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“COME È BELLO STARE QUI”: QUANTO È GRANDE IL MISTERO DELLA BELLEZZA!

Sembra inusuale e fuori luogo parlare di bellezza nell’ambito spirituale. È un tema che, a prima vista, sembra specifico dell’estetica o dell’etica. Forse, una riflessione sulla bellezza potrebbe essere indotta dalla diffusa “cultura dell’apparenza” che alimenta il mercato del trucco e delle maschere per apparire sempre più belli e senza difetti. Ricevere complimenti, essere oggetto di attrazione lusinga e, per certi versi, è più che normale. Parlare di bellezza, allora, fa pensare ai canoni estetici correnti, al rispetto delle regole artistiche, all’attrazione, al fascino. Rimanda al corpo e alle cose come oggetti di attrazione, di splendore, di ammirazione, di stupore e di meraviglia. Rinvia, in ultima analisi, all’esteriorità, alle modalità per colpire la vista, i sensi, suscitando compiacimento e soddisfazione. Dal punto di vista etico, invece, si può affermare che bellezza evochi la perfezione, fa pensare al rispetto delle norme, alla ricerca della rettitudine di vita, all’eccellenza morale. In ambito spirituale, però, sono necessarie ulteriori riflessioni perché la vera bellezza ha a che fare con l’interiorità dell’uomo più che l’esteriorità che, comunque, non va disprezzata. Non ci si può fermare allo stupore per il creato, né alla fede emotiva nei confronti di un sacramento ricevuto per la prima volta, né alla meraviglia per una scoperta e nemmeno alla gioia che accompagna i primi tempi della donazione al Signore. La bellezza apre alla tenerezza, alla verità, alla bontà, e soprattutto conduce alla santità divina (Sal 25, 8; 27, 13).  La bellezza non è un momento di estasi e neanche un mistico e incomprensibile fenomeno che poi svanisce perché fine a stesso. Nel racconto della trasfigurazione di Gesù secondo Marco, l’apostolo Pietro, spaventato e smarrito, esprime comunque i suoi sentimenti di fronte ad una realtà sopranaturale: “Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne …”. Tutto sembra surreale: Gesù trasfigurato davanti ai loro occhi, con vestiti bianchissimi, è circondato da Mosè e Elia su un alto monte. Pietro, avrebbe voluto che quel momento durasse e diventasse stabile, permanente. Però, dovranno prima scendere dal monte dopo l’avvenuta trasfigurazione. In questo contesto, la bellezza pare attraversare le bruttezze per configurale con il Bello. Dal Bello, persino il brutto può essere trasformato fino ad attirare, colpire, rivestire del nuovo. Con Gesù, si passa dalla sfigurazione, la bellezza sfigurata dalla bruttezza del dolore come per il Servo di YHWH di Isaia, alla bellezza trasfigurata dal Volto luminoso del Risorto. La bellezza arriva solo al termine di un cammino in salita, accompagnati e guidati dal Maestro. È uno stato che si cerca di raggiungere da discepolo fedele. Il Maestro trasfigurato non sarà più Colui che mette paura ma Colui che rassicura, attrae e fa risplendere il suo volto. L’Amato del Padre va visto come causa della trasformazione del suo seguace. È lui l’Artigiano principale che sforma per formare, che prende le brutture dell’umanità del discepolo per lavarle e ristabilire lo splendore del battesimo. La bellezza, prima di realizzarsi nello stare davanti al volto dell’Uomo trasfigurato, passa attraverso l’umiliazione e la croce dell’Uomo sfigurato dalle miserie del peccatore. È il termine del viaggio dell’Uomo del dolore, ovvero, premia la fatica di andare dietro Lui. Aveva ragione Dostoevskij quando scriveva che “la bellezza salverà il mondo”. Proviene dall’Amore e ne è il frutto. Il discepolo può vivere la bellezza quale riflesso della santità di Dio!

Nel battesimo di Gesù al fiume Giordano, la voce celeste del Padre lo presenta come il Figlio amato che va ascoltato. Nel Figlio trasfigurato, risplende dunque la bellezza del Padre, il suo volto, la sua luce. Nella vita cristiana la bellezza consiste, quindi, non tanto nel lasciarsi affascinare momentaneamente dal fulgore di Gesù quanto nell’ascoltare la sua voce e praticare la volontà del Padre. La bellezza non è volontà di controllare una situazione e di stabilirsi in uno stato sconvolgente oppure incantante come lo vorrebbe fare Pietro.

Suggerisce una fede attiva, impegnata, che segue Gesù nella salita al Getsemani per rimanere con Lui non sulla croce, ma per condividere la gioia della sua Risurrezione, già annunciata nella Trasfigurazione. La bellezza consiste, quindi, nel riflettere la gloria di Dio manifestata in Gesù e nel tendere ad essa. È chiamata all’incontro con la figura luminosa di Gesù per esserne il raggio che illumina l’oggi della storia. Il cristiano trova la bellezza nello stare davanti a Gesù eucaristia, nell’accogliere un bambino nel suo nome, nell’immedesimarlo nel povero. Consiste nello stare davanti al volto di qualcuno, in sua compagnia per risplenderne la gloria, come canta appunto il salmista: “Guardate a Lui e sarete raggianti” (Sal 34, 6). È un lasciarsi trasfigurare dal fulgore del Risorto e vivere il corpo come un mistero che scaturisce da Dio, somma Bellezza, per esserne immagine. È contemplazione di una verità assoluta, quella che da senso a tutto, fa valutare tutto in vista di quella luce. La bellezza sollecita ogni cristiano ad essere trasfigurato per divenire una teofania protesa alla visione della Luce eterna.

don Giuseppe Mazola