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Corpus Domini: Santa Messa e Processione Eucaristica

Dopo due anni di sospensione a causa del Covid, giovedì 16 giugno è tornata a Sulmona la processione del Corpus Domini per le vie della città. Dopo la celebrazione della Santa Messa, dalla Cattedrale di San Panfilo è partita la processione eucaristica che ha raggiunto la parrocchia di San Francesco di Paola dove il vescovo ha impartito la benedizione finale.

Alla celebrazione e alla processione hanno partecipato tantissimi fedeli, felici di poter vivere nuovamente questo importante momento di vita ecclesiale, le Confraternite diocesane, i sacerdoti, le religiose ed i religiosi diocesani, ed un gruppo di fanciulli che ha ricevuto quest’anno la prima comunione.

L’Eucarestia è il centro della vita cristiana, il cuore della vita della Chiesa e di ciascun credente. Torniamo, dunque, al gusto del pane: spezziamolo con gratitudine e gratuità, più disponibili a restituire e condividere.

L’omelia del vescovo Michele Fusco

L’Eucarestia è il centro della vita cristiana, il cuore della vita della Chiesa e di ciascun credente. Quando durante il periodo del Covid non abbiamo potuto celebrare insieme e si partecipava alle celebrazioni attraverso la televisione oppure on line, abbiamo sperimentato che la nostra esperienza cristiana aveva perso qualcosa di centrale. Abbiamo avvertito il desiderio di ritornare in presenza a celebrare l’Eucarestia, anche se tanti ancora trovano difficolta a ritornare in Chiesa. La festa del Corpus Domini chiama tutta la comunità cristiana a tornare al gusto del pane, così come recita il tema del prossimo Congresso Eucaristico a Matera, desiderosi di condividere il pane della Chiesa che vogliamo sinodale e profondamente eucaristico. 

Il Vangelo ci presenta Gesù che parla alle folle, guarisce i malati che gli portano e, mentre si trova in cammino con i suoi discepoli, giunge la sera. La folla che lo segue è molta, si parla di cinquemila uomini; così si accorgono che c’è l’esigenza di ristorarsi, è tempo di cena. Durante tutta la giornata i discepoli avevano visto Gesù guarire, incoraggiare, sostenere i più deboli, avevano assistito a tanti miracoli. Ora di fronte a questa situazione vivono momenti di incertezza, di panico, non sanno cosa fare, hanno solo cinque pani e due pesci. Allora propongono di congedare la folla. A tale proposta Gesù dice: Voi stessi date loro da mangiare.

In questa situazione Gesù dà un grande insegnamento ai suoi: davanti ai bisogni della gente non occorre fuggire.

Non possiamo soltanto invitare le persone al dialogo, alla catechesi, a momenti di ascolto, ma è necessario porre attenzione alla fame, alle inquietudini, non soltanto la fame di pane ma anche quella più profonda di senso, di amore, di vita. A volte siamo tentati di scappare di fronte alle tante esigenze che emergono, ci sentiamo impotenti, forse perché vogliamo fare da soli, senza l’aiuto di Gesù e senza la comunità dei fratelli. Di fronte alle necessità delle persone, alla fame della folla, la risposta di Gesù, non è quella di lasciarli andare ma di dare noi stessi, nel concreto, di dare la nostra vita, come ha fatto Lui, dando tutto se stesso per noi.

Il Maestro ora dispone cosa bisogna fare, la sua Parola diventa la strada da seguire per trovare una risposta a questa situazione inaspettata. Gli apostoli seppure perplessi ascoltano e seguono quanto il Maestro dice di fare. Non è Gesù che distribuisce il pane ma sono i discepoli, Lui prende quel poco che hanno, frutto del lavoro dell’uomo, lo fa diventare cibo per tutti. Prende la nostra povertà e la moltiplica. Perché ci sia l’Eucarestia serve il nostro apporto, Gesù non fa tutto da solo, prende del nostro, quel poco che abbiamo e lo dona per tutti. 

Ritorniamo a gusto del pane, ritorniamo a sederci tutti insieme a mensa con Gesù tra noi, nel ritrovarci ogni domenica. Avvertiamo che l’Eucarestia domenicale dove ogni comunità si ritrova settimanalmente è la sorgente, la fonte e il culmine, come dice il Concilio (LG), di ogni agire ecclesiale. Se Chiesa e Sinodo sono sinonimi, come affermava Giovanni Crisostomo, entrambi hanno nell’Eucaristia la fonte della comunione, il principio della missione e il sostegno per il cammino.

Non si può camminare insieme e non possiamo dire di fare sinodo, se non condividiamo lo stesso pane e la stessa mensa eucaristica. L’Eucarestia è per tutta la comunità il luogo dove si impara a fare sinodo, dove ci si pone in ascolto del Maestro. L’assemblea eucaristica non ha come unico obiettivo quello di nutrirci del Pane di vita, il corpo di Cristo, ma perché questo possa avvenire, ci chiede di compiere un cammino come assemblea, tutti insieme, scandito dalla preghiera, dall’ascolto, dalla lode, senza il quale nulla accade. Se gli apostoli non avessero ascoltato Gesù e fatto quello che Lui indicava non avrebbero avuto tra le mani quel pane da distribuire.  Non vivo pienamente da discepolo se non agisco secondo quello che Gesù mi dice nella sua Parola, non c’è piena Eucarestia se non impariamo ad accogliere il fratello che incontro all’assemblea domenicale,

A volte corriamo il rischio di un individualismo eucaristico, di vivere l’eucarestia come un sacramento individuale, anche se partecipo con altri fratelli alla celebrazione difatti la vivo da solo, senza un coinvolgimento nella comunità, quindi senza una comunione effettiva. In modo anonimo, pensando solo al mio rapporto con Gesù, senza accogliere i fratelli che condividono la stessa mensa. In questa prospettiva diventa difficile aprirsi a camminare insieme. Ritorniamo, allora, al gusto del pane, condiviso, spezzato insieme. In questo ultimo anno abbiamo cercato di percorrere come popolo di Dio un percorso sinodale, di fare sinodo, di metterci in ascolto della Parola di Gesù, sotto l’azione dello Spirito, per fare discernimento e porci insieme sulla strada tracciata dal Maestro. Non sono mancate le difficoltà certo, ma abbiamo assaporato la bellezza del condividere il cammino di fede, nel raccontare la vita e nello spezzare insieme il pane della fraternità.

Ritorniamo al gusto del pane nello scoprire la bellezza del fratello che cammina con me, che mangia alla stessa mensa eucaristica, il corpo di Cristo, e che con me, e con tutti, diventa Chiesa, corpo del Signore. Senza il fratello non sono Chiesa, senza la Comunità sono da solo, se non vivo l’esperienza della comunione percorro un cammino solitario e individualista e non potrò fare l’esperienza del sinodo che è una profonda esperienza ecclesiale. Come affermava San Giovani Paolo II occorre educarsi alla “capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo mistico, dunque, come « uno che mi appartiene », per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia”.

Ritorniamo al gusto del pane, intorno al banchetto eucaristico, consapevoli che partecipando pienamente alla mensa del Signore, ci sentiremo autentici discepoli e capaci di farci noi stessi cibo per la comunità, donando il pane della misericordia e dell’amore ai fratelli. Cresceremo così: “nella capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un «dono per me», oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. ….. tanto da saper «fare spazio» al fratello, portando «i pesi gli uni degli altri»”. (NMI 43)

In questa Eucarestia accogliamo con grande fede il dono del Corpus Domini, con semplicità spezziamo il pane dell’amicizia, gustiamo con gioia questo dono del cielo per ritornare alle fonti dell’esperienza dei primi cristiani, per sentire il calore della fraternità, per rivivere la grandezza della condivisione, per tornare alla fragranza delle cose autentiche, al calore del vicinato, alla grandezza della fede.

Carissimi, dopo aver accolto la Parola, tra poco ci sazieremo del Pane del Cielo, dell’Eucarestia, che riceviamo per diventare dono per i fratelli. Porteremo poi per le strade Gesù Eucarestia, cammineremo insieme in processione, porteremo solennemente agli abitanti di questa città Gesù pane vivo e reale. Questo andare per la città, divenga lo stile delle nostre comunità parrocchiali chiamate a portare a tutti Colui che può moltiplicare le nostre povertà e farle diventare risorse per l’intera società. 

Maria, Madre di Dio, Arca della nuova alleanza, che in visita a Sant’Elisabetta ha portato nel suo grembo Gesù per la regione montuosa di Giuda, sostenga il nostro cammino per le strade della nostra città e faccia sussultare di gioia ogni uomo e ogni donna che volgerà il suo sguardo a contemplare Gesù Eucarestia.