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Chiamati alla santità, missionari di sinodalità. Omelia della solennità di san Panfilo vescovo, patrono della città e diocesi di Sulmona

Nel cuore del tempo pasquale la nostra chiesa diocesana ricorda e celebra il suo santo patrono Panfilo, vescovo della diocesi di Sulmona. Di seguito l’omelia che il vescovo Fusco ha pronunciato nel pontificale della sera, concelebrato dai presbiteri della città e della diocesi di Sulmona.

La prima lettura, tratta dagli Atti, ci presenta gli apostoli, con a capo Pietro, che annunciano senza timore la buona notizia del Regno, non sono più oppressi dalla paura come quando erano nel cenacolo, ma si presentano coraggiosi, sereni. Gesù è già asceso al cielo e gli apostoli hanno ricevuto lo Spirito Santo. Essi incontrano l’opposizione del Sinedrio e delle istituzioni del tempo. I discepoli sperimentano la stessa sorte del maestro. Gesù aveva preannunziato che allo stesso modo in cui avevano perseguitato Lui sarebbero stati perseguitati anche loro. Sono fustigati e imprigionati, ma i discepoli hanno il coraggio di sopportare la sofferenza. Così come racconta San Paolo nella seconda lettura: “Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa”.

Ogni discepolo segue il suo maestro, le sue orme; lo guarda come il modello da imitare. Ogni uomo e donna chiamato a seguire Gesù è, perciò, chiamato a stare a stretto contatto con lui: agire e amare come lui. Il nostro san Panfilo ha operato nella sua vita una scelta chiara, discostandosi dalla fede pagana della sua famiglia e con coraggio accoglie la chiamata del Signore e lo segue. Si racconta che era figlio di un pagano che lo ripudiò quando lui si convertì al cristianesimo. Si narra che per questo lo sottopose a una prova: scendere da un carro su un dirupo. Ci riuscì e in seguito fu acclamato alla guida della diocesi.

Chi vuole seguire Gesù deve mettere in conto che essere suoi discepoli comporta il dover affrontare molte prove, anche sofferenze, ma ogni discepolo sa che mai sarà lasciato solo dal suo Signore, così come abbiamo pregato con il salmo responsoriale: Ascolta, Signore, il grido del povero. San Paolo è così immedesimato a Cristo che ritiene di continuare nella sua carne i patimenti di Cristo, tutto sopporta a favore della Chiesa. È consapevole che la sua sofferenza non è vana, ma continua nel suo corpo l’opera della salvezza iniziata dal Maestro che prosegue nei discepoli.

La risposta degli apostoli e di Pietro di fronte al Sinedrio è chiara e netta: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei vostri padri ha risuscitato Gesù… E di questo noi siamo testimoni”. Pietro che durante la passione aveva rinnegato Gesù, ora dopo aver fatto l’esperienza della prigione, davanti al tribunale che gli ordina di non parlare più di Gesù, risponde con coraggio di voler rimanere fedele a qual mandato di continuare a predicare nel nome di Gesù. Come Pietro, così anche il Vescovo Panfilo, con forza con coraggio lotta contro chi vorrebbe farlo tacere, bloccare la sua predicazione. Tutti quelli che seguono Cristo non temono per la loro vita ma sono chiamati con audacia e senza timore ad affermare la propria libertà fondata sull’obbedienza a Dio e sulla ferma volontà di aderirvi con tutto se stessi. Un grande insegnamento e incoraggiamento per noi discepoli di oggi, ad aderire a Dio totalmente, ciò vuol dire che di fronte a situazioni, ambienti, ideologie, cultura dominante, che vorrebbe imporre con forza le loro posizioni su di noi e la nostra fede, continueremo a dire come gli apostoli, e con il nostro San Panfilo: occorre obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.

Dove gli apostoli e i discepoli hanno trovato la forza per opporsi e continuare la loro missione? Giovanni il Battista nel Vangelo parla di Gesù dicendo che “Colui, infatti, che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito”. Tutti quelli che seguono Gesù hanno ricevuto da lui lo Spirito. Così come anche Pietro afferma che chi obbedisce a Dio hanno ricevuto lo Spirito Santo. Questa la consapevolezza, la forza che guida Pietro e ciascun discepolo, essi sanno di aver ricevuto un dono immenso: lo Spirito santo, lo stesso spirito che ha guidato Gesù e con lui ogni discepolo e perciò san Panfilo.

Quegli apostoli che erano bloccati e impauriti nel cenacolo ora sono forti e coraggiosi grazie allo Spirito che opera in loro. Oggi altri come Pietro e Panfilo, umili e semplici discepoli del Risorto sostenuti dallo spirito, trovano il coraggio di proporsi con una testimonianza scomoda ma necessaria perché il mondo creda e possa sconfiggere il male.

San Paolo è cosciente di aver ricevuto una missione da Dio: “di portare a compimento la parola di Dio”. Ed è per questo motivo che “mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza”. Come Gesù, come gli apostoli così ogni discepolo ha la chiara coscienza di avere una missione ricevuta dall’alto che nessuno può fermare, né le persecuzioni e neppure la morte.

Qual è la missione che oggi lo Spirito affida alla nostra Chiesa di Sulmona – Valva per essere veri discepoli del Signore? Cosa lo Spirito sta dicendo alla nostra Chiesa?

Lo sappiamo molto bene questa strada si chiama SINODO. Lo abbiamo ripetuto più volte: “Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”.

Il sinodo è una grande opportunità per camminare insieme, un’occasione per rivedere il nostro stile pastorale, il nostro modo di evangelizzare sulla scia del Concilio Vaticano II e proiettarci verso le sfide di questo nostro tempo. Abbiamo sperimentato in questi mesi la bellezza di sederci gli uni accanto agli altri per ascoltare lo Spirito, aprire il cuore alla Parola, e accogliere quanto abbiamo da dirci. Un tempo bello e fecondo di cui non vogliamo perdere i frutti raccolti.

Ci sono però dei rischi di cui occorre tener conto, che potrebbero minare tutto il cammino fatto. Papa Francesco ne sottolinea tre:

– il rischio del formalismo:ridurre il Sinodo a un evento straordinario, di facciata . . . Invece il Sinodo è un percorso di effettivo discernimento spirituale, che non intraprendiamo per dare una bella immagine di noi stessi, ma per meglio collaborare all’opera di Dio nella storia”.

– Un secondo rischio è l’intellettualismo: “far diventare il Sinodo una specie di gruppo di studio, con interventi colti ma astratti sui problemi della Chiesa e sui mali del mondo; una sorta di “parlarci addosso”,… finendo per ricadere nelle solite sterili classificazioni ideologiche e partitiche e staccandosi dalla realtà del Popolo santo di Dio, dalla vita concreta delle comunità”.

– Terzo rischio l’immobilismo: “siccome «si è sempre fatto così» … è meglio non cambiare. Chi si muove in quest’orizzonte, anche senza accorgersene, cade nell’errore di non prendere sul serio il tempo che abitiamo. Il rischio è che alla fine si adottino soluzioni vecchie per problemi nuovi: un rattoppo di stoffa grezza, che alla fine crea uno strappo peggiore”.

San Panfilo sostenga la nostra chiesa a essere tutti autentici discepoli, come Pietro, come gli apostoli. Oggi siamo noi, seppur fragili come Pietro, a essere investiti della forza dello Spirito Santo. Convinti di aver ricevuto una missione difficile certo ma non impossibile, semmai contestata ma attesa inconsciamente da chi la rifiuta.

La forza interiore dello Spirito, che ha guidato da sempre ogni discepolo di Gesù, che ha guidato san Panfilo tra le tante difficoltà che ha incontrato, ci sostenga e illumini il cammino sinodale della nostra Chiesa.

Vieni, Spirito Santo. Tu che susciti lingue nuove e metti sulle labbra parole di vita, preservaci dal diventare una Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire. Vieni tra noi, perché nell’esperienza sinodale non ci lasciamo sopraffare dal disincanto, non annacquiamo la profezia, non finiamo per ridurre tutto a discussioni sterili. Vieni, Spirito Santo d’amore, apri i nostri cuori all’ascolto. Vieni, Spirito di santità, rinnova il santo popolo fedele di Dio. Vieni, Spirito creatore, fai nuova la faccia della terra. Amen.