Notizie 

«Grazia a voi e pace da Gesù Cristo»

Omelia nella Messa Crismale 2021

Carissimi, non nascondo la gioia di questo momento di preghiera e di lode al Signore in questo Giovedì Santo; in un tempo in cui non possiamo incontrarci, è certamente un momento bello in cui la Chiesa diocesana, lodando il Signore, accoglie il dono grande del sacerdozio, ministeriale e battesimale, e gli oli santi. 

«Grazia a voi e pace da Gesù Cristo».

Così esordisce la seconda lettura dal libro dell’Apocalisse. Un saluto che Giovanni rivolge alle sette Chiese dell’Asia e a tutte le Chiese. Grazia e pace evocano tutti i beni che scaturiscono dal dono dell’amore gratuito di Dio. Scrive San Paolo a Tito: «È apparsa, infatti, la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini»(2,11)

La Grazia, che porta salvezza, è Colui cui tutti volgeranno lo sguardo quando sarà innalzato sulla Croce e che, nel giorno di Pasqua, porterà pace a tutti quelli che accoglieranno la sua luce.

«Gesù Cristo è il testimone fedele». È il segno della fedeltà del Padre: promessa ai profeti e oggi realizzata nel suo Figlio fatto uomo; «Il primogenito dei morti», cioè il primo a risorgere dalla morte, e a dominare su tutta la terra. Egli ci ama e ci libera dai peccati, con la sua morte in Croce si è caricato delle nostre fragilità facendo di tutti noi un popolo di sacerdoti che rendono culto a Dio. L’Apocalisse annuncia che il Messia ritornerà nella sua gloria sulle nubi e tutti gli renderanno gloria. 

 

Carissimi Sacerdoti, Religiosi e Diaconi,

rivolgo un grazie particolare a tutti voi che ogni giorno nel nascondimento e nel silenzio continuate, con perseveranza, a servire il popolo di Dio, soprattutto in questo periodo di particolare sofferenza e difficoltà.

Grazie perché nelle nostre comunità siete punto di riferimento; grazie perché, quotidianamente, nella preghiera e nel servizio, discreto e silenzioso, siete vicini alle famiglie e alle persone in difficoltà. La vostra parola, il vostro incoraggiamento, i vostri gesti di solidarietà attraverso le Caritas sono per tutti un sostegno e ristoro di fronte alla crisi che ciascuno, in modi diversi, attraversa.

Voi avete il delicato compito e il prezioso ministero di essere Padri. Quando la società, e anche noi come Chiesa, presentiamo deboli riferimenti, quando le proposte educative sono spesso fragili, quando i padri sono assenti e deboli, sono riferimenti d’identificazione, allora abbiamo maggiormente la responsabilità di riscoprire la nostra vocazione di essere padri, riscoprire l’arte della paternità.

Patris Corde, con cuore di padre. Papa Francesco così ha voluto intitolare la lettera apostolica in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale patrono della chiesa universale. Giuseppe così ha amato Gesù con cuore di Padre.

Nella sua lettera Papa Francesco ha sottolineato che nella società del nostro tempo, spesso i figli sembrano essere orfani di padre e specifica che, anche nella Chiesa di fronte ad una società che presenta modelli di paternità deboli e spesso assenti, c’è bisogno di una paternità responsabile. Molti sembrano essere orfani, in cerca di punti di riferimento che non sempre trovano. Guardando a San Giuseppe possiamo scorgere alcuni tratti di questa paternità che, come ministri, può aiutarci a riscoprire la nostra identità di pastori per crescere nell’espressione più alta della nostra paternità verso coloro che il Signore ci ha affidati.

Una prima caratteristica è «l’essere amorevoli», amare con cuore di padre, pensando al bene dei figli, alla loro realizzazione, rimanendo accanto con discrezione. Come Giuseppe accanto a Gesù e a Maria. Ogni pastore è chiamato ad amare la propria sposa, la Chiesa, generatrice della fede mediante i Sacramenti, tanto da esserne disposto a donare la vita. Amare non vuol dire obbligare o pretendere che si faccia come io ho deciso, ma con discrezione ci si deve porre in ascolto della persona e dello Spirito Santo. Senza porre al centro se stesso e le proprie idee ma puntando al bene di chi è chiamato a custodire, superando la tentazione del dominio e del disinteresse.

Dall’essere amorevoli scaturisce la bellezza di essere generativi. Quante difficoltà incontriamo «nell’essere generativi» e nel far nascere nuovi cristiani. Non basta amministrare un sacramento: non basta essere battezzati per dirsi cristiani. È necessario un cammino di fede per chi accompagna, attraverso tappe ben definite e decisive per il futuro di ciascuno. Occorre saper essere accanto, farsi prossimi, per sostenere con coraggio le scelte anche le più difficili, nel saper accompagnare anche in silenzio i momenti di prova e gioire per i risultati raggiunti. Ogni sacerdote, donando il battesimo e generando alla fede un nuovo cristiano, ha davanti al Signore l’obbligo di camminare con il suo gregge, con perseveranza e coraggio; non abbandonando mai il gregge, ma ponendosi a volte davanti per aprire la strada, altre volte in mezzo per incoraggiare e poi indietro per raccogliere gli ultimi. Diventando testimoni credibili, col seguire per primi il Maestro, solo se si è discepoli si può diventare guide autorevoli. Pronti a seguire l’esempio di Gesù che lascia le novantanove pecore nel recinto e si mette alla ricerca di quella smarrita. Chiamati ad amare ogni persona e a difenderla dalle insidie, sempre ricorrenti nella nostra attuale società, custodendo quel seme di bene che uccelli rapaci senza scrupoli tentano di distruggere.

Padri nel discernimento capaci ogni giorno di scrutare le Scritture, lasciandosi guidare dallo Spirito, raccogliendo le sfide dell’oggi del nostro tempo. Spesso vorremmo possedere e controllare quanto ci accade, ma il vento dello Spirito ci sospinge verso strade inaspettate e impreviste. Chiamati anche a fare silenzio per ascoltare, aperti verso nuovi progetti, che tante volte non vengono da noi, ma ci possono arrivare perfino da più giovani. Pronti a cambiare rotta, se richiesto dal tempo presente, e non bloccati, ingessati, nel «si è sempre fato così»; non rigidi esecutori delle regole ma attenti osservatori dell’umanità, dei cambiamenti in atto nella Chiesa e dei bisogni dell’intera comunità.

Prendersi cura dei più fragili, dei più piccoli; un padre ha un occhio di predilezione per i più deboli, ha uno sguardo di amore verso quelle situazioni più delicate. Nel prendersi cura della Comunità Parrocchiale, dei gruppi, delle associazioni, del cammino di fede di ciascuno, ogni sacerdote pone la sua attenzione verso chi più è associato alla Passione del Signore, cioè chi ci mostra il volto del Crocefisso vivente. Per accogliere il grido del dolore, del disagio, così da sostenere e farsi vicino, prossimo, a tutti quelli che gridano il loro «perché» verso il Padre celeste e accompagnarli sulla strada difficile della sofferenza o della solitudine sollecitando tutta la comunità a essere accoglienti e amorevoli, verso ciascuno.

Padri nell’accompagnare e padri nello Spirito. Non abbiamo generato noi questi figli nella carne e potremo dire che sono i genitori a dover occuparsi di loro, ma nello Spirito sì, e di questo siamo responsabili. Per accompagnare serve dedicare del tempo; bisogna mettersi a disposizione, «perdere» per gli altri. Sì! Il sacerdote perde il suo tempo perché sia speso per gli altri. Gesù afferma: “E se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due.” (Mt 5,41) Investiamo il nostro tempo per accompagnare e guidare particolarmente i più giovani e le famiglie. Sono chi ha bisogno di affrontare, in questo tempo d’incertezze, le difficili sfide economiche, sociali, sanitarie e spirituali.

 Padri che sanno sognare come San Giuseppe. Non un sognatore come si addice a chi ha la testa tra le nuvole, sganciati dalla realtà ma padri che sanno guardare oltre a quello che appare, con sguardo profetico, capaci di vedere e riconoscere i disegni del Padre celeste. Padri che hanno chiara la meta dove vogliono arrivare e la sanno indicare agli altri, capaci di credere più al Signore che alle proprie convinzioni. Capaci di saper sognare insieme con la Comunità di cui si fa parte, senza limitarsi a considerare se ne vale la pena, senza scoraggiarsi di fronte alle difficoltà. È proprio nelle difficoltà, nei momenti di crisi che siamo chiamati a cogliere, con coraggio creativo, le sfide del nostro territorio per poter promuovere un rinnovamento nello stile della missionarietà e della carità, proiettando la comunità nel cammino che lo Spirito suggerisce alla Chiesa.

Carissimi, in questa liturgia del Giovedì Santo, accogliamo i segni degli olii santi, doni di grazia dal cielo, segni dell’amore del Padre attraverso il Figlio, nello Spirito. Diventino sostegno del cammino per tutte le nostre comunità parrocchiali della diocesi.

Sono consegnati a voi Padri: Sacerdoti e Diaconi, perché sappiate intraprendere con le vostre comunità cammini di fede. Diventino sostegno nel tempo della sofferenza, benedizione per il popolo, protezione dal male, portino sollievo ai malati.

Il Signore custodisca tutti voi, ci conceda di essere capaci di rinnovare, con l’aiuto dello Spirito, le comunità parrocchiali, le associazioni, i gruppi e sostenere particolarmente coloro che stanno affrontando la sofferenza in questo tempo di pandemia.

Ci accompagnino la Vergine Santissima, san Giuseppe e i nostri santi protettori. Amen!

Auguri di santa Pasqua a tutti voi, a tutte le comunità della Diocesi, a tutti coloro che ci hanno seguito attraverso la rete di internet.

Auguri a tutti i sacerdoti che oggi hanno rinnovato i loro impegni, in particolare: a don Corrado per il suo 50° di ordinazione presbiterale; don Sergio e don William per il loro 25°; don Oliviero e don Domenico Villani per i primi 10 anni.