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Concluse a Popoli le giornate giubilari dedicate a San Nunzio Sulprizio

Venerdì 25 settembre si sono concluse a Popoli le giornate giubilari dedicate a San Nunzio Sulprizio, in occasione del Bicentenario della sua Cresima, con la Santa Messa Solenne celebrata da S. E. Mons. Michele Fusco.

I resti mortali del giovane, che da lunedì 21 si trovavano nella Chiesa di San Francesco, hanno fatto ritorno al Santuario di Pescosansonesco (PE) scortati dagli “angeli di San Nunzio”, che da sempre lo accompagnano in processione o in trasferta.

Numerosi i devoti accorsi in questi giorni a venerare il Santo anche dai paesi limitrofi, approfittando della possibilità di lucrare l’Indulgenza Plenaria, benevolmente concessa dal Santo Padre Francesco attraverso un Decreto della Penitenzieria Apostolica.

La Chiesa, la cui capienza è stata ridotta nel rispetto delle norme igieniche vigenti in tempo di pandemia, non è riuscita a contenere tutti i fedeli, che hanno seguito la Celebrazione anche dalla piazza antistante e tramite le dirette streaming trasmesse sui social.

“Abbiamo vissuto una settimana intensa – ha detto il Vescovo durante l’Omelia – e ci siamo messi in ascolto di un testimone, San Nunzio, che con la sua vita continua a parlare e continua a testimoniare le scelte fatte nei pochi anni della sua vita. Continua a dirci che la sua vita ha avuto un chiaro orientamento nel seguire Gesù: lui ha seguito il suo Maestro.”

“Cosa rimarrà di questi giorni?”, ha proseguito. “Lasciamoci guidare dal Vangelo che abbiamo ascoltato. Gesù cerca di indagare, di capire cosa la gente pensa di lui («Le folle, chi dicono che io sia?»). Le risposte degli Apostoli sono insufficienti. Poi Gesù chiede agli Apostoli «Ma voi, chi dite che io sia?» e abbiamo ascoltato la risposta pronta di Pietro: «Il Cristo di Dio». Una risposta sufficiente, precisa, esatta. Non sappiamo quali parole potrebbe dire San Nunzio, se gli chiedessimo chi è stato per lui Gesù, ma certamente sappiamo che nel suo cuore bruciava una passione straordinaria per il Signore, perché anche nella sofferenza ha continuato a professare la sua fede. Potrebbe aver risposto quello che abbiamo ripetuto nel Salmo, “Benedetto il Signore, mia roccia”: il Signore è il punto fermo sul quale costruisco la mia vita.

[…] A Gesù non basta che gli Apostoli dicano “sappiamo che tu sei il Cristo”. Occorre seguirlo, occorre nei fatti professare la nostra fede. Non si salva chi conosce Gesù, ma chi lo segue come ha fatto san Nunzio. Non basta proclamare “Credo”, bisogna camminare dietro di lui. E Gesù nel Vangelo ha presentato anche a noi la croce: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua». Dopo la risposta di Pietro, Gesù rivela ai discepoli quale sarà il suo percorso: il cammino della Pasqua. Sarà chiamato alla passione, morte e Resurrezione. Anche noi siamo chiamati, dopo aver professato la nostra fede a metterci in cammino dietro a Gesù perché lui diventi sempre più il fondamento della nostra fede.

[…] San Nunzio aveva capito che la vita non va conservata, ma donata, non preservata, ma spesa per un bene più grande. Ha corso il rischio di perdere sé stesso per seguire Gesù. Se vogliamo salvarci occorre perdersi, spendersi, donarsi. Se restiamo ancorati a noi stessi, ai nostri desideri, ai nostri bisogni, non arriveremo da nessuna parte, anzi troveremo insoddisfazione e noia. L’invito è di arrivare con san Nunzio alla pienezza della vita, a seguire i veri valori, a sbilanciarci per Gesù come ha fatto lui.

Nella prima lettura abbiamo ascoltato: “C’è un tempo per nascere e un tempo per morire… c’è un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.” (Qo 3,1-11) Sembra che parli del nostro tempo, di questa pandemia. Sappiamo leggere questo tempo particolare che stiamo vivendo? Di fronte a questa situazione sappiamo dare una risposta da cristiani? Ci siamo scoperti fragili, un piccolo virus ha creato incertezza, ma quando tutto crolla, noi cristiani possiamo dare una risposta al mondo, alla società: Cristo è la nostra forza, il Signore è la nostra vita. Ci hanno chiesto di vivere distanziati, dobbiamo preservare la nostra salute. Vogliamo distanziarci “fisicamente”, ma non “socialmente”. Di fronte a questo distanziamento abbiamo scoperto la fraternità. Di fronte alle distanze proclamiamo che siamo fratelli. Questa pandemia ha creato tante disuguaglianze, povertà, disoccupazione, ma noi come cristiani crediamo nella solidarietà, nell’aiutarci e sostenerci gli uni gli altri. E quando non siamo venuti in chiesa per pregare, abbiamo scoperto la bellezza di pregare in famiglia. Allora seguire Gesù come san Nunzio vuol dire mettersi in cammino, scomodarsi per Cristo, prendere la nostra croce, abbracciarla con il sorriso e sostenerci a vicenda. Insieme con Gesù, che non ci lascia mai soli, potremo affrontare tutte le difficoltà, anche quelle che stiamo vivendo ora, sicuri che Lui, anche per intercessione di San Nunzio, non ci abbandonerà, ma ci sarà vicino, ci sosterrà e ci darà il suo aiuto.”

Con la marcia festosa della banda a fare da cornice, la folla, visibilmente commossa, ha salutato il giovane San Nunzio, che sulle note dell’Inno a lui dedicato è uscito dalla chiesa e tra gli applausi ha fatto ritorno al suo paese natale.

 

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