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«Fratelli tutti», da San Francesco a Papa Francesco per vivere il Cielo

«Fratelli tutti» entra nelle nostre case e parrocchie, quasi in punta di piedi, la nuova enciclica di Papa Francesco. (Cfr. Mt 13, 31-32) Il nuovo documento, che non tradisce lo stile del Papa semplice ma incisivo, vuole far corona ai primi due testi che, Egli, ci ha donato nel corso del suo pontificato: Evangelium Gaudium e Laudato sì. Il titolo, chiaramente ispirato alla lettera, testamento spirituale, che San Francesco invia ai suoi figli, ci spiega la natura di questo documento, che non lontano dai primi due, vuole mettere al centro la persona e le relazioni che tra queste si generano. Certamente un carattere tipologico della persona umana è la fraternità. In natura non abbiamo esempi simili; troviamo il branco, il quale ha come fine la difesa della specie, abbiamo la simbiosi e il parassitismo, i quali, sono molto lontani, dalla più umana, fraternità. Tutto questo ci dice la nostra unicità rispetto agli esseri viventi che coabitano con noi la terra, ma ancor più, ci chiede di salvaguardare questa fraternità, facendola crescere e fruttificare. Il documento del Papa, come Lui stesso ha riferito, è frutto del periodo di pandemia; abbiamo vissuto, e purtroppo viviamo ancora, un periodo faticoso e contrassegnato da numerose difficoltà, tuttavia, ciò che non ci deve mai abbandonare è la speranza di aver qualcuno accanto che ci sostiene, ci consola e ci accompagna a rialzarci e camminare. Chi è questo qualcuno se non chi mi è prossimo, chi mi è fratello? Il grido di Caino:«sono forse il custode di mio fratello?» (Gn 4,9) è purtroppo un grido che troppo spesso, ancora, facciamo nostro. Accecati dai nostri egoismi, cerchiamo di prevaricare l’altro, facendo finta, semplicemente che non esiste. Il Papa, riprendendo il Vangelo, buona novella, ci insegna che non è questa la via della santità. Non è questa la via che ci ha tracciato Gesù Cristo.

Riprendendo la vita di San Francesco, e soprattutto lo storico incontro, con il sultano Malik-al-Kamil, il Papa, ancora una volta, ci vuole ricordare la vita buona del Vangelo. Ci ricorda come la nostra fede non può essere legata soltanto a pratiche devozionali, a like sui social come fossero candele accese sotto un’immagine sacra. Siamo chiamati a spendere totalmente la nostra vita per il Vangelo e perciò per costruire la comunione con l’altro, sforzandoci di vivere quella fraternità e quell’amicizia di cui, oggi come ieri, ha tanto bisogno il mondo.

Il testo, che il Papa ci presenta, vuole essere un inizio nuovo. Un riprendere la nostra vita e scoprire, nella bellezza del noi, la condivisione di un evento gioioso che mi accade; il supportarci vicendevolmente nelle situazioni difficoltose; nel sopportare pazientemente quella situazione che ora non capisco ma che so mi aiuterà a crescere. Significa, in altre parole, rimettere al centro la sua persona con i suoi bisogni e con i suoi limiti ma che certamente fatta a «immagine e somiglianza di Dio». (Gn 1,26-28) Possiamo, allora, scoprire come l’evento di questo testo si situi esattamente all’opposto di quelle notizie, che purtroppo, riempiono quotidianamente i nostri giornali: omicidi, razzismi e schiavitù di ogni genere.

Il pontificato di Papa Francesco, ricco di novità, ci ha fatto capire, ancora meglio, come Dio non guarda le apparenze, non si serve degli schemi umani per farsi conoscere; gli incontri con i maggiori capi religiosi del mondo, hanno fatto sì, che l’unica azione che guidi il suo pontificato, e perciò i nostri cuori, sia quella del dialogo. Attraverso i suoi gesti, le sue parole, i suoi sguardi ci fa intuire, ogni giorno, come Dio, nella persona del suo Figlio Gesù, ci chiami veramente «suoi amici» e «fratelli». (Cfr. Gv 15,15; Gv 20,17)

Come sarà, allora questo post loockdown? Ripartire da «Fratelli tutti» significa dare un taglio nuovo alla nostra vita. Lo sappiamo bene, la fraternità è una caratteristica peculiare della Chiesa (Cfr. At 2) che non ha il suo inizio da Papa Francesco o da questa lettera; tuttavia, oggi siamo chiamati a riscoprirla e a viverla con le categorie che caratterizzano la nostra stessa vita. Significa, perciò, restaurarla, non tanto per farne un pezzo da museo, ma perché sia l’habitus vivendi dell’uomo contemporaneo e «costruire» un pezzo di Cielo già oggi.

Giacomo Tarullo

LETTERA ENCICLICA FRATELLI TUTTI DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA FRATERNITÀ E L’AMICIZIA SOCIALE

 

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