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Il discernimento: un cammino da recuperare nella vita umana e cristiana

Oggi diventa più che mai imbarazzante e difficile fare discernimento a causa della complessità e delle molteplici possibilità indotte dalla globalizzazione. La cultura dominante, contraddistinta dall’individualismo e da un consumismo dilagante, sembra favorire l’affermarsi di adolescenti, giovani e adulti spesso restii a fare una vera e decisiva scelta di vita. Dobbiamo pensare al discernimento come metodo e percorso di crescita verso la maturazione e l’assunzione di responsabilità. Non solo, va percepito anche come una dinamica e un cammino di accompagnamento che lo sostengano. D’altro canto, nel contesto attuale, si può parlare del discernimento anche in termine di sfida e di esercizio di libertà responsabile sia da parte del singolo individuo che dell’intera comunità. Peccato che il termine “discernimento” sia una delle parole meno usate tanto nel linguaggio comune quanto nella quotidianità della vita cristiana. Quando viene utilizzato, comunque, fa pensare alla vita sacerdotale, alla vita monastica o a quella consacrata. Anche in questo contesto, l’espressione pare riferirsi principalmente all’inizio di un percorso. Rimanda, cioè, alla prima tappa, al momento iniziale della ricerca per capire se si è degni o meno di essere ammessi ad intraprendere il cammino che porta alla totale donazione di sé al Signore. Così percepito e ridotto c’è il rischio di credere che il discernimento riguardi solo i novizi, chi è all’inizio di un percorso vocazionale. Non sarebbe richiesto, quindi, una volta fatta la scelta di totale dedizione al servizio di Dio. In realtà va concepito come un’esigenza permanente dell’esistenza umana in generale, e di quella cristiana in particolare. Anche se il concetto di discernimento rimanda comunemente al percorso di valutazione, di giudizio rigoroso e attento, di esame per cogliere la realtà in modo oggettivo e senza pregiudizi, il tempo che viviamo e le condizioni della vita moderna incoraggiano una estensione di significato. Di fronte alla società liquida che viviamo, il discernimento può essere percepito come una terapia contro l’eterofobia o l’altrofobia, contro la chiusura nel proprio mondo, nel proprio io. È anche un’alternativa alla vita frenetica in quanto esige uno stop, un confronto costruttivo contro l’orgoglio e la pretesa dell’io personale posto spesso al centro. Il discernimento va inoltre concepito come una ferita recata alla presunzione di farcela egoisticamente da solo senza nessun bisogno di qualsiasi riferimento. Si tratta di un percorso di conoscenza e di presa di coscienza di sé per valutarsi e leggere gli eventi della storia alla luce della fede in ogni momento e ambito della vita. Serve come strumento per valutare il livello di compatibilità tra le proprie doti, le aspirazioni e gli obiettivi di vita a cui uno tende. Serve soprattutto per comprendere, con quanta più lucidità possibile, il progetto divino su di sé. Terreno di selezione e di sintesi di realtà talvolta frammentarie e separate tra loro, il discernimento aiuta ad unificare la persona, proiettando la sua identità verso un orizzonte di senso di tutta la vita. In particolare, per una vita cristiana autentica, bisogna osservare che il discernimento deve oltrepassare i confini della sola e pura logica intellettuale, quelli dell’analisi dei pro e dei contro, dei vantaggi e degli svantaggi, dei rischi e delle certezze insiti nell’impegno e nelle scelte personali. Il discernimento non si fa soltanto rispetto alle convinzioni personali, alla verità dell’esistenza personale o altrui. Il discernimento non intende mascherare né manipolare la Parola di Dio per giustificare oppure confermare le proprie scelte. È invece ricerca e volontà di confrontarsi con la verità della Parola di Dio, aiutati anche dalla verità della vita degli altri. Nel cristianesimo il termine non si limita neanche alla maturazione decisionale, alle considerazioni e ai consigli degli altri. Va anche oltre l’esperienza di vita concreta, oltre il confronto umano per quanto intelligente e saggio possa apparire e che prelude al cosa fare. Discernere è ben più di un esercizio mentale, di un meccanismo puramente psicologico. Chiama in gioco un protagonista assoluto, silenzioso ma efficace e fondamentale: lo Spirito Santo. Non c’è infatti alcun discernimento autentico che non nasca da un ascolto attento e paziente dello Spirito, dalla luce che scaturisce dall’ascolto della Parola di Dio e ci aiuta a comprendere quello che Dio si aspetta da noi nel “qui ed ora.” Da Lui ha inizio e termine un cammino di discernimento autentico. Gli altri protagonisti: guida spirituale, comunità famigliare o parrocchiale, persone di fiducia, sono “secondari” e “successivi”. Se Dio ha un progetto e un piano su ciascuno di noi, se la sua volontà è la nostra vittoria sul peccato e sul male per una pienezza di vita nella diversità dei nostri carismi, ministeri, servizi e vocazioni, è dunque normale e logico partire da Lui per capire meglio la direzione da dare alla propria vita. Il discernimento, dunque, richiede umiltà, pazienza, ascolto della Parola, attenzione ai segni dello Spirito Santo, ed una fede profonda da parte di tutti i protagonisti in gioco. È un cammino dinamico alla ricerca della risposta umana che meglio corrisponda alla volontà di Dio, al progetto che ha su di noi, al di là dei nostri limiti. È ricercare, coltivare con lucidità e umiltà la propria vocazione cogliendo le opportunità e le possibilità per progredire nel proprio cammino verso la santità. Il discernimento infine spinge alla preghiera, sollecita la persona a dialogare con l’Altissimo, a mettersi in sintonia con lo Spirito Santo.

Non è quindi riservato a chi ha già fatto una scelta di vita consacrata o la sta approcciando, alle guide spirituali, ai maestri della fede, agli aspiranti alla vita consacrata ma deve coinvolgere chiunque desideri conoscere la propria missione nella vita. Il discernimento è la proposta di uno stile di vita capace di accettare le contraddizioni, le contrarietà e i punti di vista diversi dal proprio pur di accogliere la verità e il progetto di Dio su ognuno. Tutti siamo chiamati alla santità in forza del battesimo. Questo richiede un cambiamento esistenziale, una conversione continua e la disponibilità al servizio personale e comunitario tanto più necessari per chiunque aspiri a servire gli altri, a seguire Cristo più da vicino. Altro che facoltativo e optional! Il discernimento è un elemento imprescindibile per percorre la via della santità.

Don Giuseppe Mazola