essere fedeli nella novità e nuovi nella fedeltà.

Di fronte alla situazione di coppie divorziate e risposate civilmente, la Chiesa non fa mancare la sua attenzione e la sua cura pastorale invitandole a partecipare ai momenti di preghiera, all’ascolto della Parola di Dio, alla S. Messa, alle opere di carità. I divorziati risposati, in forza del battesimo ricevuto, continuano a far parte della Chiesa anche se non possono accostarsi alla comunione per la loro situazione irregolare. Dio ha benedetto e consacrato le loro nozze e i suoi doni, una volta dati non vengono ritirati, perciò rimangono figli di Dio che rispetta la libertà dell’uomo anche se l’uomo, con il peccato, spezza l’alleanza con Lui, e figli della Chiesa. La Chiesa, però, non può cambiare il Vangelo che il Signore le ha affidato, ha solo il compito di annunciarlo nella sua integrità nella verità e nella carità.

Ringrazio il Signore per le coppie di sposi che in Diocesi aiutano i tanti fidanzati nel cammino di preparazione al Sacramento del matrimonio. Grazie alle famiglie che, con gesti di solidarietà e disinteressata carità, aiutano quelle in difficoltà, dove ci sono malattia, povertà e ogni genere di afflizione. Grazie alle équipes di famiglia e ai gruppi famiglia, che promuovono la spiritualità familiare.

Se all’inizio della creazione c’è una famiglia, anche all’inizio della redenzione c’è una famiglia, quella di Maria e Giuseppe. E’ in questa famiglia che il Figlio di Dio, l’Emmanuele è accolto, amato, difeso, educato. Il presepio ci insegna che la vita è dono di Dio, che ci è affidata e ne siamo i custodi, non i padroni. Quanto è preziosa la vita! Custodire la vita dell’uomo è accoglierla dal suo inizio, dal momento del concepimento al suo tramonto naturale, è accoglierla sempre anche quando porta con sé preoccupazioni e dolori.

Penso a quelle famiglie che hanno figli segnati dalla malattia fisica o psichica, a quelle i cui figli hanno imboccato vie sbagliate come quella della droga. Di fronte alle prove si può avere un senso di smarrimento, di ribellione, a volte di disperazione.

Maria e Giuseppe di fronte alle tante, dolorose prove della vita hanno aperto gli occhi su Gesù, Salvatore e Redentore dell’uomo. Hanno fissato lo sguardo attento su di lui, stella che illumina il buio della vita e ne indica la giusta direzione.

Se ogni famiglia va incontro a Gesù e lo accoglie, anche le prove diventano momento di crescita, si fa esperienza che Dio soffre con noi e ama con noi. Quando la famiglia accoglie Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi, allora i suoi membri non puntano il dito l’uno contro l’altro, non giudicano, non separano, non allontanano, non emarginano, ma diventano solidali, escono dal guscio del proprio egoismo per amare tutti, piccoli, ragazzi, giovani, adulti, anziani, malati. Si riesce così a vedere nel chicco di grano che muore la spiga che, certamente, arriverà.

Il Natale è il Dio vicino. La Sua presenza aiuta la famiglia a non naufragare nel pessimismo, nella disperazione, ma gli dà forza, coraggio e speranza.

Maria e Giuseppe vivono il loro Natale guardando quel Bambino, contemplandolo, adorandolo nella luce del Mistero. Essi oggi invitano ogni famiglia ad accoglierLo con amore nel volto dei figli, dei genitori, dei nonni, di ogni persona cara.

La Santa famiglia di Nazaret è scuola di vita per tutte le famiglie. Maria ci dona Gesù, Giuseppe lo custodisce e lo mostra a noi come Salvatore e Redentore.

Gesù, Dio bambino, Signore vicino, mai assente nella vita delle famiglie torni a portare serenità, coraggio e la speranza che non si spegne nella vita di chi Lo accoglie.

 

 

I Domenica di Avvento

 

† Angelo Spina
Vescovo di Sulmona-Valva


 
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